Wise Society : Cervelli italiani in vetrina
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Cervelli italiani in vetrina

In due prestigiose classifiche internazionali compaiono diversi italiani – alcuni giovanissimi - che si sono fatti notare positivamente per i loro studi e le loro idee.

Andrea Ballocchi
28 gennaio 2016

Secondo Forbes e Thomson Reuters sono molti i cervelli italiani che si sono distinti in vari campi,Image by iStock

Sono molti i cervelli italiani che si fanno onore nel mondo per meriti scientifici e per il contributo offerto in campo economico e sotto forma di idee originali. Nel giro di pochi giorni sono state pubblicate due importanti classifiche che hanno dato lustro a persone certamente speciali: una è quella della rivista Forbes, dedicata ai 30 under 30 più influenti.

Vi fanno parte sei italiani: tre di questi sono deputati (il più famoso è Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle), altri due si distinguono per la consulenza politica: di questi uno è un enfant prodige. Si chiama Leonardo Quattrucci, il Sole 24 Ore gli ha dedicato un articolo, segnalandolo come il più giovane consulente politico dell’European Political Strategy Centre, che supporta direttamente il Presidente della Commissione Europea. C’è poi chi opera nel sociale: è Jacopo Mele Guedado, 22enne co-fondatore della onlus Homo ex Machina, fondazione tecno-filantropica per la salvaguardia e il benessere dell’umanità attraverso idee e tecnologie digitali.

Venendo poi ad altri under 30 distintisi in diversi settori, si segnala Tommaso Checchi, 26 anni, sviluppatore di videogiochi, che sta lavorando all’edizione pocket di Minercraft, scaricato da 30 milioni di persone e venduto a 17 milioni che ne fanno ancora il gioco che ha registrato più vendite per pc di sempre.

L’altra classifica, forse ancora più prestigiosa, è stata stilata da Thomson Reuters e Luigi di Maioriguarda gli scienziati più influenti al mondo, in termini di pubblicazioni altamente citate, nel periodo 2003-2013 e che comprende circa 3.100 autori.

Contando, per stima, circa nove milioni di ricercatori che producono più o meno due milioni di studi ogni anno, essere compresi in questo gotha è quanto mai motivo d’orgoglio planetario. Di questi, solo 44 lavorano nel nostro Paese – e non tutti sono italiani… Va detto che nella classifica dei Paesi d’appartenenza, nelle prime dodici posizioni sono presenti ben sei Paesi europei (Gran Bretagna, Germania, Olanda, Francia, Svizzera e Spagna). L’Italia però non compare.

Torniamo ai meritevoli scienziati connazionali: alcuni, come Maria Cristina Facchini del CNR, hanno contribuito alla stesura del famoso rapporto IPCC sui cambiamenti climatici; sempre per il Consiglio Nazionale delle Ricerche lavora anche Serena Sanna, il cui contributo è riconosciuto alla conoscenza scientifica di malattie monogenetiche. Nella classifica trovano posto personaggi decisamente noti nel settore come il direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas, Alberto Mantovani, scopritore del gene che “frena” il cancro. C’è chi come Daniele Del Rio (Università di Parma) studia gli effetti sulla salute dei polifenoli, chi come Bruno Scrosati dell’Istituto Italiano di Tecnologia fa parte del team degli inventori della super batteria a inchiostro di grafene.

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