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Curcuma: uno studio ne ridimensiona le proprietà biologiche

Secondo l'Università del Minnesota il principale principio attivo della curcuma, la curcumina, darebbe molti risultati falsi positivi nei test in cui si saggiano le sue proprietà biologiche.

Fabio Di Todaro
30 gennaio 2017
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Curcuma: sperare di potare in tavola un elisir di lunga vita rischia di diventare l’ennesima illusione di chi cerca un antidoto all’incedere naturale della vita. Foto: Pixabay

Negli ultimi anni hanno imparato ad apprezzarla medici e chef, alla ricerca di un aiuto per la salute a partire dalla cucina. La curcuma, una pianta erbacea originaria dell’Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia nelle cucine indiana, tailandese e di altre aree dell’est del pianeta, s’è diffusa anche in ragione delle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, considerate in grado di proteggere soprattutto la salute cardiovascolare.

Ma i benefici, in realtà, potrebbero essere il frutto di una sovrastima. La curcumina, il suo principale principio attivo, darebbe infatti molti risultati falsi positivi in nei test in cui si saggiano le sue proprietà biologiche. Una caratteristica che frustrerebbe le speranze di molti ricercatori, che sulla curcuma avevano riposto grandi speranze.
SE LA CURCUMINA CI TRAE IN INGANNO – A suggerire prudenza alla comunità scientifica è stato Michael Walters, chimico farmaceutico all’Università del Minnesota, che in una rassegna pubblicata sul «Journal of Medicinal Chemistry» ha ridimensionato i possibili benefici della spezia, accentuati dal possibile legame tra la sostanza chimica e un sito di una proteina implicata in una malattia. Il «link» emergerebbe da molti studi clinici, ma sarebbe in realtà il frutto di una interferenza. La curcumina, nei fatti, mostrerebbe un’attività farmacologica specifica anche quando in realtà non ce l’ha. «La curcumina è un po’ il testimonial di queste molecole promiscue che si manifestano spesso nei test », è stato il commento di James Inglese, che dirige la sezione per lo sviluppo dei test e della tecnologia di screening al National Center for Advancing Translational Sciences  a Bethesda, nel Maryland. «Molte persone che fanno questo lavoro non sono tecnicamente a conoscenza di tutti i problemi che possono essere causati da questa caratteristica». La molecola, negli ultimi anni, è stata proposta per curare una varietà di disturbi: disfunzione erettile, irsutismo, calvizie. Ma la sfida è arrivata anche più in alto, con scienziati che hanno parlato di un ingrediente cruciale anche nella lotta al cancro e alle malattie neurodegenerative. Tutto falso? Non proprio, anche se al momento non esiste alcuna terapia validata a base di curcumina.
DIFFICILE DIMOSTRARE UN EVENTUALE BENEFICIO – A mantenere la spezia sotto le luci della ribalta per almeno dieci anni è stato il comportamento ambiguo della molecola, che mimerebbe un effetto farmacologico pur non trovandone traccia. Un possibile freno al beneficio potrebbe essere posto dal mix di composti che risultano estratti dalla curcuma, al cui interno non c’è soltanto la curcumina. I fraintendimenti, poi, si autoalimentano. Così, si legge nell’analisi critica, ripresa anche sulle colonne di «Nature», dal 2009 a oggi sono almeno quindici gli articoli scientifici sulla curcumina che sono stati ritirati, mentre altrettanti sono stati ritrattati. Più che puntare il dito nei confronti della curcumina, i ricercatori statunitensi hanno messo nero su bianco tutti i loro dubbi di fronte alla possibilità di ottenere risposte certe circa i suoi potenziali effetti benefici. L’auspicio è quello di porre un freno al dilagare di ricerche destinate a lasciare alcun segno. La curcumina, se piace, può essere usata in cucina. Ma sperare di potare in tavola un elisir di lunga vita rischia di diventare l’ennesima illusione di chi cerca un antidoto all’incedere naturale della vita.

Twitter @fabioditodaro

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