Wise Society : La fame colpisce 795 milioni di persone nel mondo
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La fame colpisce 795 milioni di persone nel mondo

Lo dice il rapporto internazionale Indice Globale della Fame 2016. Ma ci sono segnali positivi: nei paesi in via di sviluppo il livello di fame è arretrato del 29% in 16 anni

Michele Novaga
12 ottobre 2016
Fame, Cesvi, Indice Globale Fame

L’Indice globale della fame è calcolato elaborando dati provenienti dalle agenzie specializzate dell’Onu e da altre fonti e che combina quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità infantile.

Nel mondo i denutriti cronici sono 795 milioni mentre un bambino su quattro è affetto da arresto della crescita e l’8% da deperimento. Dati crudi quelli contenuti nell’undicesimo Global Hunger Index 2016 che in italiano suona come Indice globale della fame, il rapporto redatto dal Cesvi in partnership con altre ONG internazionali calcolato elaborando dati sulla fame provenienti dalle agenzie specializzate dell’Onu e da altre fonti e che combina quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità infantile.

In base ai dati raccolti, la comunità globale è ben lontana dal raggiungimento degli obiettivi di “Fame zero” entro il 2030: infatti, i livelli di fame dei 118 paesi analizzati rimangono gravi in 43 di loro e allarmanti in 7, la maggior parte dei quali dell’Africa Sub-Sahariana. In testa alla classifica dei paesi con il più alto livello di fame, dopo Repubblica Centrafricana e Ciad, Haiti, Madagascar, Yemen, Sierra Leone, Afghanistan, Timor Est e Niger. Tuttavia il rapporto di quest’anno evidenzia anche alcuni segnali positivi nella lotta alla fame globale: il livello di fame nei Paesi in via di sviluppo è diminuito del 29% dal 2000 ad oggi e nessuno di loro per il secondo anno consecutivo è risultato nella categoria “estremamente allarmante”. Come confermato da Daniela Bernacchi amministratore delegato Cesvi durante la presentazione nella prestigiosa sala Tiepolo di Palazzo Clerici sede dell’ISPIdi Milano. Che ha aggiunto: «In 13 paesi non si è potuto calcolare l’indice ma sulla base dei dati disponibili provenienti da organizzazioni internazionali specializzate in fame e nutrizione, 10 di loro (Burundi, Comore, repubblica democratica del Congo, Eritrea, Libia, Papua Nuova Guinea, Sud Sudan, Sudan, Siria e Somalia con quest’ultima con anche un alto tasso di mortalità infantile) suscitano grande preoccupazione».

Il rapporto denuncia quanto ancora ci sia da fare nell’ambito del raggiungimento dell’obiettivo Fame Zero e per questo i promotori del rapporto chiamano a raccolta tutti gli attori coinvolti affinché aumentino l’impegno e la responsabilità stabilendo le giuste priorità per garantire che i governi, il settore privato, e la società civile dedichino tempo e risorse necessarie per sconfiggere la fame. Una priorità che coinvolge anche il nostro paese. «L’Italia – continua Bernacchi – seppur innovatrice nell’ambito della lotta allo spreco alimentare con oltre un milione di tonnellate di cibo risparmiate – rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile compare nella zona rossa (critica) in 7 casi e gialla negli altri 10 e in nessun caso nella zona verde, e cioè in linea con gli obiettivi».

La necessità di combattere il cambiamento climatico, mettendo al centro l’agricoltura con progetti resilienti, diventa allora la priorità, come ha confermato Luca Virginio, vice presidente di Barilla Foundation: «E’ sempre più urgente il bisogno di fare sinergia tra tutti gli attori della filiera alimentare, collaborando al fine di trasformare la società attraverso nuove regole e paradigmi, nuove soluzioni e nuovi modelli di business. La sfida che ci aspetta nei prossimi anni è quella di lavorare fianco a fianco per puntare ad un’agricoltura che sia più sostenibile e ad un approccio al cibo e all’alimentazione che siano non solo buoni per la nostra salute ma anche per il pianeta».

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