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Quando il latte diventa indigesto

È aperto il dibattito sull'utilizzo in età adulta: pro e contro degli scienziati su un alimento che anche gli intolleranti possono consumare a patto che...

Fabio Di Todaro
3 giugno 2014

Image by © A. Chederros/Onoky/CorbisPer molti è un alimento insostituibile all’inizio della giornata, anche in piena estate. Per altri, invece, è solo un ricordo d’infanzia o, nella migliore delle ipotesi, l’ingrediente necessario per il cappuccino. Parliamo del latte e del suo consumo in età adulta che spesso non è semplicemente questione di gusto, ma di intolleranza.  Con il passare degli anni, infatti, l’efficienza della lattasi – l’enzima che si occupa di digerire lo zucchero composto del latte – può ridursi sensibilmente. Così per alcuni quella bevanda che ci ha permesso di crescere sin dal primo giorno di vita rischia di diventare indigesta.

INTOLLERANTI: QUANTI SONO DAVVERO? – Proteine, acidi grassi, zuccheri, calcio, fosforo, vitamine del gruppo B e D, batteri presenti nella flora intestinale: pochi alimenti sono completi e opportuni come il latte durante le varie fasi della vita. Ma se nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza nessuno può farne a meno, è in età adulta che molte persone si pongono la domanda: bere il latte è ancora necessario? Di fronte al dilemma si trovano uomini e donne che hanno perso la capacità di metabolizzare il lattosio, il principale disaccaride (composto da glucosio e galattosio) dell’alimento. Chi è intollerante, dopo aver bevuto un bicchiere di latte, accusa dolori addominali, borborigmi (i rumori prodotti durante l’attività gastrica ed intestinale, ndr) e diarrea. Sull’onda lunga di questo crescente problema – oggi si stimano 7 italiani intolleranti su 10 -, sempre più di frequente capita di imbattersi in un’informazione poco corretta, soprattutto attraverso il web. Per esempio: «Gli esseri umani sono gli unici animali adulti a bere latte: ma perché dovremmo consumarne anche dopo lo svezzamento e per di più quello di un’altra specie?». Ce ne sarebbero di motivi per contestare quest’affermazione: partendo dall’evoluzione dell’essere umano che, anche a tavola, lo ha portato ad assumere comportamenti diversi da quelli adottati da altre specie. In sintesi, dunque: bere il latte in età adulta non è un comportamento che richiede una netta presa di posizione. È, innanzitutto, una questione di gusto. Chi è intollerante può comunque berne a piccole dosi o ricorrere a una pillola di lattasi prima di consumare l’alimento.

Image by © Image Source/CorbisQUANTI TIPI DI LATTE ESISTONO? – Di vacca, di bufala, di pecora, di capra e di cavallo: il latte bevuto dall’uomo è estratto principalmente da questi cinque animali, con alcune importanti variazioni nei profili nutrizionali. Il latte di vacca è il più raccolto e trova impiego per la vendita diretta e per le trasformazioni casearie: da cui hanno origine i formaggi, il burro, lo yogurt e la panna. L’acqua, con differenze tra una specie e l’altra, resta la componente principale dell’alimento: mai inferiore all’80%. Tra quelli di largo consumo, il latte bovino è il più magro (3,1% di grassi). Seguono quello caprino (3,5%), di bufala (5%) e di pecora (5,5%). La quota di grassi presente, come trigliceridi e colesterolo, è variabile. La bevanda intera presenta un contenuto minimo del 3,5%, quella parzialmente scremata di poco inferiore al 2% e quella scremata dello 0,3%. Per gli intolleranti che non rinunciano al gusto, sugli scaffali e nei banchi frigo si trovano latti a basso contenuto di lattosio.

ATTENZIONE AL LATTE CRUDO – A partire dal 2004 in Italia sono comparsi i primi distributori automatici di latte crudo e oggi se ne contano poco più di 1.200. Ma negli ultimi anni il latte crudo è stato al centro di accesi dibattiti, tra chi ne argomentava i benefici nutrizionali e chi metteva in guardia contro i rischi per la salute legati alla possibile trasmissione di infezioni batteriche responsabili di malattie nell’uomo. È bene sapere che il latte crudo, non sottoposto a trattamenti termici (pastorizzazione o sterilizzazione), può essere conservato in frigorifero fino a quattro giorni dal confezionamento. La bevanda, così come quella trattata, deve necessariamente essere priva di alcuni batteri (listeria monocytogenes, salmonella, Escherichia coli 0157 e campylobacter). L’obbligo di riportare sull’etichetta la dicitura “da consumarsi previa bollitura”, introdotto nel 2008 con un’ordinanza del ministero della Salute, ha inserito un principio di garanzia a tutela della salute del consumatore.

Image by © Eising Studio - Food Photo & Video/the food passionates/CorbisESPERTI A CONFRONTO – La partita sull’utilità e sui possibili effetti benefici del latte sulla salute si gioca anche all’interno della comunità scientifica. C’è chi come Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca del Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, sostiene che «oggi non esistono alimenti necessari, ma il latte rimane la migliore fonte di calcio, il cui assorbimento è favorito dalla presenza di caseina, lattosio e proteine. Un bicchiere garantisce un adeguato apporto di carboidrati semplici, proteine e pochi grassi. È dimostrato, inoltre, che i latticini, se consumati nelle giuste quantità, svolgono un ruolo nel mantenimento del peso, nella protezione da molti tumori, dal diabete e dalle malattie cardiovascolari. Le linee guida italiane, in accordo con quelle internazionali, consigliano un consumo di latte e yogurt nella popolazione adulta di 2-3 porzioni al giorno: pari a 250-375 millilitri. A queste vanno aggiunte tre porzioni settimanali di formaggio: da 50 o 100 grammi, a seconda che sia stagionato o fresco. I prodotti scremati sono indicati per chi è abituato a eccedere o segue diete ipocaloriche».

Quasi diametralmente opposta, invece, è la visione di Anna Villarini, biologo nutrizionista del dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Tumori di Milano. «Il 90% degli asiatici, tra cui sono presenti le popolazioni più longeve al mondo, non beve latte. Una volta acquisita un’alimentazione varia, consumare il latte non è più una necessità. Ciò non vuol dire, però, escluderlo categoricamente dalla dieta, a meno che non si soffra di intolleranza. Agli adulti consiglio di berlo intero, purché non tutti i giorni». Esistono dei rischi legati al consumo di latte da parte di donne prossime alla menopausa? «Rischi particolari no, ma nemmeno grossi vantaggi: le donne che assumono il latte quotidianamente mantengono lo stesso rischio di sviluppare fratture ossee che corre chi non lo beve o ne beve molto poco. Il calcio è un minerale importante, ma si può assumerlo anche attraverso l’acqua, i cavoli, le verdure a foglia verde e le mandorle. Per fare in modo che venga assorbito, è necessario avere la giusta quota di vitamina D nel sangue, raggiungibile attraverso un’adeguata esposizione solare».

 

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Una risposta a Quando il latte diventa indigesto

  1. M

    Strano che la Danone sostenga che il latte faccia bene…!

    Andrea Ghiselli del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto DANONE: http://www.istitutodanone.it/chi-siamo/comitato-scientifico

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