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Inquinamento indoor

Neanche tra le mura di casa siamo al riparo dall'inquinamento. Il 20,4%, più di un quinto dei soggetti intervistati, è poco o per niente sicuro dal punto di vista della propria salute e della qualità dell'aria nella propria casa, mentre il 33,3% crede che l'aria della propria abitazione possa essere inquinata.

da VILLAGGIO GLOBALE
19 giugno 2013

Ilona Habben/Corbis

Neanche tra le mura di casa siamo al riparo dall’inquinamento.
Il 20,4%, più di un quinto dei soggetti intervistati, è poco o per niente sicuro dal punto di vista della propria salute e della qualità dell’aria nella propria casa, mentre il 33,3% crede che l’aria della propria abitazione possa essere inquinata. Per il 77,6% degli intervistati, inoltre, la principale fonte di avvelenamento dell’aria nelle proprie case è rappresentata dagli insetticidi, seguiti dal fumo di tabacco (77,5%), dalle vernici (38%) e dai prodotti per la pulizia (34%). È quanto emerge dallo studio «La percezione del rischio da inquinamento indoor» condotto in due municipi di Roma dall’Ispra in collaborazione con il Dipartimento Rismes «Gianni Statera», Art, Laboratorio di ricerca «Ambiente, Rischio e Territorio».
Particolare rilevanza assumono l’età e il tipo di edifici in cui si vive: la maggior parte dei palazzi «poco» sicuri (24,1%) risultano essere quelli di coloro che abitano in fabbricati costruiti nel periodo 1946-1960, mentre si collocano sopra al valore medio (18,4%) quelli di coloro che vivono in abitazioni costruite prima del 1919 (20,9%).
Si dichiara invece molto o abbastanza sicuro per la salute, il 100% delle persone che risiedono in stabili realizzati dopo il 1991.
Chi risiede in edifici non isolati, propri delle moderne aree urbane, si sente meno sicuro di chi abita in palazzine: il 15,6% di questi, infatti, reputa «cattiva» la qualità dell’aria, mentre più di un quarto di coloro che abitano in edifici urbani fornisce la medesima valutazione negativa ma in percentuale incrementata (25,3%).
In relazione al fumo invece sono le donne ad avvertire di più il pericolo rispetto agli uomini (peraltro fumano meno di loro). In questo caso l’età e l’istruzione giocano un ruolo opposto rispetto agli oggetti di studio precedenti; i più anziani sembrano essere maggiormente consapevoli del rischio sanitario derivante dal tabacco rispetto ai giovani e ai i più istruiti.
Importante è il ruolo della condizione economica nella percezione del rischio: chi è a «reddito fisso» si rivela meno disponibile e sensibile ad azioni contro l’inquinamento indoor rispetto ai lavoratori autonomi e a coloro che hanno un elevato titolo di studio. Lo stesso vale per le casalinghe che dovrebbero essere più sensibili all’inquinamento in ambienti confinati ma che a sorpresa si collocano in un’area abbastanza anonimo-media. Evidentemente, nella vita quotidiana, sono anch’esse condizionate dalla difficoltà di arrivare con il reddito familiare alla «quarta settimana» e le spese contro l’inquinamento non sono poi considerate così urgenti.

 

 

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Una risposta a Inquinamento indoor

  1. Faccio i complimenti innanzitutto al Vostro sito wisesociety.it e oltre a ciò, mi comlimento per la SENSIBILITA’ e METICOLOSITA’ di questo articolo. Il mio Studio, con una divisione preposta alla salute ambientale indoor, opera nel settore da oltre 25 anni e devo dare atto che avete affrontato il problema in modo molto semplice, allo stesso tempo tecnico e soprattutto con numeri assai REALI e incontrovertibili!!! complimenti, vi leggo quotidianamente tra le prime rassegne stampa web.

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