Wise Society : Cosi rinascerà l’ex area industriale di Bagnoli
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Cosi rinascerà l’ex area industriale di Bagnoli

Via libera al progetto di rigenerazione urbana sull'area dove una volta sorgeva l'Italsider. Tra le opere anche una spiaggia chilometrica. E non mancano i pareri contrari come quello della«Città della Scienza»

Fabio Di Todaro
21 luglio 2017

Almeno sulla carta, le premesse sono ottime. Bagnoli, l’area alla periferia occidentale di Napoli dove fino al 1992 sorgeva l’Italsider, è pronta a cambiare volto. Diverrà, sempre secondo il nuovo progetto, una delle aree più belle di Italia: e non solo. «In realtà lo è già», ha affermato senza giri di parole il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, l’artefice della «pax» sottoscritta da Governo, Regione Campania e Comune in nome del futuro di questa piana affacciata sul golfo di Pozzuoli. Un posto che, per dirla con le parole della scrittrice napoletana Valeria Parrella, «oggi è il simbolo di un disastro ambientale, ma il cui valore è già nel suo nome, che indica un luogo in cui si facevano i bagni termali: con i Campi Flegrei a un passo, dove Nerone e Diocleziano venivano in vacanza. Lo sfondo, poi: Capri, Ischia e Procida. Anche da qui passa l’idea della rinascita della città».

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Un rendering di come diventerà l’area di Bagnoli alla fine del 2024 (prevista anche una spiaggia lunga alcuni chilometri)

LA NUOVA BAGNOLI SARA’ PRONTA NEL 2024 – Dopo uno stand-by di oltre vent’anni, il via libera sul futuro di Bagnoli non è dunque più un enigma. Il programma di «risanamento ambientale e rigenerazione urbana» dell’area – estesa per oltre settantamila metri quadri: area dismessa nel 1992 e rimasta nel pantano creato dalle mancate bonifiche, dai sequestri e dagli sprechi – è stato definito dopo due anni di negoziati. Non è stato semplice giungere a un accordo, se nemmeno due anni fa furono necessarie le cariche della polizia per frenare la rabbia dei comitati di quartiere, che all’ex Premier Matteo Renzi rimproverano la scelta di un commissario straordinario: prodromo di decisioni da calare dall’alto, secondo i contestatori. Se al culmine di tredici incontri s’è invece riusciti a giungere a un accordo, il merito è del lavoro di tessitura portato avanti da De Vincenti, dai passi che il Governo ha compiuto in direzione di quelle che erano le richieste del Comune partenopeo e del sotterramento dell’ascia tra il sindaco Luigi de Magistris e il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Uno dei volti più brutti dell’Italia appare dunque pronto a essere trasfigurato: in soli sette anni, è la promessa che i napoletani s’aspettano presto accompagnata dai fatti. La Bagnoli del terzo millennio dovrebbe vedere la luce nel 2024. Tra le conquiste del primo cittadino partenopeo, c’è uno dei contenuti più significativi del progetto: la realizzazione di una spiaggia pubblica di due chilometri, che sorgerà davanti a quello che è il sito occupato dalla rivitalizzata «Città della Scienza», al cui fianco rimarrà quasi per intero il borgo dei pescatori di Coroglio e sorgeranno attività commerciali, una pista ciclabile e un centro sportivo che ingloberà gli impianti dell’ex circolo Ilva. Altro aspetto significativo è la rimozione della colmata: una piattaforma di cemento e materiale di scarto dell’altoforno realizzata negli anni ’60 per supportare l’ampliamento dell’acciaieria. La sua dismissione ha rappresentato uno dei nodi dei negoziati, ma alla fine andrà via: permettendo di realizzare una passeggiata a quattro metri di altezza rispetto al mare. Ribadito il no alla costruzione di stabili di edilizia residenziale, risulta al momento esclusa pure l’ipotesi che il Napoli possa costruire a Bagnoli un nuovo stadio di proprietà.
ALCUNI NODI RIMANGONO DA SCIOGLIERE – Il primo passo da compiere sta nelle bonifiche: delle aree a terra e dell’ambiente marino. È questa la fase che richiederà più tempo: il via ai lavori è previsto nel 2018, serviranno almeno tre anni. Entro il 2023 è previsto il completamento delle costruzioni, oltre che delle vie di trasporto. Il piano prevede l’istituzione di due stazioni ferroviarie e di una fermata della metropolitana. Molto è fatto, dunque, anche se alcuni nodi rimangono da sciogliere. Il principale chiama in causa la gestione delle aree sequestrate dal Tribunale per il fallimento di «Bagnoli Futura»: società creata nel 1992 allo scopo di riqualificare l’area su cui sorgeva il

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Cronoprogramma generale dei lavori di riqualificazione e rigenerazione urbana dell’area di Bagnoli

complesso industriale e fallita tre anni addietro. A seguire la copertura finanziaria dell’opera, per cui De Vincenti, accostando il probabile successo dell’opera a quello registrato a Milano con Expo, non ha voluto escludere il contributo dei privati. «Vedrete, verranno dall’estero per investire su quest’area»: un contro-golfo che sorge a quattro chilometri dal centro di una città di un milione di abitanti, con una spiaggia lunga cinque chilometri. «Stiamo parlando di una zona di mare bella come soltanto alcuni arcipelaghi del Pacifico – prosegue Parrella -. Bagnoli, per Napoli, avrebbe dovuto essere già da tempo quello che sono la Barceloneta e la spiaggia del Poetto, a Cagliari». Rimane infine a capire anche come si potrà realizzare il porto turistico di Nisida, l’isolotto cantato da Edoardo Bennato che guarda negli occhi il promontorio di Posillipo e la piana di Bagnoli.

IL PARERE CONTRARIO DI «CITTA’ DELLA SCIENZA» – Più dello scetticismo di alcuni comitati di quartiere, che hanno in programma una manifestazione davanti al Comune per lunedì 24 luglio, a fare rumore è stato in realtà il dissenso espresso da «Città della Scienza». Il polo scientifico, costruito a Bagnoli agli inizi degli anni ’90 proprio per immaginare un futuro slegato dall’industria pesante e vittima di un incendio doloso nel 2013, è la realtà più frizzante dell’area. La struttura si estende da un lato e dall’altro di via Coroglio, che la fende in due parti: una affacciata sul mare, l’altra più addossata alle colline retrostanti. La prima è quella colpita dall’incendio, che secondo il nuovo progetto dovrebbe lasciare spazio «a una spiaggia artificiale in stile Dubai, che nell’area non è mai esistita, dalla dubbia tenuta ambientale e che rappresenta un ennesimo atto di forza dell’uomo sulla natura», ha messo nero su bianco il consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce l’intera struttura: arricchita un paio di mesi fa dall’apertura di «Corporea» (il primo museo interattivo in Italia interamente dedicato al corpo e alla salute) e del nuovo «Planetario» (il più grande e avanzato tra quelli in 3D attivi in Italia). La protesta è articolata: «Il nuovo progetto cancella la ricostruzione del Science Center bruciato: non accetteremo di vedere deportato il Museo», secondo il progetto necessaria per lasciare libero il fronte mare, su cui realizzare la nuova spiaggia pubblica.

Twitter @fabioditodaro

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