Wise Society : Dai pediatri stop alle diete vegane nei primi anni di vita
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Dai pediatri stop alle diete vegane nei primi anni di vita

Nel documento, redatto dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), vengono posti dubbi relativamente allo schema che prevede anche il consumo di latte e uova. Attenzione anche durante la gravidanza

Gabriele Ardito
30 settembre 2017
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In Europa, attualmente, il 7,6 per cento della popolazione segue una dieta vegetariana: di cui il tre per cento le diete vegane e il 4,6 per cento quella latto-ovo-vegetariana (dalla tavola rimangono fuori la carne e il pesce). foto: iStock

«Le diete vegane o vegetariane non sono adeguate nei bambini e nelle donne in gravidanza». Parola di Giuseppe Di Mauro, pediatra di base e presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), che nel corso del suo ultimo congresso nazionale ha preso posizione sul tema delle diete «veg» in gravidanza e nel corso dell’età evolutiva. «La gravidanza è l’unico periodo della vita in cui la dieta alimentare influenza non solo lo stato di salute della donna, ma anche quello del nascituro. Le donne vegetariane possono andare incontro a seri problemi di carenza di micro e macronutrienti. La dieta ideale rimane quella mediterranea, che soddisfa tutte le esigenze nutrizionali».

IN ITALIA PIÙ DI 4 MILIONI DI PERSONE RINUNCIANO AGLI ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE – I pediatri, supportati per l’occasione dai rappresentanti della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (Sima) e della Società Italiana di Medicina Perinatale (Simp), hanno deciso di esporsi su un tema molto sentito: tanto dalla comunità scientifica quanto dalle famiglie. In Europa, attualmente, il 7,6 per cento della popolazione segue una dieta vegetariana: di cui il tre per cento quella vegana e il 4,6 per cento quella latto-ovo-vegetariana (dalla tavola rimangono fuori la carne e il pesce). Un trend analogo si registra pure in Italia, dove «quasi la metà dei casi dipende dalla convinzione che le proteine vegetali siano più salutari di quelle animali, mentre nel 31,7 per cento la causa che innesca il cambiamento di stile alimentare è il profondo rispetto degli animali», afferma Salvatore Barberi, specialista dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Dati di cui vale la pena di prendere atto perché, se nell’adulto non ci sono particolari indicazioni contrarie, diverso è lo scenario quando di mezzo rischiano di finirci i bambini nei primi anni della loro vita. Da qui l’esigenza di redigere un dossier (pagine 116-190) sotto il coordinamento di Margherita Caroli, tra le massime esperte di nutrizione pediatrica in Europa. Nel documento, attraverso la revisione di oltre 120 studi, è stata esaminata l’adeguatezza delle diete vegetariane relativamente alla crescita e allo sviluppo neurocognitivo dei bambini, nonché dei loro effetti come fattori di esposizione (sia di rischio sia di prevenzione) per malattie trasmissibili e non trasmissibili e per i disturbi della condotta alimentare (anoressia, bulimia, binge eating disorder).

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Alcuni dei massimi esperti di nutrizione pediatrica in Europa hanno redatto un documento – attraverso la revisione di oltre 120 studi – in cui è stata esaminata l’adeguatezza delle diete vegane e vegetariane relativamente alla crescita e allo sviluppo neurocognitivo dei bambini, Foto: iStock

MALATTIE CRONICHE, NESSUN BENEFICIO ACCERTATO – «Le diete vegetariane pongono un serio rischio di alterato sviluppo cerebrale perché carenti di vitamina B12, acido docosaesanoico (un omega 3, ndr) e ferro, tutti nutrienti disponibili naturalmente in un’alimentazione inclusiva di prodotti animali, senza bisogno di supplementi – spiega Caroli -. L’Organizzazione Mondiale della Sanità fino a oggi non ha mai preso posizione a favore delle diete vegetariane e non esiste alcun documento che attesti il contrario». Sfogliando il report, si evince come neonati di madri vegetariane presentino più bassi livelli di acido docosaesanoico nel plasma e nel cordone ombelicale rispetto ai figli di donne onnivore. Motivo per cui è richiesta l’integrazione di questo micronutriente così come delle vitamine B12 (richiesta non solo per le donne in gravidanza, ma pure nella dieta dei neonati nei primi tre anni di vita) e D. In alcuni casi più critici, può rendersi necessaria anche l’aggiunta di ferro, zinco e iodio. Nel documento vengono affrontate anche altre tematiche legate alla salute. Gli specialisti hanno valutato l’efficacia preventiva delle diete vegetariane sulle malattie non trasmissibili: come il diabete, le malattie cardiovascolari ed i tumori. «Mentre è documentato l’aumentato rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore con il consumo di carni rosse, soprattutto lavorate, non c’è alcuna prova sulla necessità di eliminare completamente tutte le carni, il pesce, i latticini e le uova», è la sintesi delle conclusioni. I risultati degli studi dimostrano che le diete vegetariane non hanno alcuna efficacia preventiva se confrontate con una dieta bilanciata, associata a uno stile di vita complessivamente sano.

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