Dalla scienza del cibo un “talismano” per imparare a mangiar meglio
Un nuovo e utile ricettario dell'ormai famoso ricercatore-gourmet che lavora per l'Ifom-istituto Firc. E che proprio alla ricerca ha deciso di devolvere parte dei ricavi delle vendite
Come ad ogni inizio d’anno siamo convinti che questo 2012 sarà quello giusto per mettere in atto i buoni propositi che ci siamo prefissati: condurre una vita più sana, provare a non farsi fagocitare dallo stress quotidiano, dedicarsi all’attività fisica almeno tre volte la settimana, impegnarsi nella raccolta differenziata dei rifiuti, ultimo ma non per questo meno importante, assumere sempre e ovunque cibi sani in un contesto di alimentazione più equilibrato.
Il giovane e brillante ricercatore Marco Bianchi, viene in aiuto sia ai disordinati alimentari come ai palati più golosi con un nuovo preziosissimo libro: il Talismano del mangiar sano (appena pubblicato da Skira Editore), una ricca raccolta di 200 ricette che, oltre alla salute, convincono e soddisfano anche i gourmet più raffinati. Che il cibo abbia effetti benefici e curativi sulla nostra salute è ormai noto: certo è che, conciliare i sapori e il gusto di certe pietanze speciali con prevenzione o fattori di rischio non è sempre facile, addirittura qualche volta pare impossibile. Con tutta l’energia e l’entusiasmo che solo i giovani sanno avere, ecco che Marco Bianchi è riuscito a vincere la sfida. Le sue ricette raccolte per stagioni, evitano di incappare nel comune errore di approvvigionarsi di frutta e verdura che magari hanno percorso più chilometri di un globetrotter. Un utile elenco stagionale dei vegetali aiuta ad individuare i giusti alimenti che fanno bene alla salute e al portafoglio.
Ogni ricetta riporta poi in calce un consiglio nutrizionale, per chi avesse ancora qualche dubbio sulla ricchezza di vitamine e proprietà per il nostro organismo dei vari alimenti. Infine la grande abbondanza e varietà dei piatti suggeriti permette di comporre per ogni stagione menù raffinati e golosi da suscitare invidia a chi tenderebbe ancora a preferire le grandi abbuffate. Marco Bianchi è un uomo di scienza, un ricercatore che collabora con importanti Istituti Scientifici di Ricerca, ma nonostante sia stato rapìto dalla grande passione per la cucina, non ha dimenticato il suo lavoro, devolvendo parte dei ricavi dell’utile volume alla Fondazione IEO per finanziare progetti di ricerca scientifica.


Uno dei miei posti "preferiti". Mia madre è nata a pochi metri dall'ingresso a monte della cava, mio nonno materno è morto di asbestosi - come quasi tutti gli altri operai - a causa della lavorazione dell'amianto.
La cava, abbandonata da una decina d'anni, si è via via riempita d'acqua. Il lago che ne ha riempito le viscere è profondo più di 50 metri. L'acqua è pura, e farci il bagno in estate è una - vietatissima - esperienza da fare. Si nuota in un'acqua limpidissima, priva di alghe o altri esseri viventi di sorta (il lago è troppo "giovane" per essere stato colonizzato), circondati da gradoni di pietra leggermente danteschi. Si è soli, e il lago è davvero grande. SI fatica a raggiungerne il centro, poi ci si gira verso le pareti di roccia, e ci si sente davvero piccoli.
Ogni gradone è alto più di 10 metri, e largo circa 5-6 - ci passavano camion in entrambe le direzioni. Dal punto in cui è scattata il lago è lontano 8 gradoni.
La frana che si vede al centro della foto è testimonianza della procedura di estrazione impiegata. Veniva minata la montagna e fatta saltare; poi, con ruspe e camion, passando sui gradoni, si portava via il materiale, che veniva macinato presso gli stabilimenti, situati a valle sulla destra.
Da piccolo, le mie giornate erano intervallate dalle sirene di mina, alle 12 e alle 18, e dalle detonazioni che le seguivano.
La cava mette soggezione come luogo di morte, a chi ne sa la storia, ed esalta in quanto luogo di vita nuova, di piante che strappano metri ai gradoni, anno dopo anno, di un lago che un giorno sarà vivo, di panorami mozzafiato nelle giornate limpide.
Siamo solo di passaggio, noi e i nostri affanni, su questa terra.
Credit: Testo e foto di Paolo Crosetto/flickr
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[post_content] => Il Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai), a cui aderiscono le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, svolge un ruolo fondamentale nel recupero e nel riciclo dei materiali da confezione, in un’ottica di responsabilità condivisa fra imprese, pubblica amministrazione e cittadini. Il merito di Conai è stato, infatti, quello di aver segnato il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica a un sistema integrato, che si basa sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei materiali. Un concetto strategico, quello della prevenzione, per portare avanti un reale progetto comune di ecosostenibilità
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Al MAXXI di Roma, la mostra Re-Cycle, presenta strategie per l’architettura, la città e il pianeta. Una mappa contemporanea del riciclo come strategia creativa in ottanta disegni, modelli, fotografie, video, oggetti e due installazioni.
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