Wise Society : Dal letame una miniera di fertilizzanti bio
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Dal letame una miniera di fertilizzanti bio

Il progetto ManureEcoMine punta, con un metodo totalmente ecocompatibile, a produrre fertilizzanti naturali in grado di rappresentare un’eco-rivoluzione per l’agricoltura

Andrea Ballocchi
10 marzo 2017
manurecomine, letame, fertilizzanti bio

Dal letame si potrebbero trarre fertilizzanti bio per un valore stimato di 11 miliardi circa l’anno, Foto: iStock

Il letame è uno scarto, ma si sta già trasformando in risorsa e valore. Da qualche anno in maniera sistematica lo si utilizza per creare biogas e biometano. Ma gli effluenti zootecnici, tecnicamente parlando, possono rappresentare un’alternativa altrettanto preziosa, se debitamente trattati, ai fertilizzanti sintetici. Forse pochi sanno che ogni anno gli agricoltori europei spendono circa 15 miliardi di euro per acquistare prodotti derivati dai combustibili fossili. Bene, dal letame si potrebbero trarre fertilizzanti bio per un valore stimato di 11 miliardi circa l’anno. Basterebbe sfruttare una “materia prima” sempre abbondante, dato che dagli allevamenti suini e bovini se ne producono quasi 1,3 miliardi di tonnellate.

C’è chi si sta muovendo per realizzare una proposta concreta sotto forma di un impianto capace di ricavare nutrienti per la terra in modo totalmente ecocompatibile, con un procedimento in grado di ridurre significativamente le emissioni e l’impatto ambientale prodotti dal letame. In Belgio, l’Università di Gand, attraverso il Centro di Ecologia e Tecnologia Microbica, coordina il progetto ManureEcoMine che vede coinvolti diversi atenei europei (Austria, Spagna, Olanda) e alcune aziende del settore come l’olandese Colsen e la spagnola Ahidra (che già collaborano attivamente tra loro), e la belga Peltracom.

L’idea di sfruttare un altro “oro nero” per produrre fertilizzanti è partita dall’esigenza «particolarmente sentita nelle Fiandre di smaltire il letame degli allevamenti suini», spiega Cristina Pintucci, project manager presso l’università belga. La regione belga è particolarmente sensibile alle emissioni di ammoniaca, causate in buona parte dai reflui dei maiali ed è «molto avanzata per il trattamento degli effluenti zootecnici e il suo recupero, con leggi specifiche e incentivi». ManureEcoMine (letteralmente “Eco letame”) è stato pensato innanzitutto da Siegfried Vlaeminck, docente all’Università di Gand e di Anversa, e dalla collaborazione con Colsen. L’ateneo belga da anni è molto attivo nel recupero di risorse, che comprende anche i metalli rari.

L’IMPIANTO – «Il progetto si basa su un impianto pilota capace di trattare giornalmente 150 litri di letame (80% circa) e substrati (20%), sfruttando prodotti locali e disponibili tutto l’anno. L’obiettivo primario è di ricavare principalmente fosforo, azoto e potassio, basandosi su tecnologie già conosciute come la fermentazione anaerobica e quelle mirate alla produzione di struvite, un precipitato salino inorganico, costituito da magnesio, ammonio e fosfato, ottimo come fertilizzante minerale a lento rilascio». Il problema principale del letame è dato dalle grandi quantità di azoto e di fosforo che rilascia, oltre che ammoniaca e metano, che rientrano nei gas fortemente climalteranti. L’uso dell’azoto in agricoltura, in particolare, è vincolato da una normativa europea che ne regola il quantitativo in quanto tende a penetrare nel terreno e nelle falde acquifere inquinandole; il fosforo, accumulandosi in maniera significativa nel letame, crea problemi per le colture. Riuscire a ottimizzare il giusto mix di nutrienti è un altro degli scopi di ManureEcoMine «che considera una serie di trattamenti, partendo dalla digestione anaerobica, totalmente ecocompatibile e senza apporto di additivi chimici, successivamente lo strippaggio dell’ammoniaca, che viene eliminata, e poi facendo precipitare il composto ottenendo un altro fertilizzante, il solfato di ammonio – racconta Pintucci – Dalla digestione otteniamo la separazione della parte solida da quella liquida, quest’ultima più ricca di azoto e debitamente trattata in un reattore si ottiene la struvite. L’ulteriore scarto, digestato, viene in parte utilizzato come terriccio molto ricco di sostanze organiche e facilmente riutilizzabile».

OSTACOLI, POTENZIALITA’ E PROSPETTIVE – L’interesse suscitato da questa tecnologia c’è, ma occorre perfezionarla: «più la tecnologia si fa complessa, più è costosa nel suo funzionamento e mantenimento», ammette la project manager. «Inoltre lo strippaggio dell’ammoniaca è energicamente importante». Ma se il riutilizzo degli effluenti sotto forma di biometano o di calore, per esempio, possono rendere sostenibile energeticamente il processo, «il principale scoglio è che non c’è un mercato per questo tipo di prodotti, o meglio è ancora di nicchia. Anche la normativa non aiuta: allo studio UE c’è la bozza sull’utilizzo in agricoltura dei fertilizzanti organici e ora si apre la discussione e il perfezionamento. È una legge basilare perché i potenziali fruitori possano investire su un prodotto a norma di legge».

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Fertilizzanti bio: il progetto condotto da ManureEcoMine mira a ricavare nutrienti per la terra in modo totalmente ecocompatibile, con un procedimento in grado di ridurre significativamente le emissioni e l’impatto ambientale prodotti dal letame, foto: ManureEcoMine

Il progetto in sé è concluso, ma non il suo sviluppo: «Ora c’è da lavorare a perfezionare il prodotto finale, per renderlo più raffinato e più fattibile economicamente. Colsen sta per depositare un brevetto su una parte del processo in modo da applicarlo in scala commerciale». A guadagnarci, oltre all’ambiente, sarebbero molti: innanzitutto, gli agricoltori che potrebbero processare localmente il proprio letame, ottenendo biogas e biofertilizzanti. E poi progettisti, costruttori e gestori di impianti di trattamento, aziende specializzate nel commercio di sostanze nutritive e miscelazione di fertilizzanti. E poi la progressiva riduzione delle riserve di fosforo e degli altri elementi, spesso ricavati dai fossili, potrebbe essere l’ulteriore stimolo a una svolta green e alla piena messa in pratica dei dettami di economia circolare, tema su cui l’Unione Europea punta molto.

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