Wise Society : Idrogeno, il piano nazionale è servito
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Idrogeno, il piano nazionale è servito

L’associazione H2it presenta ufficialmente ai ministeri competenti la bozza del piano nazionale che porta alla ribalta l’idrogeno per la mobilità sostenibile

Andrea Ballocchi
19 luglio 2016
 IDROGENO mobilità a idrogeno

Il piano nazionale all’idrogeno appena approvato verrà inviato entro l’autunno alla Commissione Europea

Lo scorso 8 luglio a Catania è stato varata ufficialmente alla presenza dei ministri dei Trasporti dell’Ambiente e di quello dello Sviluppo economico la bozza del piano per lo sviluppo delle infrastrutture necessarie per la diffusione dell’idrogeno nel trasporto. A realizzarla è stata H2it, Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile che già lo scorso dicembre l’aveva promossa.

«L’associazione ha lanciato un’iniziativa che si chiama Mobilità a idrogeno Italia, raccogliendo tutti gli stakeholder esperti sia in tecnologia all’idrogeno che in celle a combustibile, promuovendo la creazione di quattro gruppi di lavoro, dagli standard di sicurezza alle analisi di fattibilità economica», spiega Angelo Moreno, di Enea, in occasione di un convegno a Milano, organizzato da Fast (Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche), per fare il punto della situazione. Moreno, tra i massimi esperti del settore, è anche presidente di H2it, che ha visto aggregati diversi attori, tra i quali l’Anci – Associazione nazionale Comuni italiani e varie associazioni come Assogastecnici e Anev (energia eolica) e aziende.

Lo stesso Moreno ha anticipato che «è stata predisposta una bozza di decreto ministeriale di accettazione di questo piano in quanto a novembre dovrà essere inviato alla Commissione europea». Il decreto di recepimento riguarda, oltre all’idrogeno, il metano e l’elettrico, comprendendo così vari capitoli sui combustibili alternativi.

«Quando parlavamo di possibili applicazioni le abbiamo descritte un po’ tutte, per evidenziare la duttilità dell’idrogeno nella mobilità», segnala Moreno, indicando dove può essere utilizzato l’idrogeno, dal trasporto stradale a quello navale. E nel documento non mancano anche le matrici di produzione che comprendono il reforming del gas naturale – da cui già oggi si producono buona parte delle 50/60 milioni di tonnellate globali annue e a bassissimo costo – e del biogas, l’elettrolisi dall’acqua e l’impiego di fonti rinnovabili (gassificazione delle biomasse, alghe, batteri…).

OBIETTIVO STORAGE – Qualcosa si muove quindi sul fronte della mobilità a idrogeno, ma non è solo quello l’ambito di interesse che vede questo vettore energetico sempre più al centro dell’attenzione globale. Infatti c’è anche lo storage energetico che si pone come un versante decisamente innovativo e di prospettiva: McKinsey research ha indicato in un report gli accumuli di energia come una key disruptive technology per la prossima decade con un impatto mondiale che va dai 100 ai 600 miliardi di dollari. In questo senso, ha segnalato Luigi Crema, head Ares (Applied research on energy system) presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento, i vantaggi offerti dall’impiego dell’idrogeno sono molti: l’alta efficienza di conversione, l’impatto zero in termini di inquinamento, la compatibilità con le attuali tecnologie. L’idrogeno, tra l’altro, può essere stoccato in diversi modi: gassoso, liquido e anche solido offrendo così un ventaglio di soluzioni davvero ampio.

Sempre parlando del Fondazione Bruno Kessler, lo stesso Crema ha ricordato il lavoro del centro di ricerca italiano nel coordinare il progetto scientifico europeo Eden (High Energy Density Mg-based Metal Hydrides Storage System), relativo allo stoccaggio di idrogeno in nuovi materiali. Un progetto importante per portare l’idrogeno come fonte di energia nelle case e nei luoghi pubblici.

 idrogeno mobilità

Il generatore portatile basato sulla tecnologia delle celle a combustibile della Genport

MODULI A IDROGENO PORTATILI – Ci sono poi altre opportunità che provengono dalla ricerca che fanno pensare a sviluppi promettenti dell’uso dell’idrogeno per applicazioni mobili: è il caso di GenPort, spinoff del Politecnico di Milano, che progetta, produce e commercializza generatori portatili basati sulla tecnologia delle celle a combustibile. Soluzioni che possono offrire un’ampia serie di utilizzi, garantendo autonomia e innovazione, come le soluzioni ibride tra cui GenPort 300, probabilmente il generatore portatile di taglia maggiore al mondo. Garantisce l’erogazione di energia elettrica in continuità in situazioni estreme dove la mancanza di elettricità è la norma. Ha costi contenuti (4000 euro) e offre una maggiore elasticità rispetto alle batterie tradizionali. «È un oggetto interessante perché consente di offrire circa 24 ore di autonomia». Che mercati si aprono? Disparati: pensiamo ai camper, alle piccole imbarcazioni, che potranno beneficiarne, ma soprattutto alle abitazioni in centri isolati e privi di connessioni elettriche. Basterà ora sviluppare soluzioni a idrogeno della capacità ideale per alimentare queste nuove tecnologie. E chissà che un giorno non troppo lontano ci si possa davvero muovere a idrogeno.

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