Wise Society : Quel film sulle “tigri” che apre gli occhi sul latte in polvere per neonati
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Quel film sulle “tigri” che apre gli occhi sul latte in polvere per neonati

Tigers del regista Danis Tanovic racconta come i venditori senza scrupoli delle multinazionali del baby food siano disposti a tutto per piazzare i propri prodotti

31 marzo 2015

Image by © Anne-Sophie Bost/Oredia/CorbisGuai a chi tocca il latte artificiale. È questo il pensiero che affolla la mente dello spettatore che assiste alla proiezione di Tigers, un documentario girato dal regista bosniaco Danis Tanovic, Oscar per il migliore film straniero nel 2002 con No Man’s land. Questa volta il suo protagonista una casa ce l’ha, almeno finché non decide di abbandonarla. Syed Aamir è un uomo pakistano che lavora nell’area marketing di una grande multinazionale che produce latte in polvere. Il suo compito è convincere i medici di famiglia a prescrivere il latte artificiale e a consigliarlo alle mamme che allattano. Le sue giornate trascorrono così, tra buoni risultati e premi di produzione. Finché un episodio non lo fa riflettere sull’etica (che manca) nel suo lavoro.

Il nome scelto per la pellicola richiama il compito che spetta a chi, nelle multinazionali del baby food, addestra i nuovi assunti. Li chiamano tigri perché devono trasmettere ostinatezza e irriducibilità a chi deve promuovere i benefici del latte artificiale. Il film è stato presentato in prima mondiale al festival del cinema di Toronto alla fine del 2014, mentre in Italia è approdato al Trieste Film Festival e a Firenze, nel corso della rassegna “Tutti nello stesso piatto”, dedicata ai temi del cibo e della biodiversità. Presto arriverà in tutte le sale italiane.

La storia narrata non fa parte del passato, ma è realtà: nei Paesi più poveri e in quelli più ricchi, come racconta l’inchiesta che pochi mesi fa ha portato all’arresto di 12 pediatri in Toscana. Syed Aamir è colui che deve distribuire campioni ai medici a destra e a manca, chiamati a loro volta a caldeggiarne l’utilizzo con i giovani (e spesso impreparati) genitori. Vive bene, felice e da benestante. Con i proventi del suo lavoro garantisce Image by © Corbisun’esistenza più dignitosa anche ai suoi familiari. Ma è nel 1997 che la sua vita subisce la svolta: è un giovane medico, nel frattempo divenuto anche amico, a farlo rinsavire. Un suo giovane paziente è appena deceduto: colpa della diarrea e della denutrizione. Lo specialista, raccontandogli la storia, è perentorio: «Questo bambino è morto per colpa  della gente come te», con riferimento alla scelta compiuta dai genitori del piccolo, convintisi a prediligere l’utilizzo di latte artificiale anche nei primi sei mesi di vita (periodo in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo, salvo la presenza di alcune patologie). Da qui le infezioni e il successivo stato di cattiva nutrizione. Dopo un lungo travaglio interiore, Aamir si convince a cambiare vita. Così, supportato dalla famiglia, mette assieme tutta la documentazione, si licenzia e diventa una “talpa”. Va in giro a raccontare i segreti che custodiscono le multinazionali del baby food. Parte dal Pakistan, dove redige un rapporto sui metodi usati da Lasta Vita (nome fittizio della multinazionale che in Pakistan vende latte in polvere per neonati) per promuovere il latte artificiale. Poi subisce le pressioni dell’azienda e decide di organizzare la sua battaglia dall’estero. Va in Germania e rilascia un’intervista, che però non andrà mai in onda per un divieto imposto dagli uffici legali dell’emittente nazionale. Trova poi rifugio prima in Gran Bretagna e poi in Canada, dove oggi vive facendo il tassista.

Image by © Ronny Hartmann/dpa/CorbisÈ da qui che ricomincia la sua storia, impossibile da non raccontare secondo Tanovic, venutone a conoscenza nel 2005. Ci sono voluti nove anni per girare il film e per trovare dei produttori disposti a finanziarlo. Adesso che c’è, e che si appresta ad arrivare nelle sale italiane, vale la pena liberare l’agenda per andare a vederlo.

 

Twitter @fabioditodaro

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