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Nasce Ketos, il centro del mare e dei cetacei

La struttura, finanziata da «Fondazione con il Sud, sarà inaugurata a giugno 2018 a Taranto. Carnimeo: «In riva allo Ionio può nascere un altro santuario internazionale per questi animali»

Fabio Di Todaro
7 agosto 2017
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Non solo delfini: a «Ketos» il Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei che sarà inaugurato a Taranto sul finire della prossima primavera, Foto: Jonian Dolphin Conservation

Un progetto di divulgazione scientifica condivisa, come ce ne sono pochi. E magari un’opportunità di crescita economica, utile a creare pure nuovi posti di lavoro. Sono elevate le ambizioni che accompagnano «Ketos», il Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei che sarà inaugurato a Taranto sul finire della prossima primavera. La struttura, che sorgerà in quella che fino a quindici anni fa è stata la sede del corso di laurea in maricoltura dell’Università di Bari, nasce da un’idea della «Jonian Dolphin Conservation». L’associazione, che ha fatto del «watching» dei delfini un’attività tanto di ricerca quanto di turismo, è capofila del gruppo di organizzazioni vincitore del bando «Il Bene torna ad essere comune», promosso da «Fondazione con ll Sud». Alla proposta è stato riconosciuto lo status di «progetto esemplare», tra quelli sostenuti a livello nazionale.

UN’OPERAZIONE DI RECUPERO SOCIALE – Partendo da un finanziamento di poco inferiore a seicentomila euro, metà dei quali serviranno a mettere in sicurezza, le associazioni si propongono di recuperare un palazzo del ‘700 dal valore simbolico notevole: pronto a tornare l’anello di congiunzione tra il borgo antico dell’ex capitale della Magna Grecia e i due mari che la bagnano.  Le attese sono molte e ognuno farà comunque la sua parte. Ente capofila sarà la «Jonian Dolphin Conservation»: finora in grado di portare ogni anno in mare diecimila persone per fare ricerca insieme ai biologi marini inseguendo i delfini nel Golfo di Taranto. Non stupisce dunque che, tra diverse iniziative di taglio sociale, il braccio operativo rimanga sulla blue economy. Al piano terra di Palazzo Amati ci sarà un’area multimediale. Saranno allestite, nell’ordine, una sala dei delfini con animazioni in 4d e un laboratorio per prendere dimestichezza con le discipline scientifiche: chimica, genetica, biologia ed ecologia. Il percorso dovrà portare cittadini e turisti «ad apprendere l’energia e il fascino del nostro mare», afferma Carmelo Fanizza, alla guida della la «Jonian Dolphin Conservation». Nella sede di Palazzo Amati troveranno sede pure dei laboratori per la produzione di manufatti in ceramica con l’ausilio di stampa 3d). Ma è l’occasione di rigenerazione urbana e sociale dello spazio a rappresentare il vero motivo di orgoglio.

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Secondo i promotori, il centro Ketos sarà un luogo polivalente: simbolo di innovazione e sperimentazione, rigenerazione urbana e socio-culturale, Foto: Jonian Dolphin Conservation

IN RIVA ALLO IONIO IL BIS DEL SANTUARIO DEI CETACEI? – Quanto può valere «Ketos» per Taranto? «Sarà un luogo polivalente: simbolo di innovazione e sperimentazione, rigenerazione urbana e socio-culturale», afferma Rosalia Maglietta, ricercatore dell’Istituto barese di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione del Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr), già da un anno al fianco della «Jonian Dolphin Conservation» nei progetti di fotoidentificazione dei cetacei che vivono nel golfo. «La ricerca, come si fa a Taranto in questo settore da diversi anni, è una forma evoluta e partecipata che necessita del contributo di chi vi prende parte: grandi e bambini, tarantini e non. Stiamo mettendo a punto un algoritmo in grado di favorire in automatico il riconoscimento del singolo cetaceo. Un progetto che vorremmo concludere entro il prossimo anno, potendo contare anche sulle immagini e i video girati con i cellulari dai turisti saliti in diversi momenti a bordo dei catamarani». Ancora più in alto è fissata l’asticella di Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione e dei trasporti nel polo tarantino dell’ateneo di Bari, presidente del WWf Puglia e profondo conoscitore del’ecosistema marino. «A Taranto può nascere un santuario dei cetacei, sul modello di quello che esiste nell’alto Tirreno. Questo centro può diventare il simbolo di un’economia che genera profitto senza recare danni all’ambiente. È ora che la città torni a vivere della risorsa mare, chiedendo alle industrie presenti sul territorio di produrre rispettando l’ecosistema circostante».

Twitter @fabioditodaro

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