Wise Society : Condanna esemplare al processo per l’Eternit ma è solo un primo passo
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Condanna esemplare al processo per l’Eternit ma è solo un primo passo

I 18 anni di reclusione con cui la Corte di Appello di Torino ha condannato il manager svizzero Schmidheiny dovranno essere confermati in sede di Cassazione. Intanto il problema dell'esposizione all'amianto rimane, da Casale Monferrato fino a Bari e Bagnoli. Le bonifiche, in molti casi, non sono ancora partite

Francesca Tozzi
4 giugno 2013

Foto di Arvid Rudling/flickr Nel processo Eternit sulle vittime dell’amianto la Corte di Appello di Torino ha condannato il manager svizzero Stephan Ernest Schmidheiny a 18 anni di reclusione per disastro doloso e omissione di cautele. In primo grado era stato condannato a 16 anni. La notizia è di ieri ma è di quelle destinate a far discutere a lungo. Almeno quanto si era trascinata la questione dei lavoratori costretti a respirare quotidianamente questo veleno e delle bonifiche promesse e mai effettuate. La Corte ha predisposto 20 milioni di euro per la Regione Piemonte e oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato.

La sentenza di Torino è un inizio, e non una fine: rimane da affrontare la Corte di Cassazione. I risarcimenti saranno difficili per ragioni legali, burocratiche ed economiche ma questa sentenza è un primo passo importante salutato favorevolmente dalle famiglie coinvolte e dalle associazioni ambientaliste. Solo un primo passo perché il rischio di ammalarsi di mesotelioma pleurico è ancora presente sul territorio nazionale. Ogni anno solo a Casale Monferrato continuano a morire almeno 50 persone per patologie legate all’Eternit.

Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha parlato di “una sentenza esemplare che restituisce giustizia a migliaia di persone e famiglie che hanno sopportato e sopportano ancora un vero calvario. Speriamo che anche il terzo grado di giudizio confermi questa sentenza perché il caso italiano sia ora d’esempio e faccia giurisprudenza nel mondo, soprattutto nei Paesi dove l’amianto continua a essere estratto e lavorato e continua silenziosamente a mietere vittime”. È un’eredità pesante quella della produzione d’amianto nel nostro Paese, che va dal milione di m² delle coperture di edifici privati di Casale Monferrato (Al) ai 45 milioni di m3 di pietrisco di scarto contaminato presso la miniera di Balangero (To), passando per i 90.000 m3 di fibra, in varie forme, contenuti nello stabilimento produttivo di cemento amianto nella città di Bari, fino ad arrivare ai 40.000 big bags contenenti rifiuti d’amianto prodotti fino ad oggi con la bonifica di Bagnoli a Napoli.

C’è poi l’amianto domestico, sparso nelle case, scuole o edifici pubblici. Su questo non ci sono ancora dati certi ma le ultime stime del Cnr e dell’Ispesl parlano di oltre 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale. Purtroppo i dati sanitari dell’Inail ci dicono che nel nostro Paese gli effetti dell’esposizione all’amianto sono destinati a crescere fino al 2020. Ragion per cui è di primaria importanza accelerare le bonifiche previste dalla legge.

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