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Troppi pesticidi nel nostro piatto

Legambiente lancia l’allarme: anche se i residui chimici su frutta e verdura sono sotto il limite di legge presi singolarmente, insieme e in sinergia possono danneggiare la salute. E intossicarci con un effetto accumulo

Francesca Tozzi
30 ottobre 2012

residui chimici pesticidi multi residuo Legambiente fitofarmaci concimi chimici agricoltura biologicaA chi ha fatto la scelta di mangiare biologico, mettendo in conto di spendere qualcosa di più, molti rispondono che non ne vale la pena, che in fondo i residui chimici sulla frutta e sulla verdura sono al di sotto dei limiti di legge e non possono fare male più di tanto. Che alla fine l’agricoltura convenzionale, usando pesticidi, concimi e fitofarmaci, garantisce la produzione e la salubrità delle piante.

Ma si possono quantificare questi residui? Lo ha fatto Legambiente con “Pesticidi nel piatto 2012”, rapporto annuale sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia. Dall’analisi è emerso che i campioni fuorilegge sono stabili allo 0,6% così come i contaminati da un solo residuo (18,3%) mentre calano di circa un punto percentuale i campioni contaminati da più residui contemporaneamente, portandosi al 17,1% (18,5% nel 2011).

Il risultato complessivo offre un quadro abbastanza rassicurante e in linea con il trend degli ultimi anni che vede diminuire, seppur lentamente, l’uso delle molecole chimiche per la produzione agroalimentare. Purtroppo, però, insieme all’aumento in percentuale dei campioni in regola, aumenta pure – in molti casi – il numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente su uno stesso campione, per il quale le analisi di ogni molecola presa singolarmente hanno stabilito la regolarità. Tutte sotto la soglia, certo, ma con il rischio di un effetto accumulo che alla lunga non può che intossicare l’organismo.

I controlli sono aumentati però manca ancora una regolamentazione specifica sul simultaneo impiego di più principi attivi, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare. La legge, quindi, non si esprime ancora rispetto al cosiddetto multi residuo, cioè, al quantitativo di residui diversi che si possono ritrovare negli alimenti mentre la definizione stessa dei limiti di massimo residuo (LMR) continua a basarsi sui singoli residui. Numerosi sono i casi di prodotti ortofrutticoli contaminati da diversi principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e analizzato e che potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l’ambiente: si può arrivare a 9 diverse sostanze nell’uva, 8 nel vino, 6 nelle mele, 5 nelle arance. In attesa di una legge che sistemi la questione del multi residuo, il biologico rimane l’unica strada praticabile da chiunque desideri mangiare “pulito”.

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