Wise Society : Là dove c’era la stazione ora c’è…l’associazione
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Là dove c’era la stazione ora c’è…l’associazione

In Italia sono 1700 le stazioni impresenziate che le Ferrovie dello Stato, grazie al coinvolgimento di enti locali e associazioni di volontariato, stanno convertendo in luoghi sociali

Michele Novaga
31 luglio 2014

Foto: Simone Ramella/FlickrIn quella che era la sala d’attesa della Stazione di Meina, sulla sponda piemontese del lago Maggiore (provincia di Verbania-Ossola), oggi c’è una “boutique” chiamata “Vestistazione”. Un luogo dove chi vuole può portare, abiti e accessori usati e in buono stato che poi i volontari dell’associazione Genitori Scuole di Meina distribuiscono alle persone in difficoltà. Nell’attigua sala deposito bagagli il Banco Alimentare vi raccoglie generi alimentari, donati dai cittadini o da aziende, che ogni 15 giorni vengono impacchettati e distribuiti a oltre 100 famiglie in difficoltà della zona.

La stessa cosa fanno anche i volontari dei City Angels nel locale sotto un cavalcavia della stazione di Venezia, che usano anche come magazzino per i beni (cibo e vestiario) da distribuire a clochard e indigenti.

Lo scalo ferroviario di Cotignola in provincia di Ravenna, invece, ospita il “Teatro Binario”, gestito dal 2013 da un’associazione di volontari che organizza una vera e propria stagione teatrale occupandosi di tutto e ospitando anche compagnie nazionali (di recente vi ha suonato Nicola Piovani).

Nei locali dell’ex dopolavoro ferroviario della stazione di Cervia – Milano Marittima (Ravenna), i volontari dell’associazione Mensamica offrono a varie decine di persone ogni giorno pasti caldi e la possibilità di fare docce e lavatrici a chiunque ne abbia necessità. Foto: pagina Facebook Mensa Amica Cervia

E ancora: nello scalo calabrese di Lazzaro di Motta San Giovanni (Rc), l’associazione “InHoltre” svolge attività con ragazzi disabili, in quello di Condofuri (Rc), i giovani di Europa Unita” lavorano per la salvaguardia del territorio. Nella stazione abruzzese di Pineto (Te), ha trovato sede l’associazione “Pros onlus Pineto”, che lavora per implementare il servizio di trasporti socio-sanitari, assistenza e consegna dei farmaci a domicilio nella Provincia di Teramo.

La stazione di Ronciglione infine è stata in parte trasformata dall’Associazione Cuore di Mamma in casa di accoglienza per famiglie con bambini affetti da malattie oncologiche .

Questi sono solo alcuni esempi di come sia stato possibile riqualificare parti delle cosiddette stazioni impresenziate. Quei luoghi ora gestiti a distanza mediante dispositivi informatici che non richiedono più personale delle Ferrovie. 1700 quelle censite dalla Rete Ferroviaria Italiana che il gruppo FS, nell’ottica di riqualificarle e valorizzarle ma anche per evitare azioni vandaliche, sta concedendo tramite contratti di comodato d’uso gratuito alle associazioni e ai comuni affinché siano avviati progetti sociali che abbiano ricadute positive sul territorio e per la qualità dei servizi offerti nelle stesse stazioni. «In questo disegno – dichiara Fabrizio Torella, responsabile delle Attività Sociali di Ferrovie dello Stato Italiane – si inquadra l’assegnazione in comodato d’uso gratuito dei locali delle stazioni impresenziate, per lo più stazioni medio/piccole, comunque attive, nelle quali l’evoluzione tecnologica non rende più necessaria la presenza fisica dei ferrovieri. Saranno ora gli Enti locali e l’associazionismo i gestori di queste stazioni, che si apriranno al territorio con progetti di natura sociale, ambientale o di valorizzazione delle peculiarità storico artistiche o culturali locali”.

Teatro Binario di Cotignola foto www.teatrovivo.euGli esempi che vi abbiamo raccontato si riferiscono 480 stazioni, corrispondenti ad una superficie di oltre 79.000 mq in cui le associazioni sono già attive. Ma altri protocolli di Intesa sono stati firmati rientrano in un piano con la Regione Toscana, Legambiente, AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), CSVnet (Centri di Servizi per il Volontariato) e Legacoop Sociali.

Non solo stazioni però. A dover essere riqualificate ci sono anche 3.000 km di linee ferroviarie dismesse, di cui 325 km sono stati destinati a greenways: piste ciclabili e percorsi verdi accessibili a tutti, riservati alla mobilità dolce coinvolgendo, sul modello di altre nazioni europee, come la Spagna, Istituzioni, Regioni, Enti Locali e le principali Associazioni ambientaliste.

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