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Il latte di cammello, così ricco di vitamine e con pochi grassi

Alle Canarie nasce il primo allevamento di cammelli da latte d'Europa per dare vita ad un prodotto dalle importanti proprietà nutrizionali

Fabio Di Todaro
20 febbraio 2018
latte di cammello, vitamine, grassi

Il latte di cammello è considerato molto ricco di proprietà nutrizionali e di vitamine e con meno grassi rispetto a quello vaccino, Image by iStock

Per i più tradizionalisti, non sarà altro che l’ennesima «bolla» alimentare pronta a sgonfiarsi nel giro di pochi mesi. Ma ora che pure la Spagna ha deciso di fare parte della partita, per il latte di cammello sono pronte a schiudersi le porte del mercato europeo. Nei prossimi mesi, sull’isola di Fuerteventura, sarà avviato il primo allevamento di cammelli da latte nel Vecchio Continente. Una scelta che prevede così una nuova «occupazione» per i camelidi delle Canarie, presenti sulle isole a Sud della Spagna dalla fine del medioevo, quando gli Europei li portarono dall’Africa nordoccidentale per utilizzarli come animali da soma e per l’agricoltura. Nel tempo, però, si sono scoperte anche le proprietà nutrizionali del latte di cammello e dromedario: più ricco di vitamine e con meno grassi rispetto a quello vaccino. Queste, abbinate alla capacità che questi animali hanno di resistere a condizioni di siccità, tutt’altro che infrequenti in questa fase, rappresentano un elemento a vantaggio dei camelidi. Senza escludere l’interesse economico che, in un’epoca in cui ciò che portiamo a tavola viene prima di tutto, potrebbe riservare alla nuova bevanda una quota di mercato interessante.

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Il latte di cammello e dromedario è più ricco di vitamine e con meno grassi rispetto a quello vaccino. Image by iStock

LATTE DI CAMMELLO: QUALI PROSPETTIVE? Il prodotto, se riuscirà a ritagliarsi una nicchia di interesse anche nel Vecchio Continente, è comunque destinato a un’elite di consumatori, vista la ridotta disponibilità di cammelli e dromedari (rispetto alle vacche) e i più che probabili costi elevati. In Europa, dove il prodotto è già disponibile in alcuni negozi di benessere che lo importano soprattutto dall’Asia, per mezzo litro si può infatti arrivare a spendere anche 11 euro. Il latte di cammello – che fino a poco tempo fa era utilizzato come alimento soltanto dalle popolazioni mediorientali, centro-asiatiche e africane – è l’unico al pari di quello umano a essere privo della betalattoglobulina, una proteina in grado di determinare una reazione allergica, in persone predisposte. Il suo colore può tendere verso il rosa, mentre al palato risulta più salato rispetto a quello vaccino: per via di alcuni vegetali che fanno parte della dieta degli animali in Africa. Spulciando la letteratura scientifica, si trovano diversi studi che evidenziano un moderato effetto ipoglicemizzante, da cui potrebbe derivare un interesse per i diabetici. Senza trascurare l’ipotesi di considerarlo alternativo al latte materno per i neonati: come accade già per il latte d’asina, la cui diffusione è comunque frenata dai costi elevati. Ma che l’attenzione nei confronti delle potenzialità che i camelidi offrono in chiave alimentare c’è la scelta della Fao di dichiarare l’anno internazionale dei camelidi, per il 2018. Obiettivo del progetto è anche quello di «tutelare in questo modo la variabilità genetica e la sopravvivenza dei dromedari», che nel mondo sono all’incirca venti milioni e alle Canarie poco più di un migliaio.

I LIMITI DELLA PASTORIZZAZIONE – Un limite potrebbe essere però rappresentato dall’impossibilità di pastorizzarlo: salvo non voler rinunciare alle sue molteplici proprietà. Mentre il latte di mucca UHT rimane stabile per dei mesi, senza la necessità di essere conservato in ambiente freddo, il latte di cammella UHT deve essere refrigerato perché rimanga stabile durante cinque settimane (a una temperatura di 25 gradi si formano rapidamente dei sedimenti e il latte diventa acido). Per questo sono diversi i gruppi di scienziati che in Europa stanno lavorando per capire come rendere più sostenibile la produzione e la conservazione di questa bevanda, dalla cui maggiore diffusione ne trarrebbero beneficio innanzitutto le popolazioni africane: vista l’elevata disponibilità di materia prima (tre quarti dei camelidi vivono in Africa e soprattutto in Somalia, Sudan, Etiopia e Kenya).

Twitter @fabioditodaro

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