Wise Society : Pefc Italia: «Vi diciamo noi la la verità su Spelacchio»
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Pefc Italia: «Vi diciamo noi la la verità su Spelacchio»

L'associazione italiana che certifica la gestione sostenibile delle foreste demolisce le fake news che girano intorno alla "fine" dell'abete installato a piazza Venezia

Maria Enza Giannetto/Nabu
21 dicembre 2017
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“Spelacchio”, l’abete della Fal di Fiemme collocato come albero di natale in piazza Venezia a Roma, Foto: Ufficio stampa Pefc Italia

La PEFC Italia non ci sta. L’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale non ci sta a far passare per vere le  bufale che si sono rincorse sul web e nei media riguardo a Spelacchio, l’albero di Natale posto al centro di Piazza Venezia a Roma, ormai noto soprattutto per la sua fine “prematura”.

«È  necessario fare chiarezza su alcune caratteristiche della pianta, per evitare di semplificare un tema delicato come quello della cura degli alberi e della gestione sostenibile delle foreste di provenienza», sottolinea Antonio Brunori, segretario generale PEFC Italia. Per questo motivo, l’associazione ha raccolto e smontato le cinque falsità più diffuse relative all’albero.

A partire dal fatto che Spelacchio abbia pochi aghi perché è un larice e quindi perde le foglie d’inverno. Notizia smentita da Pefc che sottolinea come l’albero sia, invece, un abete rosso (Picea abies), specie alpina sempreverde, i cui aghi non cadono durante i mesi più freddi. È stato anche affermato che Spelacchio soffre perché ha radici sottili dopo l’estirpazione mentre i gestori delle foreste sottolineano come gli abeti di queste dimensioni vengono sempre tagliati, perché estirparli per ripiantarli non sarebbe possibile.

La vicenda di Spelacchio ha riportato anche in voga la convinzione che usare alberi veri per Natale non sia una scelta sostenibile e che sarebbe più ecologico utilizzare un albero di plastica, erroneamente considerati migliori per la tutela del patrimonio boschivo. Anche in questo caso, Pefc Italia fa notare che gli alberi di plastica derivano dal petrolio e devono poi essere smaltiti come rifiuti speciali.
«La serie di notizie errate o superficiali – dice Antonio Brunori – , provenienti anche dal mondo accademico, che hanno sommerso Spelacchio sono la testimonianza, ancora una volta, della necessità di affidare la gestione delle foreste e delle alberature solo a chi sia veramente esperto in materia».

Secondo Pefc, altra fake news diffusa in questi giorni è quella sul fatto che tagliare un albero equivalga a distruggere la Natura. Anche in questo caso, Pefc sottolinea come il taglio di alberi di questo tipo venga sempre eseguito in modo responsabile e rispettando i ritmi naturali di crescita. La pianta viene, infatti,  scelta tra quelle mature, quelle in sovrannumero e seguendo dei piani di gestione del bosco o della foresta a cui appartiene. L’albero di Piazza Venezia viene, infatti, da un bosco certificato per la sua gestione sostenibile secondo due standard internazionali, cioè FSC e PEFC. Gli abeti che vengono collocati in casa provengono obbligatoriamente da vivai o da aree ad essi dedicate in aree ad economia marginale. La scelta sostenibile è, quindi, è far si che i soldi vadano a chi gestisce la montagna piuttosto che a trasformatori di plastica spesso in altri continenti.

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Una fase delle operazioni di trasporto di “Spelacchio” dalla Val di Fiemme a Roma, Foto: Ufficio stampa Pefc Italia

Infine, a chi ha suggerito che Spelacchio “è stato dato via perché era una pianta che faceva fare brutta figura alla Magnifica Comunità di Fiemme”; Pefc risponde che la pianta era, invece, ricca di rami e aghi e il proprietario l’aveva scelta per la sua bellezza, come ha già fatto per anni per piazza Venezia di Roma. Oltre ad una possibile rovina dovuta al trasporto forse incauto, è probabile che la pianta fosse stressata per la siccità che da 12 mesi ha colpito tutta l’Italia‎ con piovosità ridotta al 50% (gli aghi di piante in queste condizioni cascano più rapidamente dopo il taglio).

«Il fatto che – conclude Brunori – la pianta ormai susciti simpatia ai romani, non rende la situazione più leggera e dovrebbe far riflettere anche sul nostro rapporto con la natura. Siamo ormai troppo abituati a vedere perfezione nei negozi e sui social network, da non renderci conto che la natura è spesso imperfetta e che va protetta e difesa, dalla cura nel trasporto di un abete alla lotta ai cambiamenti climatici».

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