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Ibernazione tra costi alti, incognite e scetticismo

In tutto il mondo i corpi crioconservati sarebbero circa 300, ma gli ostacoli alla «resurrezione» sono infiniti.

Fabio Di Todaro
9 gennaio 2017
ibernazione, scetticismo, criogenesi

L’ibernazione in Italia non ha ancora preso piede, ma sono già molte le discussioni e i dibattiti su questa pratica, Image by iStock

Per adesso è una chimera: nulla di più, anche se sono già passati 50 anni esatti dalla prima ibernazione, quella del corpo del professore di psicologia dell’università della California James Bedford avvenura il 12 gennaio del 1967. Ma l’ibernazione in medicina ha delle applicazioni che non sono quelle per cui è balzata agli onori delle cronache negli ultimi tempi. Del congelamento del corpo umano si è parlato in occasione della scelta compiuta da un’adolescente inglese malata di cancro, che aveva espresso questa volontà prima di morire. La quattordicenne ha ottenuto il diritto a essere ibernata post-mortem, tramite criogenesi. I giudici dell’Alta Corte di Londra hanno accolto la sua richiesta, col consenso della madre e contro il volere del padre, avanzata nella speranza di essere un giorno «risvegliata» e guarita con nuove cure, questa la richiesta.

ANCHE UN ITALIANO TRA GLI IBERNATI – «Ho solo 14 anni e non voglio morire ma so che ciò accadrà – aveva raccontato la ragazza prima di morire -. Penso che la criopreservazione possa darmi una chance di essere curata e risvegliata, anche tra 100 anni. Non voglio essere sotterrata. Voglio vivere e penso che in futuro possano trovare una cura per il mio cancro». La criopreservazione consiste nel conservare il corpo del defunto a temperature bassissime, nell’autentica speranza di essere resuscitati dalla medicina del futuro. Sull’operazione non sono stati forniti dettagli, ma è probabile che la famiglia abbia speso qualcosa come duecentomila euro. A tanto ammonta infatti la richiesta della Alcor Life Extension Foundation, che assieme al Cryonics Institute del Michigan e alla moscovita KrioRus garantisce l’opportunità di conservare i corpi umani a temperature bassissime. A tariffe più base – ottantamila euro – si può crioconservare soltanto la testa. Anche in Italia c’è chi ha già prenotato il proprio posto. Si tratta di Rita Poddighe e Daniele Chirico da Sassari, che lo scorso hanno sborsato sessantamila euro per farsi congelare dopo la morte, con l’obiettivo di risvegliarsi chissà quando. Un altro italiano, Aldo Fusciardi, è stato invece già ibernato nel 2012, dopo un infarto. In tutto il mondo i corpi crioconservati sarebbero circa 300, ma gli ostacoli alla «resurrezione» sono infiniti.

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Anche il mondo scientifico non ha molte risposte sugli effetti e le conseguenze dell’ibernazione, Image by iStock

IBERNAZIONE: COME SI PROCEDE? – Non esistono infatti al momento tecniche in grado di scongelare l’organismo deceduto, benché conservato. Lo stesso centro in cui è avvenuta l’ultima ibernazione specifica che finora «nessun essere umano adulto è stato mai fatto rivivere». Al momento, dopo la morte del paziente, gli specialisti si recano nel luogo di residenza e procedono con l’adeguata preparazione. Il corpo e il cervello vengono sistemati in una cella portatile con ghiaccio secco mantenuto a -79 gradi. Dopodiché avviene il trasporto in America e la conservazione a -196° gradi. In questa fase un cadavere congelato è più simile a quello di una persona appena deceduta, ma nulla di più. Come spiegato di recente anche da Matteo Cerri in queste pagine, «l’obiettivo non è far resuscitare una persona». Gli studiosi lavorano in questa direzione per ridurre tutt’al più il dispendio energetico da parte dell’uomo (in vita), in modo da permettergli di abituarsi anche a condizioni di vita estreme. È per ovvie ragioni, etiche e legali, vietata l’ibernazione in vita, come metodo di viaggio nel tempo verso il futuro.

GLI USI (REALI) DEL FREDDO IN MEDICINA – In effetti anche se la conservazione fosse davvero impeccabile, resterebbe da capire come si può «scongelare» un uomo. Anche in questo senso, però, si registrano i primi progressi. Nel 2015 è stato pubblicato uno studio sul «Journal of Criobiology» che ha evidenziato la possibilità di scongelare un cervello di un consiglio e le sue cellule, senza danno alcuno: pur avendole conservate per anni alla temperatura di 135 gradi sottozero. Attualmente in medicina si crioconservano gameti ed embrioni, per successivi impianti. Temperature basse, ma superiori al punto di congelamento, vengono infine utilizzate per conservare temporaneamente gli organi destinati al trapianto.

Twitter @fabioditodaro

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Una risposta a Ibernazione tra costi alti, incognite e scetticismo

  1. claudio

    accontentiamoci di vivere il giusto ma in modo migliore non di rincorrere un sogno ancora non realizzabile

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