Wise Society : Il design dei ragazzi di San Patrignano
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Il design dei ragazzi di San Patrignano

Le vecchie botti della comunità destinate al macero rinascono in nuovi oggetti di arredo disegnati da trenta architetti di fama internazionale e realizzati dai ragazzi della falegnameria

Francesca Tozzi
18 aprile 2012

San Patrignano riuso riciclo recupero ragazzi legno lavoro artigianale falegnameria design comunità cantina botti Barrique arredo architettiIl riscatto delle persone attraverso il lavoro, il riciclo dei materiali e il recupero del lavoro artigianale. Il tutto valorizzato attraverso un design di alto livello. E’ il nuovo progetto di San Patrignano che sarà presentato al Salone del Mobile 2012: oggetti di arredo disegnati da trenta architetti di fama internazionale e realizzati dai ragazzi della falegnameria con il legno delle botti della cantina della comunità. Il progetto “Barrique, la terza vita del legno”, per cui architetti e designer hanno progettato, a tema libero, un oggetto di design, usando il legno di recupero delle botti della comunità, è stato possibile grazie all’aiuto di Maurizio e Davide Riva e al sostegno di Federvini, FederlegnoArredo e Cosmit.

San Patrignano, il più grande centro antidroga d’Europa, con oltre 1300 ragazzi, durante i suoi oltre trenta anni di attività è riuscita a sviluppare un’importante attività vitivinicola con una produzione annua di 600.000 bottiglie di vini di alta qualità. Il vino invecchia all’interno di botti in legno di rovere francese stagionato all’aria aperta, la cui vita media è di sole tre vendemmie. Dopo un utilizzo di massimo tre anni, il legno di queste botti è destinato a essere distrutto. Grazie a questo progetto invece, il legno viene riciclato e acquista nuova vita.

E’ così che gli oggetti ideati dagli architetti sono stati realizzati da circa 200 ragazzi della comunità all’interno dei laboratori di falegnameria situati nelle sedi di San Patrignano di Rimini, Trento e Botticella. «Si è trattato di un lavoro artigianale portato avanti con grande cura dai nostri ragazzi – spiega il responsabile della falegnameria della comunità Marco Stefanini – Hanno potuto misurarsi con progetti di livello assoluto e confrontarsi con designer, ma la cosa più bella è stato vederli tornare ad appassionarsi a qualcosa».

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