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La pappa fatta in casa batte gli omogeneizzati. Ecco perché

Le regole giuste per uno svezzamento naturale. Secondo i consigli di Silvia Strozzi, naturopata e autrice di un libro utile a tutte le mamme

Francesca Tozzi
20 giugno 2013

Foto di Rocky Mountain Feline Rescue/FlickrLo svezzamento è una fase della vita importante per il bambino e non meno impegnativa per il genitore che spesso vi riversa le sue ansie e che si interroga sui tempi e i modi giusti. La scelta fra pappe fatte in casa e omogeneizzati non è semplice: da una parte l’appeal del naturale, dall’altra la praticità di gamme complete di prodotti pronti e per tutti i gusti; da un lato il controllo totale sugli ingredienti che consente di individuare meglio intolleranze e allergie, dall’altro la sicurezza della sterilizzazione. Che fare quindi? Silvia Strozzi, naturopata olistica con alle spalle 18 anni di svezzamenti naturali in collaborazione con medici omeopati, sostiene la scelta del naturale partendo da una prima semplice considerazione: il primo alimento, che è anche il migliore per i primi sei mesi di vita del bambino, è naturale al 100 percento.

Non solo infatti il latte materno ha dentro tutto ciò che serve per nutrire e proteggere il piccolo, ma è anche versatile: cambia la composizione man mano che il bambino cresce e con le stagioni: d’estate è più ricco d’acqua per idratarlo, d’inverno più nutriente.

 

I benefici del “fatto in casa”

Non c’è vita nel cibo conservato, dice chi sostiene la scelta del naturale individuando anche negli alimenti un’energia vitale. Ma forse è più di un’idea. Gli ingredienti del baby food industriale vengono sterilizzati ad alte temperature: un procedimento che allunga i tempi di conservazione, ma distrugge parte del sapore deteriorando alcune sostanze nutritive. A evidenziarlo è proprio Silvia Strozzi che per guidare le mamme sulla strada del naturale ha scritto un libro, appena pubblicato, ricco di consigli e ricette: 100 baby pappe, l’alimentazione naturale nel primo anno di vita (Macro Edizioni).

Foto di lovelihood/flickr«I vantaggi del fatto in casa sono molti», spiega l’autrice, «oltre al risparmio economico, una mamma sa sempre cosa ha utilizzato nella preparazione e può introdurre un alimento alla volta, scegliendo, per esempio, sulla base della stagione e delle condizioni del bambino. Se lo svezzamento avviene d’inverno, il cereale giusto da usare come base per la prima pappa è il riso mentre per l’estate è meglio il rinfrescante miglio che, essendo meno astringente, è indicato anche se c’è qualche problemino di stitichezza». Entrambi questi cereali, infatti, sono senza glutine e ricchi di magnesio e silicio, quindi adatti per cominciare ma poi si dovranno introdurre altri tipi come la crema d’orzo, la polentina di mais e il semolino di farro. Un altro vantaggio è legato alla prevenzione di eventuali allergie e intolleranze alimentari che di solito si manifestano a partire dai primi anni di vita. «Per evitarle, è bene introdurre nella dieta un cibo nuovo per volta e attendere qualche giorno per verificare le reazioni del bimbo alla novità», continua Strozzi, «ma ciò non toglie che si possa usare come piccolo stratagemma l’associazione del nuovo gusto con quella di un alimento che il piccolo mangia già volentieri: se ama le carote e voglio fargli conoscere le lenticchie, gli proporrò una crema a base carota con una parte di lenticchia. E potrò mettere e togliere ingredienti alla pappa in base al gusto e al momento». La versatilità della pappa home made riguarda non solo i gusti ma anche le consistenze dei cibi. Se il centrifugato risponde alla stessa logica dell’omogeneizzato, ovvero frantumare le fibre per le quali l’intestino del bimbo non è ancora pronto, l’atto del frullare in casa consente di preparare via via pappe meno lisce per incentivarlo a conoscere nuove consistenze fino ad arrivare a quella reale dell’alimento che verrà servito in piccole porzioni su un piatto multi-assaggio. «Intanto il piccolo assume le vitamine e gli oligoelementi di cui ha bisogno mentre familiarizza da subito con il gusto del crudo cioè con il vero sapore della frutta e della verdura, un aspetto molto importante per l’educazione alimentare e le sue future scelte», aggiunge la naturopata.

 

Foto di Annarella1979/flickrQuando arriva il momento giusto

A un certo punto qualcosa succede. Il bambino cerca il seno più spesso ma appare ancora affamato dopo una lunga poppata, dimostra di saper stare seduto da solo e lo fa volentieri, prende in mano gli oggetti che si trova davanti e osserva interessato quello che avviene sulla tavola degli adulti. Sono tutti segnali che il momento di svezzarlo è arrivato. Quindi calma e, soprattutto, occhio ai primi passi. La prima pappa è fonte di indecisione sul cosa e sul come. Silvia Strozzi nel suo libro consiglia di cominciare con un bel centrifugato di carota, prima diluito con acqua poi con succo di mela e così anche la prima pappa sarà a base di farina di riso, miglio o mais e verdure dolci come carota o zucca perché il latte materno è dolce e quindi proporre al piccolo qualcosa dal sapore dolce lo aiuterà nel delicato passaggio. «La prima settimana è fatta soprattutto di assaggi», precisa, «al succo di carota, ricco in vitamina K e ideale per il sistema immunitario e lo sviluppo della flora intestinale, quindi ottimo starter, potranno seguire piccoli assaggi di latte di mandorle, latte di riso, mousse di mele o di pere cotte, da proporre anche tra una poppata e l’altra. Poi dalla seconda settimana si può passare alla crema di riso diluendola con il succo di carota o di mela. Ricordatevi che la natura ha i suoi segreti e i succhi possono aiutare a equilibrare l’apparato digerente, come nel caso di mela e carota, di mela e finocchio e di mela, pera e limone, proponibili già dal quinto mese; possono esercitare un effetto stimolante come, per esempio, pera e albiccocca o pera e carota; possono esercitare una funzione astringente come nel caso del succo di mela cotogna e dell’accoppiata mela e mirtillo, entrambe adatte dal dodicesimo mese di vita». Occhio alle combinazioni alimentari nella preparazione delle pappe. Via libera alle associazioni tra verdure e cereali inserendo anche i legumi dalla sesta settimana di svezzamento, prima lenticchie rosse decorticate poi azuki, piselli e ceci. Meglio evitare invece di associare due tipi di proteine perché andrebbero ad affaticare gli organi del bimbo. La seconda pappa, quella della sera, potrà essere un’alternativa salata a quella del giorno, con la sostituzione della crema di legumi con la ricotta di capra o l’aggiunta di crema di mandorle o nocciole, ottimi integratori alimentari.

 

Foto di jhecking/flickrLa scelta vegetariana

Proteine ad alto valore biologico e ferro “eme” cioè ferro di facile assorbimento: questi due elementi importanti in tutte le fasi della vita ma in modo particolare in fase di crescita spingono molti genitori vegetariani a chiedersi se sia giusto applicare anche ai figli più piccoli le loro scelte alimentari. «Il tutto va calibrato sulla base delle reali esigenze del bambino che nel primo anno di vita richiede circa 1,5 grammi di proteine per kilo di peso corporeo, in media sui 20 grammi di proteine al giorno», spiega la naturopata, «bisogno che viene abbondantemente soddisfatto prima dal latte materno, le cui proteine il neonato sfrutta al 100 percento, poi dalle pappe a base di cereali e verdure via via arricchiti da creme di mandorle, nocciole, legumi. Mentre con gli omogeneizzati di carne e i formaggini se ne danno troppe, quasi tre volte la quantità suggerita dall’Oms, l’alimentazione naturale segue l’andamento fisiologico del bambino e con i suoi 20-25 grammi scongiura le carenze di proteine senza sovraccaricare i reni». Difficile che il piccolo abbia carenze di ferro: se la madre non è anemica e ha mangiato bene, quando nasce ha le sue scorte e il latte materno gli basta perché il ferro contenuto è biodisponibile al 100 percento. «Con il passaggio alle pappe, si potrà rendere più disponibile il ferro presente nei cibi di origine vegetale inserendo alimenti ricchi di vitamina C che ne favorisce l’assimilazione. Non ci sono però regole fisse. Anche se carne e pesce non sono necessarie nel primo anno di vita, può essere rassicurante per il genitore proporre piccoli assaggi, arricchire le creme con un po’ di formaggio e introdurre le uova a 11 mesi», conclude Silvia Strozzi.

Foto di thepinkpeppercorn/flickr

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2 risposte a La pappa fatta in casa batte gli omogeneizzati. Ecco perché

  1. Gianna

    La signora mi risulta essere laureata in economia e commercio ed è una brava giornalista. Non affiderei certo la salute dei miei bambini a divulgatori di teorie alimentari privi di solide conoscenze scientifiche riguardo sia alia composizione chimica dei cibi (anche relativamente alle trasformazioni ed alle tecniche di conservazione) sia alla fisiologia umana e all’azione dell’alimento in un organismo in crescita. Detto questo è lapalissiano il vantaggio per il bambino dell’allattamento al seno o la bontà e la convenienza economica delle pappe faidate.

    • Gianna

      La signora mi risulta essere laureata in economia e commercio ed è una brava giornalista. Non affiderei certo la salute dei miei bambini a divulgatori di teorie alimentari privi di solide conoscenze scientifiche riguardo sia alia composizione chimica dei cibi (anche relativamente alle trasformazioni ed alle tecniche di conservazione) sia alla fisiologia umana e all’azione dell’alimento in un organismo in crescita. Detto questo è lapalissiano il vantaggio per il bambino dell’allattamento al seno o la bontà e la convenienza economica delle pappe faidate.

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