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La Norvegia dice addio all’olio di palma come biocarburante

La decisione del governo scandinavo, che già ne aveva bandito l'utilizzo nel settore alimentare, rischia di infliggere un altro duro colpo all'industria dell'olio di palma

Fabio Di Todaro
31 luglio 2017
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La Norvegia dice addio all’olio di palma come biocarburante. L’Italia, invece, in base ai dati di Transport & Environment, è il primo utilizzatore in Europa davanti alla Spagna e ai Paesi Bassi, Image by iStock

La notizia è passata quasi sottotraccia, benché protagonista della vicenda sia l’olio di palma: al centro del dibattito sociale e scientifico per oltre un anno.  Il Parlamento norvegese, dopo aver letto il rapporto commissionato alla Fondazione norvegese per la tutela delle foreste pluviali, ha deciso di vietare l’utilizzo dell’olio di palma come biocarburante sull’intero territorio nazionale. Si tratta del primo Paese ad aver adottato un simile provvedimento, anche se da qui a tre anni il fronte potrebbe allargarsi. L’assise europea ha infatti già chiesto alla Commissione di sollecitare lo stop all’impiego entro il 2020 in tutta l’area dell’Unione.

OLIO DI PALMA E INDUSTRIA ALIMENTARE – Per quanto sui quotidiani la notizia abbia trovato uno spazio limitato, la misura restrittiva rappresenta una spallata di non irrilevante entità per l’industria dell’olio di palma. Le critiche, negli ultimi anni, avevano riguardato soprattutto l’impiego dell’ingrediente nel settore alimentare: in particolare per prodotti da forno destinati a un target infantile. L’indice è stato per lungo tempo puntato contro l’elevato apporto di grassi saturi e lo sviluppo di sostanza cancerogene durante i processi di raffinazione e le conseguenze sul mercato non hanno tardato a farsi sentire: come dimostra l’elevato numero di prodotti che oggi sulle confezioni sbandierano l’eliminazione del palma dalla lista degli ingredienti.

ALL’ORIZZONTE UNA NUOVA SPALLATA? – Adesso, all’orizzonte, c’è il rischio di un ulteriore contraccolpo: questa volta sul fronte del consumo energetico. «L’utilizzo dell’olio di palma come biocarburante è collegato alla distruzione di foreste pluviali e, di conseguenza, all’aumento delle percentuali di carbonio dissolte nell’atmosfera», ha messo nero su bianco la Fondazione per la tutela delle foreste pluviali. Gli esperti hanno richiamato l’attenzione sulla frequente abitudini di prosciugare e bruciare le torbiere per rendere i terreni pronti a ospitare piantagioni di palma da olio. Una soluzione che presuppone il loro incendio e, dunque, lo sprigionamento di robuste quantità di anidride carbonica. «Se fossero ossidati i 70 miliardi di tonnellate di carbonio custodito dalla torbiere della Malesia e dell’Indonesia, si otterrebbe in un solo colpo l’emissione di un quantitativo di anidride carbonica pari a quello che oggi misuriamo in sette anni». Tra il 2001 e il 2014, soltanto nel Borneo indonesiano, sarebbero state rilasciate più di 7,8 milioni di tonnellate di carbonio a seguito del dissolvimento delle foreste.

IL (POCO INVIDIABILE) PRIMATO DELL’ITALIA – La notizia, all’apparenza lontana dai confini nazionali, non è in realtà avulsa dal contesto italiano. Il nostro Paese è infatti in base ai dati di Transport & Environment è il primo utilizzatore in Europa di olio di palma come biocarburante: davanti alla Spagna e ai Paesi Bassi. Lungo la Penisola sarebbero quasi seicentomila le tonnellate consumate nel 2014, proprio mentre la campagna contro l’utilizzo dell’olio vegetale da parte dell’industria alimentare iniziava a decollare. Non è un caso che negli ultimi anni dalla Val d’Aosta alla Sicilia siano sbocciate diverse «bioraffinerie»: a Crescentino (Vercelli), Porto Torres e Marghera le più grandi. L’Eni sta lavorando in questo senso anche a Gela (Caltanissetta), dove l’obiettivo è salvaguardare i posti di lavoro e mettere le risorse al lavoro su produzioni più sostenibili. Tali, almeno, erano considerate fino a poche settimane fa. La Norvegia, adesso, invita a prestare attenzione: e se tra l’olio di palma e il vecchio gasolio non ci fossero poi tante differenze?

Twitter @fabioditodaro

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