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Oloturie: gli spazzini del mare a rischio estinzione

Per salvare i cetrioli di mare da bracconieri e pescatori che li esportano di frodo in Oriente arriva una petizione on line

Francesco Monaco
27 aprile 2016

Le oloturie di mare sono preda di pescatori di frodo, Image by iStockLe oloturie, organismi invertebrati che vivono sui fondali marini, sono dei piccoli «spazzini» del mare. Si nutrono della materia organica di scarto e rendono più pulito l’ambiente a tutto favore delle alghe e delle lagune della barriera corallina. Benché i pochi le conoscano, dunque, il loro lavoro è tutt’altro che trascurabile. Eppure per colpa dell’uomo rischiano di scomparire.

OLOTURIE APPREZZATE SULLE TAVOLE ORIENTALI – I saccheggi di oloturie (note anche come cetrioli di mare) dai fondali marini e oceanici vanno infatti avanti da anni. Le operazioni, iniziate nel Pacifico, nel sud-est Asiatico e nell’oceano Indiano, sono oggi d’attualità anche in Italia. Numerosi sono stati i sequestri effettuati negli ultimi mesi: da Alghero a Brindisi. A più riprese la Capitaneria ha sequestrato tonnellate di oloturie che i pescatori di frodo, dopo ore di immersione, erano pronti a portare sulla via dell’Oriente. La prima «tappa» dell’esportazione sarebbe stata la Grecia, dove per questi organismi inizia spesso una nuova «vita». Lavorati ed essiccati, vengono imbarcati alla volta di Hong Kong e della Cina. Qui vengono rivenduti anche a 600 dollari al chilo. I cetrioli di mare sono consumati sotto forma di minestre cotte in acqua di mare e poi passate in acqua dolce. Oppure fritti. In Oriente non di rado li si trova nei buffet di feste e in banchetti ufficiali.

UNA PETIZIONE ONLINE PARTITA DALLA PROVINCIA DI TARANTO – «Le specie sono in grave pericolo su una scala geografica più ampia, in particolare nei Paesi a basso reddito dove la pressione della pesca è elevata e la gestione insufficiente». Il problema delle oloturie era già stato sollevato da Steven Purcell, ricercatore del Centro Nazionale di Scienze Marine della Southern Cross University (Australia), in uno studio pubblicato su «Proceedings of the Royal Society of Biological Sciences». Se in Asia l’emergenza è nota da tempo, in Italia la sensibilizzazione è cresciuta negli ultimi mesi, a seguito dei sequestri Image by iStockche hanno fatto temere una conseguenza in termini di biodiversità simile a quella che da tempo riguarda i ricci di mare. Per questo motivo sul litorale orientale della provincia di Taranto (a Maruggio) s’è costituito il comitato “Salviamo le oloturie”, che ha lanciato anche una petizione sul sito Progressi. L’appello è rivolto al ministro dell’Ambiente Gianluigi Galletti, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e al sindaco del Comune messapico Roberto Massafra. Tre le richieste esplicitate: «vietare la pesca di oloturie su tutta la costa», «sanzionare il traffico illegale del cetriolo di mare» e «realizzare un allevamento per consentire la pesca controllata».

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