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Ma una dieta senza carboidrati conviene?

A domandarselo è un gruppo di ricercatori della McMaster University del Canada sostenendo che nel lungo periodo le diete a basso contenuto di carboidrati sono inutili e possono anche risultare dannose

Fabio Di Todaro
28 febbraio 2017
dieta, carboidrati, zuccheri

Secondo i ricercatori della McMaster University del Canada “nelle diete a basso contenuto di carboidrati la perdita di peso all’inizio è evidente, ma dovuta all’eliminazione di liquidi e non di massa grassa”, Image by iStock

L’abitudine a rinunciare al pane e alla pasta è sempre in voga, tra chi sovente decide di mettersi a dieta. Ma rinunciare d’emblée a un’intera categoria dei nutrienti, nel caso specifico i carboidrati, non giustifica l’azzardo. E, peraltro, è una scelta che non risulta supportata dall’evidenza scientifica. Questo è il messaggio che si evince da una metanalisi pubblicata su «Annals of Internal Medicine» da un gruppo di ricercatori della McMaster University (Hamilton, Canada).

TROPPE INFORMAZIONI DISCORDANTI SUI LIMITI DA NON SUPERARE – Per giungere a questa conclusione, che risponde anche ai dubbi di molti consumatori, i ricercatori hanno passato in rassegna le linee guida di nove istituzioni che si occupano di tutela della salute pubblica. Nel dossier, sono finite anche le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del dipartimento di agricoltura statunitense (Usda): tra le massime autorità in materia. Sia chiaro: i consigli che invitano alla prudenza nel consumo di zuccheri, soprattutto quelli aggiunti e se il consumatore a cui ci si rivolge è un bambino, rimangono sempre validi. Ma la domanda che ci si dovrebbe sempre porre, suggeriscono i ricercatori, è la seguente: se il comune saccarosio va a farsi benedire, cosa utilizzeranno le industrie alimentari al suo posto? Sappiamo ormai da tempo che rinunciare in toto al sapore dolce è impossibile, quando si preparano alcuni alimenti. La conseguenza sarebbe un brusco calo delle vendite, determinato da un’alterazione del sapore che il consumatore farebbe fatica a tollerare. In più occorre considerare che tra linee guida differenti c’è un’ampia variabilità dei valori indicati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che andrebbe presa come riferimento tanto in Sud America quanto nel Medio Oriente, limita a meno del cinque per cento la quota di energia giornaliera che un adulto dovrebbe trarre dagli zuccheri semplici. Mentre gli Istituti di Medicina statunitensi – organo tecnico della Casa Bianca deputato alla ricerca e alla formazione del personale sanitario – eleva questo limite fino al venticinque per centro dell’introito giornaliero. Chi ha ragione?

MENO GRASSI: IL PRECEDENTE – I ricercatori non si sbilanciano, ma di fronte a questa difformità dei dati temono «che possa generarsi confusione nel pubblico». Da qui la scelta di fare chiarezza sul tema specifico. «Nel lungo periodo le diete a basso contenuto di carboidrati sono inutili e possono anche risultare dannose», si legge nel documento. «La perdita di peso all’inizio è evidente, ma dovuta all’eliminazione di liquidi e non di massa grassa». Per chiarire lo scenario è stata portata a esempio la campagna condotta a partire dagli anni ‘80 contro i grassi. «Quando l’industria ha iniziato a spingere in questa direzione, s’è trovata costretta a sostituire i grassi con gli zuccheri semplici. Una sostituzione che non è stata indolore, se oggi consideriamo l’eccessivo consumo di zuccheri alla base dei numeri crescenti dell’obesità e del diabete». Lo stesso scenario rischia di ripetersi mettendo da parte gli zuccheri e sostituendoli con additivi alimentari – il caso più citato è quello della malto destrina – che forniscono lo stesso numero di calorie e in più risultano accompagnati da un più elevato indice glicemico. Il parametro sta a indicare la velocità con cui all’ingestione di un alimento segue l’aumento della concentrazione di zuccheri nel sangue (glicemia). Secondo gli studiosi alla stesura delle linee guida hanno contribuito più che altro studi troppo piccoli, non controllati o con «outcome» poco affidabili (l’aumento di peso limitato e dell’incidenza di carie). Mentre ciò a cui si dovrebbe guardare è innanzitutto l’eventuale aumento dell’incidenza del diabete e dell’obesità.

Twitter @fabioditodaro

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