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Petrolio addio, la vanillina può essere sintetizzata dalla ferula

Al Cnr di Palermo è stato messo a punto un sistema ecosostenibile per ottenere l'aroma principe della pasticceria. «Costerà la metà, cerchiamo aziende che ci credano»

Maria Enza Giannetto/Nabu
1 luglio 2016

L'essenza di vaniglia - iStockÈ l’aroma che dona alle torte fatte in casa il loro profumo tipico. Ma probabilmente in pochi sanno che il 99% della vanillina oggi in commercio non  viene estratta dalla costosissima bacca di orchidea, ma deriva dalla sintesi chimica dell’isoeugenolo, un derivato del petrolio. Al Cnr di Palermo, il team guidato dalla ricercatrice Rosaria Ciriminna ha trovato come sintetizzare la vanillina in modo ecosostenibile convertendo, attraverso un processo di chimica verde,  l’acido ferulico in acido vanillico.

«L’acido ferulico – spiega Ciriminna – è presente, in quantità variabile, praticamente in tutti i vegetali, il suo nome deriva dalla ferula che in Sicilia chiamiamo ferla e altro non è che il finocchiaccio, endemico nelle campagne siciliane ma presente in tutto il mondo perché, legato ad altre molecole, si trova in pratica in ogni vegetale (in grande quantità in avena, grano, riso, carciofi, caffè, ma anche arance e ananas, nda) e può essere convertito in altri prodotti molto interessanti. Di per sé l’acido ferulico è un ottimo antiossidante perché la sua struttura chimica gli permette di ossidarsi al posto delle altre molecole legate e o per questo è un valido aiuto contro i radicali liberi».

Proprio per le sue proprietà biologiche, l’acido ferulico è spesso studiato in laboratorio per i possibili impieghi in vari settori, dalla farmacia all’alimentazione, ed esiste un interesse commerciale alla sua sintesi su larga scala. Lo studio del Cnr di Palermo, pubblicato su Chemistry Select, segna però una svolta anche per l’utilizzo di un processo totalmente green per la sua sintesi. «Per trasformare l’acido ferulico in acido vanillico – spiega Ciriminna – , abbiamo utilizzato come solvente l’acqua che non inquina e può essere rimessa in circolo e recuperata senza alcun problema per l’ambiente. Si tratta di processi che ci piace definire puliti perché, attraverso un catalizzatore non inquinante e la luce solare vengono agevolate conversioni chimiche che normalmente non avverrebbero o avverrebbero solo con estrema lentezza».

Ferula - iStockOggi esistono tanti processi per ricavare la vanillina, perché quella estratta dalle bacche dell’orchidea del Madagascar è davvero costosissima, e per  questo, per evitare il processo di sintesi dal petrolio si cerca ormai di utilizzare la chimica verde e i materiali ligneo-cellulosi. L’ideale sarebbe ora passare dalla scala di laboratorio a quella di produzione industriale. Per farlo serve l’attenzione di aziende che vogliano puntare sulla svolta verde di un aroma tanto utilizzato. «Le nostre stime – spiega Ciriminna – parlano anche di costi inferiori rispetto al prodotto di derivazione petrolchimica, perché se la vanillina oggi in commercio costa circa 12 euro al kg, con il nostro procedimento potrebbe costare circa la metà». Questa è una ulteriore conferma che le tecnologie verdi non solo riducono l’impatto ambientale ma possono essere davvero convenienti anche dal punto di vista economico.

«Negli ultimi anni – spiega Rosaria Ciriminna – l’interesse per le biomasse è cresciuto considerevolmente assieme a quello per le risorse rinnovabili e per una economia circolare di riutilizzo dei rifiuti. Noi abbiamo focalizzato l’attenzione sulle biomasse e sui prodotti di scarto dell’industria agricola che in Sicilia sono davvero abbondanti e che dovrebbero essere utilizzate di più.  In questo periodo, per esempio, stiamo lavorando per mettere a punto un progetto di recupero di sostanze antiossidanti dalle acque che vengono prodotte nei frantoi quando si spremono le olive. Si tratta di acque che richiedono costi altissimi per lo smaltimento perché ricchissime di sostanze organiche, ma sono proprio i polifenoli contenuti che ne fanno una vera ricchezza, normalmente, destinata ai rifiuti».

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