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Detox: i perfluorocarburi presto eliminati nei tessuti per outdoor

Greenpeace inanella una vittoria nella sua campagna Detox Outdoor. Gore Fabrics eliminerà dai suoi prodotti le sostanze nocive per l’ambiente

Mariella Caruso/Nabu
20 febbraio 2017
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La Gore Fabrics ha comunicato che entro pochi anni eliminerà totalmente dai suoi prodotti i perfluorocarburi (PFC), foto: W. L. Gore & Associates

Niente più perfluorocarburi nei tessuti per abbigliamento outdoor, almeno in quelli di Gore Fabrics. L’azienda americana, leader del mercato delle membrane idrorepellenti ha annunciato che eliminerà dai suoi prodotti Gore-Tex i PFC, sostanze nocive per l’ambiente (e per l’uomo) e utilizzerà alternative ecofriendly. L’annuncio dell’azienda americana – che ha anche fornito una roadmap del programma di abbandono per i prossimi 6 anni  – è una vittoria per Greenpeace che con la campagna Detox, dal 2011, chiede all’industria tessile e dell’abbigliamento di eliminare tutti i composti chimici pericolosi dalle proprie filiere produttive e che, nel nel 2015, ha puntato l’attenzione sul settore dell’abbigliamento outdoor con Detox Outdoor.

Le ricerche hanno, infatti, dimostrato che i PFC sono sostanze difficili da smaltire perché persistono nell’ambiente e possono accumularsi nei tessuti e aumentare di livello attraverso la contaminazione della catena alimentare. Una volta assimilati dall’organismo (l’emivita può anche essere di 8 anni), alcuni PFC hanno anche effetti sul fegato e, come interferenti endocrini, possono alterare i livelli di crescita e riproduzione ormonale. Queste sostanze – ha più volte sottolineato Greenpeace – sono state trovate in laghi isolati, possono accumularsi nel fegato degli orsi polari nell’Artico, e persino nel sangue umano.

Alla campagna “Detox Outdoor” hanno partecipato migliaia di persone, amanti della natura e delle attività all’aria aperta, che hanno chiesto ai loro marchi preferiti prodotti privi di PFC. L’idea di fondo è, infatti, che marchi che dicono di amare la natura e rispettare i suoi amanti, debbano fare da “guida” per un ambiente migliore, impegnandosi a eliminare queste sostanze rischiose, con programmi ambiziosi e scadenze concrete. Gore Fabrics, in particolare, ha annunciato che eliminerà i PFC pericolosi dai suoi principali laminati outdoor (che corrispondono all’85% di prodotti) entro la fine del 2020 e dai laminati speciali idrorepellenti (che corrispondono al restante 15%) entro la fine del 2023.

Per la produzione di membrane e rivestimenti idrorepellenti, l’azienda svilupperà nuove tecnologie più rispettose dell’ambiente e anche se in alcuni processi produttivi, alcuni PFC continueranno a essere usati ci sarà un monitoraggio i cui dati, accessibili a tutti, documenteranno che non vengono rilasciati nell’ambiente sostanze pericolose durante le fasi di lavorazione.

I PFC, per dovere di cronaca, non sono noti per generare problemi di salute se al contatto con la pelle e non esistono, prove dirette legate ai rischi generati dall’indossare abiti contenenti queste sostanze. Ma queste sostanze sono rilasciate nell’ambiente durante la produzione dei tessuti, così come durante l’uso e lo smaltimento che possono raggiungere i nostri corpi quando respiriamo, beviamo  o ingeriamo cibo. «I  nostri prodotti sono sempre stati sicuri da indossare, ma Gore riconosce i problemi riguardanti la possibile contaminazione ambientale generata dall’uso di questo gruppo di sostanze e la necessità di introdurre sul mercato tecnologie più sicure per l’ambiente», dichiara Bernhard Kiehl, responsabile Sostenibilità di Gore Fabrics.

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Da anni la campagna di Greenpeace si batte per eliminare dai prodotti tessili i perfuorocarburi, Foto: Greenpeace

Sul sito della campagna di Greenpeace sono disponibili i nomi dei marchi che si sono già impegnati per il cambiamento. Puma e Adidas, ad esempio, hanno già adottato obiettivi ambiziosi e marchi come Vaude, Paramo, Rotauf vengono definiti veri e propri campioni Detox perché hanno hanno già dimostrato come sia possibile produrre abbigliamento e attrezzature outdoor senza PFC.

L’associazione punta, invece, il dito contro The North Face, Mammut, Salewa, Haglofs, Norrona, Black Yak, Jack Wolfskin perché «nonostante abbiano promesso di liberarsene entro il 2020 – dicono –  alcune di queste aziende continuano a utilizzare i PFC nascondendoli in membrane, zaini, scarpe o sacchi a pelo, mentre altre mancano di trasparenza riguardo il processo di eliminazione di queste sostanze». Più forte l’attacco a Patagonia, Columbia, Arc’Teryx che, secondo Greenpeace  «non stanno facendo abbastanza per eliminare i PFC. Hanno solamente sostituito un gruppo di PFC (a catena lunga) con un altro (a catena corta), cercando di convincere i consumatori che fare a meno dei PFC non è possibile». «L’impegno di Gore Fabrics, il più importante fornitore di tessuti idrorepellenti, manderà definitivamente in pensione l’utilizzo dei PFC nell’intero settore dell’abbigliamento e attrezzature outdoor», ha dichiarato Chiara Campione, Detox Outdoor Corporate Lead di Greenpeace Italia.

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