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Ambiente Italia 2013: fuori dalla crisi solo se si rafforza la “svolta verde”

Il rapporto annuale di Legambiente parla chiaro: per affrontare i problemi e disegnare un nuovo futuro bisogna avviare il Paese verso un'economia low carbon più attenta alle persone e ai territori, in grado di mettere in moto il cambiamento della società

Laura Campo
19 marzo 2013

L'Italia oltre la crisiRidisegnare la fiscalità per spingere l’innovazione ambientale e creare lavoro, fermare le ecomafie, rilanciare gli investimenti, premiare l’autoproduzione energetica da rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio, mettere al centro degli investimenti e del cambiamento le città.

Sono solo alcune delle proposte contenute nel rapporto 2013 di Legambiente (realizzato in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia) L’Italia oltre la crisi: idee di futuro a confronto, presentato di recente a Roma.

Un’approfondita e lucida analisi degli ultimi dieci anni di “non governo” del territorio e delle politiche sociali, basata sugli 8 indicatori dell’Agenda Europa 2020, il piano di rilancio e di riconversione delle economie UE secondo la linea della “crescita sostenibile, intelligente e inclusiva”. In pratica una specie di road map europea per uscire dalla recessione con una doppia strategia: consolidamento finanziario e nuovo sviluppo.

Serve una visione del futuro

«Forse addirittura più grave della crisi nella quale ancora ci troviamo è la mancanza di idee per cambiare la situazione, per restituire una speranza ai precari e ai giovani senza lavoro e a chi vive in città inquinate», ha detto il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini che è anche uno dei curatori del volume insieme a Duccio Bianchi dell’istituto di ricerche Ambiente Italia, commentando il dossier (in vendita in libreria, versione cartacea, al prezzo di 22 euro, mentre il formato ebook del rapporto è online).

«Ma non è il momento di accontentarsi di soluzioni al ribasso, perché questa prospettiva condannerebbe l’Italia ad altri dieci anni di declino. Così con il rapporto di quest’anno abbiamo provato a immaginare come potrebbe essere questo Paese fuori dall’emergenza perchè siamo convinti che, d’ora in poi, per innescare davvero un’idea di cambiamento che diventi realtà sia necessario immaginare non più il domani, ma il dopodomani», aggiunge Zanchini.

Come dire che dalla crisi si esce con misure concrete ma anche con una visione del futuro che non si può più rimandare. «L’Italia mostra una forte debolezza rispetto a molte altre società europee, soprattutto sul fronte dell’inclusione sociale e della costruzione di un’economia della conoscenza fondata sull’innovazione tecnologia e scientifica», aggiunge Duccio Bianchi, «e la scommessa ora è quella di puntare sulla sostenibilità: sostenibilità ambientale come risposta non solo alla crisi climatica e alle domande di qualità di vita dei cittadini, ma anche come chiave per un’economia competitiva in un continente povero di risorse, densamente abitato e con alti standard sociali».

Il valore della bellezza

Image by © Tim Ellis/Ikon Images/CorbisDalla crisi figlia dell’impoverimento e della paura del domani si può uscire solo con idee nuove e il coraggio di cambiare sul serio, anche secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

«Se è vero che questo rapporto 2013 racconta un Paese devastato da diseguaglianze generazionali e di genere sempre più forti, da un tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa, industria in crisi, dissesto idrogeologico e illegalità ambientale al top, è anche vero che indica una ricetta chiara per uscire dalle difficoltà: puntare sempre di più su una green economy che incrocia le domande e i problemi dei territori, le risorse e le vocazioni delle città e che vuole rimettere al centro la bellezza italiana».

Green economy che significa secondo Cogliati «tutto ciò che si realizza con meno energia, meno materia prima, meno chilometri» cui vanno affiancati altri due grandi assi: bellezza (dalla valorizzazione dei beni e delle attività culturali alla condanna dell’abusivismo)  e sicurezza (fisica ma anche etica).

E, secondo gli autori del rapporto, i segnali dell’Italia come attore sempre più presente dell’economia verde ci sono tutti, pur tra ritardi e lentezze, contraddizioni e cadute. Quali? La produzione di energie rinnovabili è quasi raddoppiata negli ultimi cinque anni e nel settore elettrico sfiora ormai il 30 percento, mentre sono ancora in rapidissima crescita la produzione eolica (+ 34 percento) e quella fotovoltaica.

Quella italiana è stata un’economia che in questo lungo periodo di crisi ha meno consumato risorse naturali rispetto a quelle di altri Paesi e anche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti si son fatti passi avanti anche se lentamente. E oggi la quantità che viene riciclata è quasi uguale a quella che va in discarica.

Più biciclette che auto nuove

Image by © Cargo/ImageZoo/CorbisNotizia positiva che denota una maggior coscienza ecologica (ma di certo anche conseguenza della crisi) nel 2011 per la prima volta le vendite di biciclette hanno superato in Italia le immatricolazioni di nuove auto. Secondo Fabio Renzi, Segretario generale di Symbola, la Fondazione per le Qualità italiane, che ha collaborato al rapporto con il capitolo: L’Italia che verrà, bellezza e sostenibilità, altri fattori di resilienza, anche se meno strettamente legati a tematiche ambientali, sono stati i positivi dati sull’export che  è cresciuto tra il 2003 e il 2011 di oltre il 21 percento, più di Francia (+56%) e Gran Bretagna (+18%) anche se meno della Germania (+ 56%) e la tenuta del turismo straniero che dimostra la nostra capacità attrattiva come importante destinazione mondiale: nel 2011 l’Italia è risultata seconda in Europa per numero di pernottamenti con 178 milioni di notti, subito dopo la Spagna. Non solo.

Proprio Symbola insieme a Unioncamere con il rapporto 2012 GreenItaly. L’economia verde sfida la crisi hanno dimostrato che la GreenItaly, nuova e originale sintesi tra la green economy e un made in Italy rinnovato, è una positiva rivoluzione che riguarda già moltissime imprese del nostro Paese che hanno già investito o lo faranno presto in tecnologie e prodotti green, con buoni risultati anche sull’occupazione.

«E allora se questi sono davvero i segni di un’economia italiana che ha dentro di sé gli elementi per competere in ambito di sostenibilità ambientale c’è bisogno di darle maggiori stimoli e maggior sostegno, facendo comprendere a tutti che questa svolta verde è davvero per l’Italia, più che altrove una chiave per uscire dalla crisi mobilitando le migliori energie e risorse», ha aggiunto Duccio Bianchi.

Le scelte da mettere in pratica

Per agire subito Legambiente fa proposte concrete e importanti. Ai primi posti fermare le ecomafie, una zavorra che impedisce alla green econonomy di esprimere tutte le sue potenzialità. «Dobbiamo ricordarci che la legalità è una risorsa a costo zero», afferma Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, che ha sostenuto una proposta di legge per l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel codice penale.

«Ogni tonnellata di rifiuti sottratta alle filiere legali è una tonnellata in meno per la filiera del recupero, riuso e riciclo e ogni metro quadrato in più di cemento illegale è un metro quadrato in meno di territorio agricolo o protetto», prosegue, «la legalità è un investimento fondamentale che sblocca risorse. Non è vero che non ci sono i soldi per comprare treni e autobus, basta fare delle scelte, cambiare le priorità di spesa e spostare il denaro per metterlo dove serve di più alla collettività» aggiunge Zanchini.

Indispensabile anche la riqualificazione del patrimonio edilizio in chiave sostenibile: più lavoro e maggiori competenze necessarie a riqualificare palazzi pubblici e privati per ridurre drasticamente consumi e spese energetiche, anche secondo il modello inglese del “green deal”.

Non meno importante premiare l’autoproduzione energetica da rinnovabili, aiutando famiglie e imprese nella gestione di impianti efficienti e puliti attraverso smart grid private e facilitando lo scambio con la rete. Infine perché l’innovazione non resti un concetto astratto mettere al centro le città, investendo nella qualità e quantità dei servizi offerti: dal trasporto pubblico agli asili, dall’istruzione alla cultura, fattori determinanti per la competitività di un’economia e di un territorio.

Un compito che ancora una volta non è solo della politica ma di ogni cittadino. Perché come ha ricordato il presidente di Legambiente «per muoverci davvero verso un’economia e una società low carbon ci sarà bisogno sì di smart city ma anche e soprattutto di smart citizens».
Legambiente: Dossier Ambiente Italia 2013


 

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