Wise Society : Nelle acque italiane sempre più residui di farmaci e droghe
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Nelle acque italiane sempre più residui di farmaci e droghe

Lo dice l'ultimo report dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). E nelle acque si assiste alla comparsa di nuove specie di insetti acquatici assenti in quelle incontaminate.

Fabio Di Todaro
27 settembre 2016
residui di farmaci, pesticidi

Nelle acque italiane oltre a pesticidi sempre più residui di farmaci e droghe pesanti, foto: Josué Goge/Flickr

La percentuale di pesticidi rilevati nelle acque è in progressiva crescita, come documentato pochi mesi addietro dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) del venti per cento in quelle superficiali, della metà in quelle sotterranee. Il rapporto ha svelato come le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) «ospitino» pesticidi nel 63,9 per cento dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era 56,9%), mentre quelle sotterranee nel 31,7 per cento dei 2.463 punti esaminati (31% nel 2012). La contaminazione risulta più ampia nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più efficaci. Complessivamente sono stati 274 i punti di monitoraggio delle acque di superficie in cui sono state trovate «concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali» e fra le sostanze off-limits sono stati trovati il glifosato e i neonicotinoidi, ritenuti fra i principali responsabili della moria di api.

TROPPI INQUINANTI FINISCONO IN…ACQUA – Oltre ai pesticidi, nelle acque (anche italiane) si ritrovano residui di farmaci, droghe d’abuso, disinfettanti, deodoranti, profumi e cosmetici sono stati trovati, in concentrazioni elevate, nelle acque fognarie depurate, nelle superfici di fiumi e laghi, come nelle acque di falda e potabili di diverse città. Di recente alcuni ricercatori americani si sono concentrati sulle quantità metanfetamine misurate nelle acque cittadine di Baltimora, riscontrando valori compresi tra 3 e 630 nanogrammi per litro nei sei corsi d’acqua oggetto della campionatura. Una forma di inquinamento che, riprodotta in laboratorio, ha evidenziato una riduzione del 45 per cento del biofilm, l’alterazione della composizione di comunità batteriche e diatomee e la precoce comparsa di specie di insetti acquatici assenti dalle acque incontaminate.

LA MAGGIORE INSIDIA VIENE DALLE MISCELE – Cresce dunque l’attenzione nei confronti dell’inquinamento delle acque provocate da quelle sostanze che gli esperti identificano con l’acronimo PPCP, che in inglese sta per prodotti farmaceutici e per la cura della persona. Di conseguenza si sviluppano anche i sistemi per la loro rilevazione, mirati a restituire nel tempo anche un’istantanea attendibile delle loro ricadute sull’ambiente. In una ricerca appena pubblicata su Science Advance, un gruppo di ricercatori spagnoli e statunitensi – a coordinare la ricerca il dipartimento di scienze agrarie degli alimenti dell’Università della Florida – ha messo a punto un metodo di screening in grado di identificare i principali inquinanti di origine farmaceutica presenti nelle acque anche sotto forma di miscele. Sono queste, più che i singoli composti, a preoccupare per i loro effetti sulle comunità microbiche: anche se a basse dosi. Il sistema, a detta dei ricercatori, «apre scenari interessanti anche applicabili anche alla biologia e alla medicina umana». I cui problemi, è inutile negarlo, dipendono anche da quanto inquiniamo le acque.

Twitter @fabioditodaro

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