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Le piante aliene esotiche si diffondono anche in Italia

Fra i problemi causati da queste specie, in particolare se invasive, vi sono quelli legati alla salute come nel caso delle allergie e delle irritazioni cutanee

Fabio Di Todaro
28 marzo 2018

Non soltanto specie animali, ma pure specie vegetali. Il riscaldamento del Pianeta sta portando con sé una serie di conseguenze, tra cui la diffusione di specie viventi a latitudini prima sconosciute. A più riprese ci siamo occupati degli animali «alieni», soprattutto in ambito marino. Adesso, dopo un lavoro durato quasi dieci anni, è stato pubblicato anche l’elenco aggiornato delle piante aliene (o esotiche) che diffusesi spontaneamente in Italia. Il risultato è frutto di una ricerca corale realizzata grazie alla collaborazione di 51 ricercatori coordinata da un gruppo di studiosi fra cui Lorenzo Peruzzi, professore di botanica sistematica dell’Università di Pisa.

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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Plant Biosystems» in Italia vivono 8195 specie e sottospecie autoctone e 1597 piante aliene. Nella foto una di queste, il fico degli Ottentotti che cresce nelle coste rocciose, Foto: Emanuele/Flickr

UN SALDO NEGATIVO – Dal dossier emerge che, a fare da contraltare alle 8195 specie e sottospecie autoctone, nel nostro Paese vi sono 1597 piante aliene. Anche relativamente a questa biodiversità «negativa», l’Italia si colloca tra le nazioni con i maggiori numeri in Europa. Tra queste specie aliene, 221 risultano invasive su scala nazionale, con 14 specie incluse nella lista nera della Commissione Europea, che elenca una serie di piante e animali esotici, la cui diffusione in Europa va assolutamente tenuta sotto controllo. Fra i problemi causati dalle specie aliene, in particolare se invasive, vi sono quelli legati alla salute come nel caso delle allergie e delle irritazioni cutanee anche piuttosto gravi causate dall’ambrosia o dalla panàce di Mantegazza. Oppure danni all’agricoltura e ancora la minaccia alla biodiversità come nel caso del fico degli Ottentotti sulle nostre coste rocciose e le pesti d’acqua in canali e laghi. «La diffusione di specie aliene è un fenomeno legato al processo di globalizzazione che va attentamente monitorato – spiega Lorenzo Peruzzi -. Le regioni che presentano il maggior numero di esotiche, e quindi potenzialmente i maggiori problemi legati a fenomeni di invasione biologica, sono la Lombardia, il Veneto e la Toscana».

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Le piante aliene possono provocare allergie e irritazioni cutanee, danni all’agricoltura e possono essere una minaccia alla biodiversità, Foto: Bas Kers/Flickr

L’ATTENZIONE (DOVUTA) ANCHE AGLI ANIMALI – Le specie aliene, animali e vegetali, rappresentano una minaccia per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi, causano elevati costi economici e impattano sulla nostra vita e sulla nostra salute: le specie alloctone invasive, trasportate intenzionalmente o meno dall’uomo, sono un fenomeno in forte crescita in Europa. Negli ultimi trent’anni, secondo recenti studi, il numero di specie alloctone sarebbe cresciuto del 76 per cento, con una spesa per i Paesi europei di oltre 12 miliardi di euro all’anno. L’Italia, particolarmente vulnerabile all’ingresso delle specie aliene a causa delle sue caratteristiche geografiche e climatiche, ne ospita tremila specie terrestri, delle quali 1645 specie animali e 1440 vegetali, su un panorama complessivo di biodiversità di specie ed ecosistemi tra i più ampi. Le specie vertebrate introdotte dall’uomo causano impatti spesso estremamente rilevanti. L’opinione pubblica ha, in questo caso, una maggiore percezione del fenomeno; questa sensibilità verso i mammiferi determina anche una particolare attenzione verso gli interventi di eradicazione e controllo. Tra gli invertebrati, sono note oltre 1300 specie alloctone di cui circa 1220 terrestri e 156 d’acqua dolce sia animali che vegetali, a cui si devono aggiungere una trentina di specie parassite. Si tratta soprattutto di artropodi, dei quali più del 90 per cento sono insetti, che includono molti potenziali vettori di infezioni gravi per l’uomo.

Twitter @fabioditodaro

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