Wise Society : Le due facce dell’Italia sull’ambiente
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Le due facce dell’Italia sull’ambiente

Dai dati Istat pregi (energie rinnovabili, verde e orti urbani) e difetti (investimenti in protezione ambientale, smaltimento dei rifiuti) del nostro Paese

Andrea Ballocchi
2 gennaio 2017
italia, ambiente, istat

Ambiente: secondo l’Istat, l’Italia nel 2014 meno investimenti per la protezione dell’ambiente ma più areee verdi urbane, foto: Jacinta lluch valero/Flickr

Il rapporto tra Italia e ambiente è in chiaroscuro. A evidenziarlo sono due rapporti dell’Istat da poco pubblicati: uno sul benessere equo solidale (BES) e l’altro sugli investimenti per la protezione ambientale.

PROTEZIONE AMBIENTALE, IL CALO DELLE AZIENDE – Partiamo da quest’ultimo: nel 2014 gli investimenti per la protezione dell’ambiente delle imprese industriali risultano diminuiti per il secondo anno consecutivo, con un calo del 19,7% rispetto al 2013, a fronte di un aumento del 6,5% degli investimenti fissi lordi complessivi. Sono le pmi a registrare la maggior flessione (-41,6%) mentre appare più contenuta per le grandi imprese (-9,2%). Basti considerare che la spesa complessiva (1,1 miliardi di euro) è stata sostenuta per tre quarti dalle imprese con 250 e più addetti. Come sono stati spesi questi soldi? Per lo più (793 milioni di euro) per attrezzature, installazioni o dispositivi per il controllo e l’abbattimento dell’inquinamento, che agiscono dopo che questo è stato generato. Il restante va per tecnologie in grado di prevenire o ridurre alla fonte l’inquinamento generato dal processo produttivo. In ogni caso, sia per l’una che per l’altra voce le risorse stanziate sono in calo.

Passando invece al rapporto BES, gli analisti Istat segnalano che in Italia permanga una forte disparità “nell’ampiezza e nell’intensità delle risposte alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente, in gran parte riconducibili ad azioni tese all’adeguamento a normative europee e al governo di specifiche emergenze ambientali”. Partiamo dalle buone notizie: le aree verdi urbane accessibili ai cittadini e delle aree naturali protette coprono più del 20% del territorio nazionale. Un livello giudicato relativamente elevato. Nei comuni capoluogo italiani, nel 2014, il verde urbano pubblico che conta per lo più sul green “storico” di ville, giardini e parchi è cresciuto dello 0,7% rispetto al 2013. In continua crescita sono registrati anche gli orti urbani in città, attivati in 64 amministrazioni nel 2014 con un +4,9% rispetto al 2013.

Quando si parla di fonti rinnovabili, l’Istat segna nel 2015 (ultimo anno utile) “un andamento in controtendenza rispetto a quello espansivo registrato, con continuità, negli ultimi otto anni”. L’anno scorso la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da idroelettrico, fotovoltaico & C. risulta pari al 33,1% del totale, in netta crescita rispetto al 2004 (quando si attestava sul 15,5%), ma in diminuzione rispetto allo scorso anno (37,3%). E ancora: se nel confronto europeo, l’Italia nel 2014 presentava una quota superiore alla media Ue28 (33,4% rispetto a 27,5%), risulta ancora molto distante da Paesi quali l’Austria (70%) e Svezia (63,3%).

E poi ci sono le differenze che si riscontrano nella Penisola, che mostrano un Paese a due facce: per esempio, in tema di gestione dei rifiuti urbani nel Nord il 19% di quanto raccolto viene smaltito in discarica; nel Centro la quota cresce al 32,4% per passare al 49,4% nel Sud Italia, dove però si registrano miglioramenti nel corso degli ultimi anni.

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