Wise Society : La chimica si allontana dai campi. La “difesa integrata” diventa obbligatoria
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La chimica si allontana dai campi. La “difesa integrata” diventa obbligatoria

Dal 1 gennaio 2014 l'agricoltura è ancora più sostenibile. I coltivatori possono ricorrere agli agrofarmaci soltanto come ultima chance. Almeno sulla carta...

Mariella Caruso
7 febbraio 2014

Image by © Mirek Weichsel/AgStock Images/CorbisSostenibilità è una parola di moda anche in agricoltura. Ma se molti agricoltori italiani hanno scelto, volontariamente, la via del biologico e del biodinamico, tutti gli altri, dal primo gennaio 2014 devono applicare, come negli altri paesi dell’Unione Europea, la “difesa integrata obbligatoria”. Si tratta dell’estensione a tutti i coltivatori del concetto di “agricoltura sostenibile” attraverso la «promozione di tecniche colturali integrate e di approcci alternativi alla difesa chimica».

Una locuzione tecnica che, tradotta in pratica, obbligherebbe gli agricoltori a utilizzare ogni tecnica possibile per proteggere le proprie colture prima di ricorrere all’aiuto chimico. Prima dei fitofarmaci, quindi, ci sarebbero la rotazione delle colture, il monitoraggio dalle previsioni metereologiche, la semina di cultivar resistenti, la prevenzione dalla diffusione di organismi nocivi, la salvaguardia di organismi utili, i metodi di lotta alternativi come per esempio l’uso di insetti per limitare l’utilizzo di agrofarmaci. La chimica, quindi, da oggi in poi, dovrebbe essere l’ultima chance per l’agricoltore perché l’obiettivo della direttiva è quello di «ridurre i rischi e l’impatto sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità».

Il condizionale è d’obbligo, naturalmente. Primo perché l’informazione e la formazione in materia è ancora piuttosto lacunosa, secondo perché gli obblighi pratici andranno a regime più avanti: il controllo obbligatorio delle macchine che spargono i fitofarmaci andranno dal 26 novembre 2016, l’obbligatorietà del patentino per tutti coloro che acquistano fitofarmaci (oggi basta che ne sia provvisto il titolare dell’azienda) e la figura del consulente che non potrà avere legami con le aziende produttrici e distributrici di agrofarmaci dal 26 novembre 2015.

A testimoniare la scarsa conoscenza della nuova normativa sono state anche le domande dagli agricoltori nel corso del primo appuntamento del Forum Agricoltura Sostenibile di Fieragricola di Verona dedicato al Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile degli agrofarmaci (Pan) e alla difesa sostenibile a basso impatto aziendale. A illustrare gli obblighi di comportamento ai conduttori di aziende agricole è stato Floriano Mazzini, membro del consiglio tecnico-scientifico del Pan con il quale l’Italia ha recepito le indicazioni dell’Unione Europea in materia.

Image by © Corbis«A oggi – ha spiegato Mazzini – l’unico obbligo per gli agricoltori è quello di informarsi attraverso bollettini territoriali che ogni Regione, o chi demandato dalla stessa Regione in sua vece, deve emettere a cadenza regolare, dati meteo, materiale informativo e manuali». Sono obblighi che vanno ad aggiungersi alla redazione del cosiddetto “Quaderno di campagna”, in cui ogni agricoltore che destina alla vendita i suoi prodotti deve compilare indicando tutti i dati (semina, trapianto, fioritura e raccolta) e tutti i trattamenti effettuati.

Obblighi che sono quasi una normalità per le aziende che attuano la “difesa integrata volontaria” che già prevede il rispetto di disciplinari regionali definiti e che limita l’utilizzo di fitosanitari e il numero di interventi. Aziende, queste ultime che, al contrario di quelle che da oggi sono obbligate ad attenersi a un regime minimo, hanno la possibilità di accedere ai contributi che saranno messi a disposizione per il settore.

Niente di nuovo, invece, per le aziende agricole italiane condotte secondo i criteri dell’agricoltura biologica che organizzano le loro aziende su standard superiori. In questo caso il Piano d’azione nazionale si propone di incentivarne la crescita «senza, però purtroppo, fissare un obiettivo di incremento di superficie», si è rammaricata Anna La Torre del Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (Cra), esperta in agricoltura biologica. A oggi l’Italia con le sue quasi 50.000 aziende è, comunque, la prima nazione in Europa per numero di operatori, e la seconda, dopo la Spagna, per superficie coltivata, pari a 1 milione di ettari. Nel mondo, invece, l’Italia dell’agricoltura biologica è al 6° posto per superfici coltivate e all’8° per numero di operatori.

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