Wise Society : Caccia alla balena: il Giappone vuole riprenderla dopo un anno di stop
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Caccia alla balena: il Giappone vuole riprenderla dopo un anno di stop

Le associazioni ambientaliste con in testa Greenpeace però si oppongono alla possibile cattura fino al 2027 di 4000 esemplari

Fabio Di Todaro
26 giugno 2015
Image by © Arctic-Images/CorbisAlla bocciatura giunta più di un anno fa, con la firma della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (Iwc), il Giappone ha replicato adducendo motivazioni scientifiche alla volontà di far ripartire le battute di pesca in Antartide – con il supporto della Norvegia e dell’Islanda – mirate alla cattura dei cetacei.
A esporsi Joji Morishita, rappresentante nipponico all’interno dell’Iwc: «L’obiettivo è indagare la struttura dell’ecosistema marino dell’Antartico e raccogliere informazioni sulle balene, utilizzando approcci letali e non». Ma la comunità scientifica internazionale e le associazioni ambientaliste – Greenpeace in testa – sospettano che le mire siano altre. La carne di balena è tra le più apprezzate in Oriente e assicura lauti guadagni a chi la commercializza. A conti fatti, dunque, è in atto uno scontro tra le parti.
Occorre riavvolgersi il nastro degli ultimi avvenimenti per fare chiarezza. A marzo del 2014 la Corte di Giustizia Internazionale de L’Aja ha ordinato al Giappone di revocare le autorizzazioni esistenti – e di annullarne la concessione di altre – per la cattura di balene anche se per ragioni scientifiche. A ricorrere, in quel caso, era stata l’Australia, convinta che da Tokyo avessero violato gli obblighi internazionali pur di immettere sul mercato la carne dei cetacei. Adesso, sulla base di un programma scientifico redatto ad hoc con lo scopo di far riprendere le attività di ricerca, il Giappone chiede di poter riavviare l’attività a partire dalla stagione di caccia 2015-2016, dopo oltre un anno di stop. Prima, però, occorrerà dimostrare alla Commissione Internazionale gli scopi scientifici del nuovo programma, che prevede la caccia di quasi quattromila balene tra il 2015 e il 2027.
La matassa, dunque, è tutt’altro che prossima a essere sbrogliata. Le radici di questo scontro rimandano al 1982, anno in cui l’Iwc adottò una moratoria sulla caccia commerciale alle balene, autorizzandola a scopo di ricerca. I limiti della catture sono fissati da ciascun Paese a cadenza annuale e sottoposti all’autorizzazione da parte dell’organizzazione sovranazionale, ma di fatto il “whale watching” è stato fino allo scorso anno un’attività fiorente, in grado di generare profitti per oltre un miliardo di dollari all’anno nel mondo. Le organizzazioni ambientaliste, preoccupate per l’estinzione di diverse specie di cetacei, continuano però a opporsi.
Twitter @fabioditodaro
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