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Inquinamento atmosferico nelle città: la classifica di Legambiente

Il 2013 è l'"Anno europeo dell'aria" ma la situazione di molte metropoli italiane non è positiva

Ilaria Lucchetti
18 gennaio 2013

foto di www.legambiente.itL’immagine che esce sull’inquinamento delle nostre città dalla classifica “Pm10 ti tengo d’occhio” di Legambiente non è confortante. Non che la notizia possa prendere qualcuno di sorpresa. L’Italia, infatti, ha collezionato multe e sanzioni dall’Unione Europea in proposito.

Di certo, però, di conferme così se ne farebbe volentieri a meno. Cinquantuno i centri interessati dall’emergenza legata alle polveri sottili tra i 95 monitorati: in più della metà dei casi si è superato il bonus di 35 giorni di sforamento del valore medio giornaliero stabilito dalle legge quanto a Pm10 (50 microgrammi per metro cubo). Alessandria, Frosinone, Cremona e Torino sono le prime e peggio classificate, rispettivamente con 123, 120 e 118 giorni di eccesso. Tra le altre dieci città in cima alla poco invidiabile graduatoria si piazza anche Milano, con 106 giorni di superamento. Ma in generale è tutta l’area della Pianura Padana a confermarsi come la zona più critica con 18 città tra le prime 20 posizioni. Anche se pure il centro-sud ha i suoi problemi: al ventesimo posto troviamo infatti Napoli con 85 giorni di superamento e a seguire Cagliari (64), Pescara (62), Ancona (61), Roma (57) e Palermo (55).

Per il Pm 2.5, ancora più pericoloso perché ha un diametro inferiore ai 2,5 micron e passa più facilmente nelle vie respiratorie, nonostante il monitoraggio sia obbligatorio già dal 2011 e sia stato fissato il valore obiettivo di 25 microgrammi per metro cubo come media annuale, ancora oggi sono disponibili i dati di poche città. Tra quelle monitorate da Legambiente, il 50% sono risultate fuori norma. E, ancora una volta, in testa alla classifica negativa si trovano le zone urbane dell’area padana di Torino, Padova e Milano, che hanno fatto registrare un valore medio annuo compreso tra 35 e 33 microgrammi per metro cubo.

Tra gli altri inquinanti presenti, si trovano poi gli ossidi di azoto che in 24 delle 83 città prese in esame hanno superato la concentrazione media annua di 40 microgrammi per metro cubo stabilita dalla legge. Firenze, Torino, Milano e Roma sono ai primi posti dell’elenco.

Infine non va dimenticata la presenza dell‘ozono nei mesi estivi, rilevata in 44 delle 78 città analizzate dall’associazione ambientalista nel rapporto Ecosistema Urbano. Anche in questo caso ai primi posti le città del nord Italia: Mantova (130 giorni di superamento della soglia stabilita dalla legge), Lecco (94), Bergamo (90), Reggio Emilia (89) e Parma (85).

«I processi industriali e di produzione di energia, e in città prevalentemente il traffico veicolare e i riscaldamenti, sono le cause principali di emissione di polveri fini, ossidi di azoto, dei precursori dell’ozono e di altri inquinanti – sottolineano da Legambiente – Di conseguenza, questi i settori su cui bisogna intervenire»

Infine, maggiore attenzione andrebbe posta anche all’inquinamento acustico che in Europa provoca danni al 44% della popolazione e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. Per patologie che vanno dall’aumento della pressione ai problemi cardiaci, dall’ipertensione all’insonnia. Secondo i dati in mano all’associazione, le aree più rumorose sono la zona industriale della Westfalia (in Germania) e quella di Manchester (in Gran Bretagna). In Italia invece, la maglia nera va a Bari, Napoli, Roma, Bologna, Genova e Torino.

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