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Non solo spremute, il “pastazzo” di agrumi diventa energia

È in fase di test a Catania un impianto pilota per testare la conversione industriale degli scarti della spremitura industriale

Rosa Maria Di Natale
20 aprile 2015

Pastazzo di agrumi (Foto LGT/Ufficio Stampa)Ha un nome che suona male e fino ad oggi è stato gestito come un rifiuto qualunque, costoso da smaltire e utilizzabile per scopi limitati. Invece dal “pastazzo”, ossia quel che resta dalla spremitura industriale degli agrumi, e dunque semi e buccia delle sicilianissime arance, può nascere energia elettrica, termica, chimica (biometano) e nutrienti per il terreno.

L’impianto pilota per testare al meglio studi e ricerche sulla conversione degli scarti degli agrumi e altri sottoprodotti dell’agricoltura mediterranea in energia pulita, è nuovo di zecca e si trova a Catania. Il progetto che vale un investimento di 380 mila euro si chiama “Energia dagli agrumi: un’opportunità per l’intera filiera” ed è promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania, la Cooperativa Empedocle e The Coca-Cola Foundation che lo finanzia. Si prospettano vantaggi di almeno tre tipi: economici, perché la riduzione di costi di smaltimento ricadrà positivamente sull’intera filiera; ambientali, perché lo scarto sarà riutilizzato per produrre energia rinnovabile, termica ed elettrica, determinando un abbattimento di emissioni di CO2 in atmosfera; e anche sociali, poiché realizzando una rete di impianti, il territorio beneficerebbe di un notevole ritorno occupazionale.

Fino ad oggi il sottoprodotto pastazzo è stato considerato un problema per l’industria agricola, e per molti in verità continua ad esserlo. Smaltirlo costa circa 30 euro a tonnellata – spiega Federica Argentati, presidente del Distretto degli Agrumi di Sicilia -. Oggi noi gli assicuriamo un nuovo valore: lo utilizzeremo come ammendante organico, come nutriente, come fertilizzante che migliora le caratteristiche fisiche del suolo. Studieremo come e quanto utilizzarne nelle diverse colture, capiremo qual è la miscela adatta con scarti di altre filiere per arrivare al risultato migliore ed economicamente più vantaggioso».

Federica Argentati  (Foto LGT/Ufficio Stampa)E non basta. Dare valore allo scarto un giorno potrebbe aumentare il valore del prodotto (l’agrume, in questo caso) nella sua interezza. Un risultato che riguarderebbe tutta la filiera, e non solo l’industria di trasformazione di arance e limoni, quest’ultima comunque di notevole peso per l’agrumicoltura dell’Isola. Anche l’impatto culturale dell’operazione è destinato ad essere considerevole in Sicilia. C’è da chiedersi se esista il rischio che un giorno, i raccolti vengano destinati alla sola produzione di energia, spingendo ai margini la coltura delle specie, come di fatto accade in alcune zone del Nord Italia con altre colture. «Lo escludo – risponde la Argentati – sarebbe un controsenso».

Da un punto di vista scientifico, c’è da aggiungere che i terreni agrari dell’ambiente mediterraneo sono sempre più poveri di sostanza organica e la loro fertilità è in forte declino per cause legate al clima (crescita dell’aridità, ma anche dell’erosione) e ai sistemi di coltivazione (lavorazioni ripetute). I sottoprodotti agrumari rappresentano dunque una possibile fonte di sostanza organica. Obiettivo della ricerca per conto dell’Università, sarà dunque valutare gli effetti sul terreno e su una coltura di frumento duro dell’utilizzo di alcuni sottoprodotti agrumari. Gino Pecorino, docente di Economia ed Estimo Rurale dell’Università degli Studi di Catania, non fa alcuna fatica a usare una parola importante: Impianto pilota - Foto LGT/Ufficio Stampa«Si può parlare di etica nel circolo virtuoso che il pastazzo degli agrumi può percorrere. Noi siamo abituati al percorso della filiera che parte dal campo e arriva alla tavola dei consumatori anche con tutti quegli scarti e sottoprodotti non utilizzabili. I consumatori, infatti, hanno bisogno di prodotti con un elevato grado di servizi, e anche per questo non tutto quello che si produce viene consumato. Ma quando ciò che viene scartato ritorna in agricoltura e viene riutilizzato non solo per fare energia, ma soprattutto per produrre nutrienti per il terreno, noi operiamo in direzione etica: poiché stiamo nutrendo il suolo per nutrire tutto il pianeta».

 

 

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