Wise Society : Il lago Ciad si è ridotto del 90%
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Il lago Ciad si è ridotto del 90%

Il bacino "sfama" quasi trenta milioni di persone, ma in cinquant'anni la sua dimensione s'è ridotta di nove volte. Un'eventuale "scomparsa" metterebbe a rischio gli equilibri geopolitici dell'Africa Centrale

Fabio Di Todaro
16 novembre 2015

Il lago Ciad prima e dopo«In cinquant’anni il Lago Ciad s’è ridotto a meno di un decimo della sua dimensione originale». Giunge dal Consiglio Nazionale delle Ricerche l’allarme riguardante il volume di un bacino – il quarto per dimensioni in Africa – in grado di soddisfare le esigenze idriche di oltre venti milioni di persone, nella regione del Sahel: tra le frontiere del Ciad, Camerun, Nigeria e Niger. La riserva d’acqua dolce è quasi allo stremo e il suo prosciugamento rischia di provocare una crisi ambientale, ecologica e umana di dimensioni incalcolabili. Un fatto analogo al Lago d’Aral, il più grande bacino di acqua salata del mondo situato tra Uzbekistan e Kazakistan che per colpa dell’uomo, che ha deviato i suoi due affluenti per irrigare le coltivazioni di cotone, ha perduto l’85% della sua portata.

UN BACINO CHE STA SCOMPARENDO – Le dimensioni del Ciad sono sempre state molto variabili, in ragione dell’apporto delle piogge, dato che nel lago non sfociano fiumi. Il bacino ha cambiato più volte la sua dimensione negli ultimi quarantamila anni, al punto da sparire durante l’ultima glaciazione. Le siccità degli anni ’60, ’70, ’80 hanno determinato l’attuale riduzione dei volumi e nel 2000 la superficie – inizialmente di ventottomila metri quadri, 75 volte il Lago di Garda – era arrivata a coprire appena 1500 metri quadri (quattro volte il lago più grande d’Italia). Trattandosi di un lago poco profondo – solo sette metri nel punto più basso e 1,50 di media – la sua dimensione è molto sensibile al cambiamento di profondità media e affronta forti variazioni stagionali. Alla luce del nuovo allarme, secondo i ricercatori «occorre intervenire sui fattori di fragilità di questo delicato e complesso ecosistema». Pena l’alterazione di un equilibrio unico non soltanto per la natura, ma anche per l’economia e i rapporti tra le diverse comunità.

RIPERCUSSIONI ECONOMICHE E POLITICHE – La progressiva desertificazione e la perdita di acqua e cibo stanno rendendo sempre meno ospitale l’intera area che dal Ciad ha finora tratto acqua, energia e nutrimento. Al punto da, secondo il presidente del Cnr Luigi Nicolais, «favorire il radicalizzarsi dei conflitti e dei fondamentalismi concause delle attuali grandi ondate migratorie». Il rischio all’orizzonte è quello di una cascata di ripercussioni in grado di danneggiare l’ambiente, l’ecologia delle specie e gli equilibri delle popolazioni. Con conseguenze economiche e geopolitiche facilmente immaginabili. La questione è stata affrontata nel corso di un meeting internazionale (“Il lago Ciad: un serbatoio di cibo e acqua tra disastro ambientale e cooperazione internazionale. Quale contributo possibile dal sistema Italia?”) a cui hanno preso parte anche Romano Prodi (presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli), Diana Bracco (commissario generale di sezione per il Padiglione Italia all’Expo) e Wassalké Boukari (ministro dell’Idraulica e della bonifica della Repubblica del Niger).

QUALI SOLUZIONI? – Tra le soluzioni prospettate per frenare un processo naturale che rischia di diventare una catastrofe per trenta milioni di persone, c’è l’ipotesi di deviare le acque di alcuni affluenti del fiume Congo. «Ma è un’operazione complessa e rischiosa – spiega Giuseppe Palmisano, direttore dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Cnr -. Le terre coltivabili emerse come risultato del progressivo asciugamento del lago sono molto fertili e ben utilizzate per Come sta cambiando il Ciad (foto Cnr)l’agricoltura, quindi sommergerle potrebbe rappresentare un ulteriore problema. Sull’aspetto della sua rivitalizzazione a fini agricoli c’è grande disponibilità a collaborare, anche se ce n’è meno rispetto all’ipotesi di usarlo anche per la produzione di energia». Il timore è quello che possano inserirsi gruppi estremisti e terroristici, come Boko Haram, che attorno al Lago Ciad ha creato molte basi gestite sotto il controllo dei propri miliziani. Altra ipotesi da evitare è quella del land grabbing, l’accaparramento delle terre realizzato con capitali stranieri che potrebbe rappresentare il colpo di grazia per l’economia delle popolazioni locali.

Twitter @fabioditodaro

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