Wise Society : Lampedusa mette al bando le stoviglie di plastica
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Lampedusa mette al bando le stoviglie di plastica

Dopo le Isole Tremiti anche Lampedusa dice stop alla plastica. Ma il problema è serio: secondo Legambiente bottiglie, tappi e stoviglie monouso stanno invadendo spiagge e mari.

Fabio Di Todaro
9 luglio 2018
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A Lampedusa il sindaco ha vietato l’uso di stoviglia di plastica monouso, Foto: Pixabay

Prima è stata la volta delle isole Tremiti. Adesso di Lampedusa e Linosa, isole dell’arcipelago delle Pelagie, il cui unico sindaco ha annunciato il divieto di utilizzo di stoviglie in plastica a partire dal 31 agosto prossimo. Stop dunque a contenitori e stoviglie monouso, shopper e sacchetti per l’asporto di merci. Salvatore Martello ha comunicato questa decisione a residenti e turisti, motivandola asserendo che «c’è la necessità di facilitare la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti, e di limitare l’inquinamento da plastiche del nostro mare, che sta avendo pesanti ripercussioni anche sulla fauna marina e di conseguenza sulle attività legate alla pesca. Capisco che per residenti, turisti, attività commerciali e artigianali sarà una piccola rivoluzione, ma è un provvedimento necessario: dobbiamo imparare ad adottare nuove abitudini quotidiane per rispettare l’ambiente e migliorare la qualità della vita».

I NUMERI DELL’EMERGENZA – Prosegue dunque la campagna delle isole italiane che, visto anche il ridotto numero dei residenti, sono considerate l’habitat ideale per provare a dare forma a una svolta che è innanzitutto culturale. Qualcosa inizia a muoversi, dopo le molteplici iniziative di sensibilizzazione condotte anche dagli organi di stampa. Bicchieri, stoviglie, bottiglie e posate di plastica: qual è l’impatto che questi prodotti usa e getta hanno sull’ambiente? Soltanto con le bottiglie di plastica che consumiamo ogni anno in Europa, all’incirca 46 miliardi, si potrebbero riempire ventottomila piscine olimpioniche. Un problema che ci riguarda da vicino, visto il record tutto italiano di consumo di acqua in bottiglia. Soltanto nel nostro Paese utilizziamo, infatti, ogni anno otto miliardi di bottiglie di plastica: pari al 17 per cento di quelle consumate in tutta Europa. Contenitori che, se non smaltiti correttamente, possono perdurare nell’ambiente almeno 450 anni: senza comunque scomparire mai del tutto. Anzi, il rischio è che una bottiglietta si frammenti in miliardi di microplastiche che possono raggiungere il mare e contaminare la catena alimentare. Quanto alle stoviglie, ogni italiano consuma annualmente (in media) 230 tra piatti, bicchieri e posate. A questi numeri, secondo i dati del rapporto del rapporto «Seas at risk», vanno aggiunti anche circa 16 miliardi di bicchieri per caffè all’anno in Europa, 2,5 miliardi di imballaggi «take away» e 36 miliardi di cannucce: giusto per citare gli oggetti inquinanti di plastica più diffusi.

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#Usaegettanograzie, la nuova campagna di Legambiente per contrastare l’inquinamento da plastica, Foto: Ufficio stampa Legambiente

SULLE SPIAGGE L’80 PER CENTO DEI RIFIUTI È DI PLASTICA – Nasce per questo «Usa e getta? No, grazie», la nuova campagna lanciata da Legambiente per la prevenzione e la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta, per stimolare il cambiamento spontaneo di abitudini dei cittadini e un intervento più deciso dei governi arginare un problema di portata globale come l’inquinamento del mare a opera della plastica. Soltanto dall’inizio dell’anno a oggi, i volontari di Legambiente hanno pulito almeno cinquecento spiagge italiane rimuovendo circa 180mila tra tappi e bottiglie, 96mila cotton fioc e circa 52mila trapiatti, bicchieri, posate e cannucce diplastica. «Usiamo l’usa e getta per pochi minuti, ma le sue microplastiche possono inquinare per sempre – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -. Nessuno utilizzerebbe oggetti spropositati rispetto alla funzione di cui ha bisogno, eppure è proprio quello che accade con piatti, posate, bottiglie monouso. Prodotti usati pochissimo, ma che hanno un elevatissimo costo per l’ambiente». I numeri dei rifiuti usa e getta censiti da Legambiente sulle spiagge italiane rendono bene la gravità del problema. Su 78 spiagge monitorate nel 2018, i volontari dell’associazione hanno trovato quasi cinquantamila rifiuti: una media di 620 ogni cento metri. Di questi, l’80 per cento è plastica: un rifiuto su tre appartiene alle categorie di bottiglie e tappi, stoviglie, buste rinvenuti sul 95 per cento delle spiagge monitorate.

LE RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI – Ma Legambiente chiede di più. «Per contrastare l’inquinamento da plastica, una delle due più gravi emergenze ambientali globali insieme ai cambiamenti climatici, chiediamo al Governo di approvare subito quanto previsto dalla proposta di direttiva europea e di mettere al bando le stoviglie di plastica non compostabile, compresi i bicchieri – aggiunge Zampetti -. I bandi già deliberati in autonomia da alcuni comuni dimostrano che vietare le stoviglie di plastica è infatti possibile da subito. Per le buste di plastica chiediamo incisività nel contrasto dell’illegalità ancora troppo presente, soprattutto nel commercio al dettaglio, ma anche il via libera all’uso delle retine riutilizzabili per frutta e verdura nei supermercati». Tra le richieste dell’associazione anche la necessità di indirizzare il mondo dell’industria, investendo sull’innovazione dei materiali e l’eco-design, rendendo riciclabili il cento per cento degli imballaggi, migliorando la gestione dei rifiuti delle amministrazioni locali e adeguando gli impianti del riciclo e seguire la strada dell’economia circolare.

Twitter @fabioditodaro

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