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Eating planet: ecco come ci stiamo mangiando il pianeta

L'edizione di quest'anno del libro del Barilla Center for Food & Nutrition è incentrata sul cibo come elemento trasversale nella vita

Fabio Di Todaro
3 marzo 2016

la copertina del libro "Eating Planet"Il titolo dice tutto: ci stiamo mangiando il pianeta. Consumi di carne eccessivi, emissioni di gas serra non più tollerabili, inquinamento atmosferico: tutte condizioni che rischiano di portare in eredità ai nostri figli una terra spogliata dei suoi averi. Tutto ciò per colpa dell’uomo. È questa la fotografia scattata dal Barilla Center for Food & Nutrition all’interno della seconda edizione del libro “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” (Edizioni Ambiente, 25 euro).

AL CENTRO LA DOPPIA PIRAMIDE – Il volume è un approfondimento sui temi della sostenibilità alimentare. Il focus, diretto soprattutto ai più giovani, è incentrato sulla doppia piramide: alimentare e ambientale. L’obiettivo è orientare le scelte alimentari anche in funzione della sostenibilità e ridurre lo spreco. Il modello mette in relazione la tradizionale piramide alimentare con l’impatto dei suoi componenti in termini di consumo di risorse idriche (impronta idrica). «A quattro anni dalla prima edizione abbiamo voluto proporre soluzioni concrete ai grandi temi legati a cibo e nutrizione – dichiara Guido Barilla, Presidente della Fondazione BCFN -. Molte persone pensano che il nostro impatto ambientale dipenda in primis da fattori come le macchine che guidiamo o da come riscaldiamo le nostre case. In realtà è più importante ciò che mangiamo. In questo senso l’adozione di una dieta sostenibile può diventare un vero e proprio volano di cambiamento per salvaguardare la nostra salute e il pianeta in cui viviamo». Se nella prima edizione del libro “Eating Planet” (scritto con il contributo di un panel di esperti internazionali) muoveva la sua analisi partendo proprio dai grandi paradossi del sistema alimentare (malnutrizione e obesità, sfruttamento dei cereali per la produzione di mangimi e biocarburanti, spreco alimentare), l’analisi della nuova pubblicazione pone il cibo – raccogliendo l’eredità di Expo – come elemento trasversale nella vita: dall’economia alla salute, dalla sostenibilità alle tradizioni. L’auspicio è di poter tracciare il profilo di un modello  che meta in relazione costante il benessere dell’uomo e del pianeta.

INCENTIVARE LA ROTAZIONE DELLE COLTURE – Il tema dell’alimentazione non può prescindere da quello della sostenibilità. Il primo problema da affrontare è quello della tutela del “suolo”. Secondo la Fao il 25 per cento dei suoli del pianeta è gravemente danneggiato e solo il dieci per cento mostra qualche cenno di miglioramento. Negli ultimi quarant’anni è diventato improduttivo il trenta per cento dei terreni coltivabili. Eppure soluzioni semplici come aumentare la varietà delle colture, invece di concentrarsi solo su soia e mais, contribuirebbe a ripristinare i nutrienti nei terreni e aiutare gli agricoltori di aziende grandi e piccole a ottenere più resa per ettaro. C’è poi da considerare che, tra meno di dieci anni, nel 2025, tre miliardi di persone non avranno acqua potabile eppure, oggi, il settanta per cento di acqua dolce viene destinata alla produzione agricola e a quella di cibo. Attività, quest’ultima, che impatta per il 23 per cento delle emissioni di gas serra totali. Tutte problematiche che appaiono più allarmanti se – come evidenziato in “Eating Planet” – si tiene conto delle ricadute sul fronte nutrizionale globale.

COME SFAMARE NOVE MILIARDI DI PERSONE? – Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà circa nove miliardi e mezzo di persone e questo richiederà un aumento tutela del suolo piramide alimentare nutrizionale globale impronta idrica impatto ambientale Fao emissioni di gas serra doppia piramide dieta sostenibile consumo di carne Barilla Center for Food & Nutritiondella produzione agricola del settanta per cento. Cosa fare per rispondere a questa esigenza? Ecco allora tornare il tema dei modelli alimentari da seguire. Limitando il consumo di proteine animali (massimo due volte alla settimana) e facendo spazio a cereali e legumi, si possono risparmiare fino a 2,3 chili di anidride carbonica al giorno e contribuire a porre un argine all’epidemia di malattie croniche (ipertensione, diabete, sindrome metabolica, tumori) in corso nel mondo.

Twitter @fabioditodaro

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