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Dal Giappone arriva il materiale che rinasce dal fango

Si chiama GreenBiz ed è lo scarto della produzione tessile. Può essere utilizzato in tanti modi: per le coperture dei tetti ma anche come pannello fonoassorbente

Michele Novaga
29 aprile 2014

Pannelli fonoassorbenti realizzati col GreenBizNon si trova ancora in commercio ma sul suo impiego nel campo dell’edilizia – e in altri settori– architetti e ricercatori ci stanno lavorando da tempo. Non solamente in Giappone, luogo dove è stato ufficialmente creato e sperimentato in seno ad una delle più importanti aziende tessili del paese, la Komatsu Seiren. Ma anche nel nostro paese. Il Greenbiz, infatti, questo il nome del materiale inerte realizzato a partire dai fanghi e dagli scarti della lavorazione tessile, è al centro di alcuni esperimenti e studi.

«I residui di lavorazione per la tintura di colore comportano dei depositi e dei residui fangosi considerati speciali che normalmente vengono mandati ad un digestore anaerobico dove in un ambiente in assenza di ossigeno vengono attaccati da batteri che li mangiano e li digeriscono. Il digestato che ne deriva depurato da tutti gli elementi inquinanti ma non ancora riutilizzabile viene centrifugato e seccato e la cenere che ne deriva viene seppellita in discarica», racconta a wisesociety.it l’architetto Michele Gambolò referente della Komatsu in Italia. Che aggiunge: «In Giappone hanno pensato di riutilizzare il Greenbiz mettendolo a cuocere a oltre 1000 gradi ancora umido con un impasto di argilla e altri elementi in forni simili a quelli utilizzati per le ceramiche».

Ciò che ne deriva è una sorta di focaccia lunga tagliata come una piastrella da 50 centimetri per 3 di spessore. Una ceramica porosa che accetta il 50% del suo volume di acqua che rilascia lentamente. I giapponesi ne hanno subito intuito le proprietà per far crescere alcune varietà di piante soprattutto quelle grasse ma anche per realizzare dei tetti verdi molto leggeri che in un luogo a così alto rischio sismico possono essere di grande aiuto. Ecco perché hanno pensato di riutilizzarlo limitando anche i costi del suo processo di smaltimento all’interno di un ciclo virtuoso che permette anche un discreto risparmio di Co2. Un mercato che vale per ora 8 milioni di euro ma che, se adeguatamente rinforzato grazie anche ad investimenti in ricerca, potrebbe diventare un materiale del futuro per le costruzioni.

Green Biz parete verde«Insieme ad altri colleghi italiani stiamo studiando che tipo di uso si può fare di questo materiale che può essere utilizzato come pannello fonoassorbente nei teatri e negli auditorium di musica. Oppure per aiutare la crescita di piante dando vita a pareti che attenuano calore e freddo. Al Politecnico di Milano, al Velux lab, gli architetti Valentina Gallotti e Marco Imperadori stanno studiando addirittura coi droni le proprietà rinfrescanti di un parapetto di piante cresciute nel Greenbiz».

Per ora in Giappone con il Greenbiz hanno realizzato la copertura del tetto della stessa  sede della Komatzu e quello di alcuni bar e ristoranti. Ma hanno creato anche dei mattoni autobloccanti capaci di mitigare e impattare grazie alla loro elevata permeabilità le prime piogge scoprendo che riescono anche a tenere bassa la temperatura senza surriscaldarsi.

Ma questo materiale può essere utilizzato anche per altri usi quotidiani: per esempio per tenere alla giusta temperatura i vini o per piccoli pollai. Ma banalmente se lo si riempie di bio-etilene può diventare uno stoppino dato che rilascia a poco a poco il liquido. Oppure un diffusore di essenze. «Noi pensiamo di utilizzarlo in batterie imbevute di acqua per inumidire la canalizzazione dell’aria condizionata o per profumare e togliere odori in certi ambienti. E in Asia c’è chi sta studiando come utilizzarlo negli orti galleggianti», aggiunge Gambolò.

Per ora l’ostacolo più grande resta il trasporto del materiale dal paese del Sol Levante. Ma si stanno facendo delle valutazioni per vedere se nei luoghi in cui il tessile è ancora forte e cioè il vicentino, Prato, il Piemonte si possa dar vita a dei processi di smaltimento e riciclo salvando il Greenbiz dal processo che lo porta in discarica. Cosa che risolverebbe vari problemi e ovviamente ne abbatterebbe il costo che oggi si aggira sui 30 euro al metro quadrato. «In Giappone va molto l’idea non solo del recupero ma anche della riqualificazione per dare un livello superiore al materiale elevandolo a più nobile. Del resto anche i primi prototipi di oggetti realizzati con la plastica erano abbastanza grossolani. Pensiamo soltanto ai fogli di carta riciclata come erano trenta anni fa e come sono adesso: si fa fatica a capire quali siano quelli riciclati e quelli prodotti dall’albero. Noi per ora abbiamo buttato il sasso ma questo materiale è come l’araba fenice che invece di rinascere dalla cenere lo fa dal fango e quindi è giusto dargli una seconda vita».

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