Wise Society : La piramide alimentare si fa in due
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La piramide alimentare si fa in due

Barilla propone un modello duplice che unisce alle indicazioni della tradizionale piramide alimentare quelle relative all'impatto ambientale per orientare le nostre scelte alimentari in funzione della sostenibilità

Francesca Tozzi
31 agosto 2012

La celebre piramide alimentare della dieta mediterranea dà utili indicazioni sui cibi che è bene consumare tutti i giorni (frutta, verdura, legumi, cereali) e su quelli che sarebbe meglio limitare (latticini, insaccati, dolci). Altrettanto utile per un consumatore consapevole è sapere quanto la produzione di questi cibi vada a impattare sull’ambiente. Ecco perché il Barilla Center for Food & Nutrition ha elaborato una doppia piramide, alimentare e idrica, per orientare le nostre scelte alimentari in funzione della sostenibilità e ridurre lo spreco. In particolare, il modello mette in relazione la tradizionale piramide alimentare con l’impatto dei suoi componenti in termini di consumo di risorse idriche (impronta idrica).

 In generale, il consumo d’acqua virtuale giornaliero per l’alimentazione di un individuo varia da circa 1500-2600 litri nel caso di una dieta vegetariana a circa 4000-5400 litri in caso di una ricca di carne. Le due piramidi sono rovesciate l’una rispetto all’altra perché la base della prima, composta dagli alimenti raccomandati dalla dieta mediterranea per un consumo più frequente, corrisponde al vertice della seconda, ovvero agli alimenti con un’impronta idrica minore mentre man mano che si sale verso i cibi da limitare, crescono i consumi d’acqua necessari al loro ciclo di vita. Per produrre, distribuire, consumare e infine smaltire un pomodoro, per esempio, sono necessari 13 litri di acqua, mentre per una fetta di pane 40 litri, per 100 grammi di formaggio 500 litri, per un hamburger 2400 litri d’acqua. Insomma, gli alimenti per i quali è consigliato un consumo più frequente, come frutta, ortaggi, pasta, sono proprio quelli che hanno un’impronta ecologica meno estesa, cioè un impatto minore sull’ambiente.

All’acquisto consapevole degli alimenti va unita la riduzione dello spreco alimentare, sia al livello della filiera (produzione e distribuzione) che nella fase di consumo. Oltre il 30% della produzione totale destinata al consumo umano viene infatti sprecata, tra perdite alimentari, scarti di produzione e spreco domestico. Nei Paesi industrializzati finiscono nel cestino 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, quantità sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana (230 milioni). Per iniziare a ridurre lo spreco a livello domestico, il Barilla Center propone alcune raccomandazioni al consumatore, a partire dal momento della spesa, per arrivare alle corrette modalità di conservazione, preparazione del cibo ed eventuale riutilizzo degli avanzi.

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