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In Italia l’amianto uccide ancora

Secondo le statistiche ogni anno nel nostro paese si registrano 6000 morti a causa dell'amianto e per rimuoverlo tutto servirebbero mille anni anni

Fabio Di Todaro
28 aprile 2017
amianto, cancro, bonifiche, smaltimento

Ancora oggi su tutto il territorio italiano ci sono circa quaranta milioni di tonnellate di amianto diffuse in circa cinquantamila siti, Foto: pixabay

Ce lo diciamo ogni volta utile: l’amianto è un cancerogeno certo e dovremmo farlo sparire quanto prima dai nostri edifici. Eppure, venticinque anni dopo l’entrata in vigore della legge che stabilì il divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dei materiali che lo contenevano, ancora oggi su tutto il territorio italiano ci sono circa quaranta milioni di tonnellate di amianto diffuse in circa cinquantamila siti. Una situazione disastrosa, che visto il tempo di latenza necessario per far sviluppare l’effetto cancerogeno, porta gli esperti a pensare che almeno per un altro ventennio si registrerà un numero considerevole di casi di mesotelioma: il tumore per cui è stata provata una correlazione diretta con l’esposizione all’amianto, che oggi viene diagnosticato all’incirca a 1900 italiani ogni anno.

SEIMILA DECESSI ALL’ANNO PER COLPA DELL’AMIANTO – Sono numeri che fanno rabbrividire, quelli diffusi dall’Osservatorio Nazionale Amianto in occasione della giornata nazionale dedicata alle vittime dell’asbesto: almeno seimila all’anno, soltanto nel nostro Paese. «Siamo costretti a registrare quotidianamente decine di nuovi casi di malattie correlate all’esposizione all’amianto – dichiara Vincenzo Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -. L’epidemia di queste malattie è ancora in corso, per i lunghi tempi di latenza. L’unico sistema per evitare nuove malattie e quindi nuovi decessi è quello di evitare ogni forma di esposizione a queste fibre, attraverso le bonifiche. Non esistono limiti di soglia al di sotto del quale il rischio si annulla: tutte le esposizioni di amianto sono dannose per la salute umana». La parola d’ordine è bonificare, dunque. Ma declinare il verbo è più facile da dire, che da fare. Mille anni: tanti ne servirebbero per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia. Secondo Tito Boeri, presidente dell’Inps, «servirebbero almeno ottantacinque anni per bonificare tutto l’amianto presente nel territorio nazionale». Il fondo statale per le bonifiche – che per il 2017 e 2018 salirà a sei milioni di euro – è destinato esclusivamente alla progettazione delle bonifiche e non garantisce le coperture per l’esecuzione dei lavori. Un’operazione a metà che per gli enti locali equivale a una beffa e non rende più salubri i territori. E poi c’è il paradosso che vede i Comuni spesso non sprovvisti di un luogo in cui smaltire l’amianto, visto che le poche discariche attrezzate diffuse sul territorio nazionale sono ormai sature.

amianto, cancro, bonifiche, smaltimento

Sono circa 2400 le scuole italiane ancora inquinate dall’amianto, foto: Pixabay

SCUOLE, OSPEDALI, NAVI E CASERME: ECCO LA MAPPA DEL RISCHIO – La mappa del rischio vede al primo posto le scuole: circa 2400 quelle ancora inquinate, con 350mila studenti e circa cinquantamila dipendenti a rischio. E poi: ospedali, aeromobili, navi e mezzi militari. L’amianto è ancora in mezzo a noi e continuerà a mietere vittime per anni, se non dovesse giungere una rapida inversione di tendenza. A oggi, nonostante la sua accertata pericolosità, non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro, oltre al mesotelioma, anche altre neoplasie causate dall’esposizione all’amianto sono il cancro alla laringe e alle ovaie. È stata inoltre confermata l’associazione tra esposizione ad amianto e maggiore incidenza di cancro allo stomaco e al colon-retto. Ma per dirla con le parole di Bonanni, «l’emergenza amianto è ben più vasta di quello che raccontano i dati epidemiologici». L’affondo è diretto all’Inail, a cui si chiede «di inserire nelle malattia correlate all’amianto anche tumore della faringe, dello stomaco, del colon-retto e dell’esofago e i tumori dell’apparato emolinfopoietico». L’Osservatorio sta monitorando la situazione, grazie a una piattaforma online che mappa e censisce tutti i casi di malattie che potrebbero aver avuto origine dall’esposizione ad amianto. Per adesso, però, la fibra killer è ancora lì. A ricordarci che, una volta fatta la legge, ci vuole poco a trovare l’inganno.

Twitter @fabioditodaro

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