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Fame zero nel 2030: obiettivo difficile da raggiungere

Il Global Nutrition report evidenzia che quasi la metà degli abitanti del pianeta non riesce a portare ogni giorno a tavola ciò di cui hanno bisogno: nutrienti macro e micro, acqua igienizzata, frutta, verdura, cereali e pesce.

Fabio Di Todaro
11 dicembre 2017
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Uno degli obiettivi che l’Organizzazione per le Nazioni Unite (Onu) s’è posta per il 2030 è la Fame Zero ovvero l’azzeramento di tutte le forme di malnutrizione. Ci riuscirà? image by iStock

I numeri, in questi casi, valgono più di ogni parola. Due miliardi di persone al mondo sono carenti di micronutrienti chiave quali il ferro e la vitamina A. Altrettante, però, sono in sovrappeso o soffrono di obesità: e siamo già oltre la metà degli abitanti del nostro Pianeta. Ciò equivale a dire che meno di quattro miliardi di persone riescono a portare ogni giorno a tavola ciò di cui hanno bisogno: nutrienti macro e micro, acqua igienizzata, frutta, verdura, cereali e pesce. Mentre tutti gli altri hanno gravi problemi legati alla nutrizione: per eccesso o per difetto. Uno scenario che sta condizionando più di quanto non si pensi lo sviluppo globale e che rischia di non rendere raggiungibile uno degli obiettivi che l’Organizzazione per le Nazioni Unite (Onu) s’è posta per il 2030: la Fame Zero ovvero l’azzeramento di tutte le forme di malnutrizione.
PEGGIORA LO STATO NUTRIZIONALE DEL PIANETA – È questo lo scenario che emerge dalla lettura del «Global Nutrition Report», il dossier vergato da oltre cinquanta ricercatori che valuta i progressi compiuti nella realizzazione degli obiettivi posti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per migliorare lo stato nutrizionale del Pianeta. Dall’edizione di quest’anno emerge che, nonostante i progressi, in tutto il mondo 155 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita: la loro altezza è cioè inferiore rispetto alla media, spesso a causa della mancanza di sostanze nutritive, con ricadute negative sullo sviluppo fisico e cognitivo. Un ritardo s’evidenzia inoltre nel conseguimento degli obiettivi di nutrizione convenuti a livello internazionale. E nonostante il ritardo di marcia rispetto alla tabella iniziale, i finanziamenti per la lotta alla malnutrizione sono in sensibile calo: i donatori devolvono circa lo 0,5 per cento degli aiuti internazionali alla lotta alla malnutrizione, mentre i Paesi destinano soltanto tra l’1 e il 2 per cento dei propri bilanci sanitari. «La malnutrizione è una minaccia che continua per tanti bambini e per tante donne incinte, in diversi Paesi del mondo», ripeteva poche settimane fa a Milano Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite e presidente della Kofi Annan Foundation. Il leader ha ricordato come da quattro anni, in occasione dell’ultimo summit sulla nutrizione tenutosi a Londra, la questione sia diventata di attualità a livello globale. Ma gli impegni assunti, evidentemente, non hanno ancora dato i frutti sperati. Anzi. Il numero delle persone malnutrite sparse sul Pianeta è tornato a crescere a causa dei conflitti in corso, come documentato pochi mesi fa dalla Fao.

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Fame zero e obesità: due problematiche legate alla nutrizione così distanti così vicine, Image by iStock

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA – Al polo opposto si collocano le persone in sovrappeso o obese: sono pari a poco meno di un terzo della popolazione mondiale. Il fenomeno è particolarmente marcato nei Paesi occidentali: Stati Uniti, Canada ed Europa in primis. Ma a preoccupare, in realtà, è la crescita di questi tassi pure in Africa, dove i bambini in sovrappeso sono già dieci milioni: con Gabon, Ghana e Lesotho descritti come gli Stati maggiormente coinvolti da questo trend. Un riscontro che fa riflettere. «Perché storicamente la denutrizione infantile è stata vista come un problema separato dall’obesità e dallo sviluppo delle malattie croniche – afferma Jessica Fanzo, docente di etica delle politiche agricole alla John Hopkins University di Baltimora e co-direttore del rapporto -. La realtà odierna invece ci dice che i due problemi sono intimamente connessi e guidati dalla disparità sociale, a tutte le latitudini. Non serve più affrontarli separatamente, i Governi devono mettere in campo azioni per fronteggiarli in maniera congiunta». Di questo passo, l’obiettivo fame zero entro il 2030 appare utopistico da raggiungere.

Twitter @fabioditodaro

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