Wise Society : Le coste romagnole a rischio erosione
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Le coste romagnole a rischio erosione

Secondo l'Ordine dei Geologi dell'Emilia Romagna per prevenire problemi dovuti a innalzamento dei mari e cambiamento climatico servono ingenti investimenti strutturali

20 maggio 2015

I muri di sabbia antimareggiate di Cervia foto di @potomoAlcune delle sue spiagge (quelle di Bellaria Igea Marina, Misano Adriatico, Cattolica, Cervia-Milano Marittima, Lidi Ravennati, Cesenatico, San Mauro Pascoli, Gatteo, Comacchio) hanno appena ricevuto la Bandiera Blu, l’etichetta assegnata alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio.

Ma cause naturali come i cambiamenti climatici e l’innalzamento dei livelli dei mari e fattori antropici (cioè emissioni dovute all’attività dell’uomo) minacciano l’equilibrio costiero. Tanto che a detta dei geologi, se la situazione non cambia, buona parte della costa romagnola in futuro rischierà di andare perduta. L’allarme arriva dall’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna e richiama l’attenzione su un problema di grande attualità . «Se i trend climatici e di subsidenza non subiranno importanti modifiche, nei prossimi decenni perderemo buona parte della costa, in particolare nei lidi ravennati e ferraresi – avverte Gabriele Cesari, presidente dell’Ordine dei Geologi regionale – per questo il primo intervento necessario riguarda la conoscenza: servono infatti dati sul trasporto solido dei fiumi, sulla subsidenza naturale e antropica, sui giacimenti di sabbia disponibili».

Ma quanto costerebbe l’investimento per prevenire quella che anche dal punto di vista turistico sarebbe una catastrofe e le cui avvisaglie si sono avute lo scorso inverno con mareggiate dovute all’innalzamento del livello marino e alla subsidenza che hanno causato anche ingenti danni a Cervia come a Cesenatico? I geologi stimano che solo per difendere le spiagge nei prossimi 20 anni saranno necessari 200 milioni di euro ripensando le opere idrauliche, gli argini e i ponti. «Siamo convinti – conclude il presidente Cesari – che una risorsa fondamentale come il turismo della riviera romagnola meriti un investimento importante su un sistema di monitoraggio integrato e su uno studio di area vasta riguardo agli equilibri che concorrono al processo di erosione-rideposizione».

Altrimenti, come canta l’ambasciatore romagnolo nel mondo Raoul Casadei, “Ciao mare”.

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