Wise Society : La startup che rilancia la lana di scarto per l’edilizia ecosostenibile
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La startup che rilancia la lana di scarto per l’edilizia ecosostenibile

Brebey, realtà innovativa sarda, ha studiato una particolare trama per i suoi pannelli isolanti naturali che la rende competitiva con quelli plastici

Andrea Ballocchi
6 febbraio 2017
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I pannelli isolanti di Brebey realizzati con la lana di scarto con una trama particolare che permette di avere un tessuto-non-tessuto compatto, soffice ed elastico, Foto: courtesy Brebey

Utilizzare la lana di scarto per produrre pannelli isolanti termoacustici non è un’idea innovativa. Lo è invece il procedimento messo a punto da una startup sarda, in collaborazione con l’Università di Cagliari, che assicura caratteristiche e prestazioni uniche. L’idea è venuta a Pierluigi Damiani, imprenditore con esperienza nel tessile, che ha fondato nel 2012 Brebey, società cooperativa guidata da sua figlia Biancarosa. Nel 2014 è diventata start up innovativa ed entrata, da pochissimo, a far parte delle PMI Innovative proprio per rendere operativo il proprio progetto industriale.

«Sono stato tra i primi a utilizzare questo prodotto e l’ho portato anche a conoscenza dell’archistar Mario Cucinella», spiega Gianni Terenzi, architetto esperto in materiali edili naturali e circolari e comunicatore ambientale, che collabora con Brebey dopo averne sperimentato sul campo le qualità. «Finora analoghi prodotti naturali sono risultati poco coerenti ed elastici e poco competitivi rispetto ai tradizionali pannelli di polistirene. Brebey ha modificato la tecnica della lavorazione della lana, permettendo di avere un tessuto-non-tessuto molto più compatto, soffice ed elastico». Il feltro di lana Brebey, grazie alla particolare tecnica di lavorazione, conta su una trama più consistente, densa ed elastica. Al momento per renderla così uniforme è impiegata una percentuale (20-25% circa) di prodotti sintetici, che però saranno presto rimpiazzati da materiali naturali, offrendo così un prodotto bio al 100%. «Già oggi però il prodotto è certificato e dimostra ottime doti di traspirabilità e igroscopicità, oltre che decisamente poco impattante, che lo rendono diverso dai prodotti originati da fonti fossili – specifica Terenzi – Tra l’altro, polistirene & C., detentori del settore degli isolanti in edilizia, nel tempo perdono le loro caratteristiche, mentre la lana le mantiene pressoché intatte e poi gli isolanti di derivazione sintetica, compresa la lana di roccia e la lana di vetro, in fase di dismissione si trasformano in rifiuti speciali che dovranno essere smaltiti con procedure di sicurezza e con un elevato impatto ambientale».

DALLA LANA IL PANNELLO – La materia prima impiegata proviene da pecore per lo più autoctone, da carne e da latte, il cui vello non è considerato adeguato per i filati e quindi verrebbe trattato come scarto. Da questo “rifiuto” nasce il pannello “Tecnolana 4075” impiegabile per l’isolamento termoacustico di edifici residenziali e per i fabbricati: in quest’ultimo caso non solo non rilascia composti tossici nell’ambiente, ma la lana può contribuire all’abbattimento di gas inquinanti, smog e sostanze dannose per la salute come formaldeide, ossidi di azoto e ossidi di zolfo. Inoltre, la combinazione tra pannelli di lana e altri materiali naturali esalta le qualità dei singoli materiali: per esempio, lana e sughero combinati garantiscono eccellenti doti di isolamento termo-acustico. Lo stesso vale anche nell’abbinamento con i mattoni calce-canapa, o più in generale con il legno, Xlam ma non solo.

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La lana di scarto è molto indicata per la realizzazione di isolanti per pareti, foto: courtesy Brebey

RICONOSCIMENTI DA CRITICA E MERCATO – La startup negli ultimi anni ha ottenuto vari riconoscimenti. Per esempio, il premio Impresa & Ambiente 2014 nel settore “Innovazione di processo e prodotto”, che hanno visto la piccola realtà sarda accostata a realtà del calibro di Eni, Ikea o Carlsberg. Grazie al premio ha partecipato, raggiungendo le finali, all’European Business Award for the Environment. Non solo: è stata di recente tra le finaliste italiane anche degli Startup European Awards.

Ma oltre alla critica ha attirato l’attenzione concreta del mercato, in primis degli investitori come il venture incubator Clhub che ha puntato allo sviluppo di Brebey incubandolo, in modo da supportare il lancio dei prodotti su mercato. Anche a livello internazionale ha ricevuto manifestazioni di interesse.

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