Wise Society : Di fronte ai bambini ogni forma di razzismo scompare
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Di fronte ai bambini ogni forma di razzismo scompare

Secondo uno studio redatto da due ricercatrici dell’università Bicocca di Milano di fronte a un «infante» la risposta emotiva degli adulti è sempre di tenerezza.

Fabio Di Todaro
5 maggio 2017
razzismo, bambini, tenerezza, etnia

Razzismo: secondo un recente studio non scatterebbe nel cervello degli adulti che incrociano lo sguardo di bambini piccoli, Image by iStock

Tra grandi, ci bastano pochi secondi incrociare le sguardo per pochi secondi con un’altra persona, per percepirla più o meno vicina: in base ai tratti e al colore della sua pelle. Ma quando guardiamo negli occhi dei bambini quello che viene chiamato «effetto Ore» – da other race effect – scompare. O meglio: non si manifesta effetto. Che di fronti a noi capiti un bambino «afro» o con gli occhi a mandorla, la risposta tende a essere sempre la stessa: un sorriso, un senso di tenerezza, magari il desiderio di abbracciarlo. La volontà di proteggerlo prescinde dalla sua appartenenza, cosa che invece non si verifica tra coetanei adulti.

UNA RICERCA COMPLESSA PER UN RISULTATO «INCORAGGIANTE» – Di fronte ai bambini, dunque, ogni forma di razzismo tende ad attenuarsi, se non proprio a scomparire. La notizia giunge da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica «Neuropsychologia», redatta da due ricercatrici dell’università Bicocca di Milano: Alice Mado Proverbio e Valeria De Gabriele. Le psicologhe hanno constatato che di fronte a un «infante» – intendendo come tale un bambino di età compresa tra sei mesi e tre anni – la risposta emotiva è sempre di tenerezza. «Il motivo risiede nella loro caratteristiche pedomorfiche che includono testa grande rispetto al corpo, occhioni, guance paffute, boccuccia e nasino piccoli», spiegano le due autrici della ricerca, condotta chiedendo a diciassette studenti universitari di etnia caucasica di decidere se un bersaglio lateralizzato era in posizione verticale o invertita. Nello stesso momento, veniva registrata la loro attività elettrica cerebrale. Gli obiettivi erano preceduti da quattrocento volti di bambino o adulto (caucasici o non) messi a confronto, visualizzati per cinquecento millisecondi nella stessa (o in un’altra) posizione, agendo così da spunti spaziali. È risultato che tutti i partecipanti erano significativamente più veloci nel decidere circa l’orientamento corretto quando il bersaglio era preceduto da un volto infantile, a prescindere dall’ etnia. «Questo dimostra come l’attenzione visiva fosse letteralmente catturata dal cosidetto baby schema». Indipendentemente dall’etnia del bambino. I potenziali evocati registrati sulla regione prefrontale del cervello erano inoltre di maggiore ampiezza di fronte alle foto di volti di bambino rispetto a quelle degli adulti.

DALLA VISIONE DEI BAMBINI UNO STIMOLO AI CIRCUITI DEL PIACERE – I dati di ricostruzione del generatore bioelettrico all’interno del cervello hanno mostrato come l’immagine dei bambini piccoli stimolasse la regione orbito-frontale del cervello, dove studi precedenti hanno localizzato il circuito del piacere, ricco di recettori per l’ossitocina, neuro-ormone alla base dei processi di attaccamento affettivo. «Questi dati dimostrano come il cervello umano sia programmato per prendersi cura dei piccoli di qualunque etnia – commenta Mado Proverbio -. Questa informazione razziale viene ignorata totalmente dal cervello se si tratta di bambini, mentre agisce come un pregiudizio se si tratta di adulti. Il piacere e la tenerezza che proviamo spontaneamente alla vista dei bambini piccoli è frutto di un meccanismo cerebrale innato per assicurare protezione e sopravvivenza ai piccoli non-consanguinei, di qualunque gruppo etnico umano».

Twitter @fabioditodaro

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