Wise Society : Il consumatore deve diventare co-produttore
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Il consumatore deve diventare co-produttore

Lorenzo Berlendis, vice presidente di Slow Food con delega all'Ambiente, spiega perché è fondamentale leggere l'etichetta di ciò che mettiamo nel piatto

Mariella Caruso/Nabu
28 dicembre 2016
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Per il vice-presidente di Slow Food Lorenzo Berlendis la consapevolezza deve aiutare il consumatore nelle sue scelte (Foto Ufficio Stampa Slow Food)

Lo scorso ottobre ha ritirato a Milano per conto di Slow Food, nell’ambito del Green Globe Banking 2016, il premio Ad Honorem che ogni anno viene assegnato dal comitato scientifico del Premio a una personalità, un ente o un’organizzazione che si sia dimostrata particolarmente vicina ai temi della sostenibilità ambientale. Lui è Lorenzo Berlendis, vicepresidente di Slow Food con delega all’Ambiente. Bergamasco di San Pellegrino Terme, 61 anni, insegnante di scuola elementare, Berlendis è stato co-fondatore del primo Comitato italiano di accoglienza profughi della ex-Jugoslavia nel 1993. Fiduciario di Slow Food sin dalla fine del 2008, oggi si occupa di tematiche ambientali, idriche per conto dell’associazione che fa dell’educazione al “cibo buono, pulito e giusto” la sua missione. In particolare uno degli impegni di Berlendis è quello di far comprendere che ogni cittadino deve diventare co-produttore del cibo che mette nel piatto. «In casa Slow Food siamo convinti che sia possibile cambiare le “coordinate del cibo” attraverso la politica sia micro, sia macro – spiega Berlendis -. Si tratta, però, di politiche che hanno bisogno di una spinta dal basso, quindi la sfida più grande è quella che parte dai presupposti educativi di consapevolezza di ciò che mangiamo. Quando i consumatori diventeranno pienamente coscienti che i propri acquisti quotidiani determinano economie, paesaggio e innescano prospettive e determinano il futuro molto potrà cambiare».

L’ESEMPIO – Per spiegare concretamente il concetto Berlendis si affida a un esempio. «Comprare un salume da una filiera sostenibile di suni allevati allo stato brado, invece che in batteria fa la differenza. Allo stesso modo l’acquisto di pollo allevato all’aperto, pane ottenuto da grani autoctoni e antichi con pratiche sostenibili, l’utilizzo di mulini a pietra per la macinazione ha un impatto diverso sulla filiera rispetto a comportamenti ritenuti oggi convenzionali», sottolinea Berlendis. «Ogni volta che qualcuno fa la spesa senza interrogarsi sui comportamenti dei produttori, toglie ossigeno a una filiera e ne alimenta un’altra. Per questo – continua il vicepresidente di Slow Food – ogni nostro gesto d’acquisto è direttamente proporzionale alla qualità della nostra salute, dell’ambiente e può orientare la politica».

LA CONSAPEVOLEZZA È NECESSARIA – Come convincere i consumatori a leggere attentamente le etichette prima di fare acquisti? «Finalmente sta passando il fatto banale che ci si può curare anche mangiando – sorride Berlendis -. Una cosa che i greci antichi avevano già scritto. Oggi dopo un’ubriacatura mediatica in cui erano le grandi industrie multinazionali a orientare i consumi, le cose stanno cambiando perché si comincia a riflettere che, in qualche caso, sono le stesse industrie a produrre i farmaci o i fertilizzanti chimici il cui uso massiccio non è utile per la nostra salute». Sono queste, secondo il bergamasco, le cose di cui i consumatori dovrebbero essere edotti. «Bisogna diffondere questi concetti. L’aumento delle vare intolleranze, come quella al glutine, rendono chiare le conseguenze della raffinazione, dell’aumento degli zuccheri nascosti e non dichiarati», spiega. La consapevolezza, però, deve essere alimentata. «Occorrono campagne di sensibilizzazione – conclude Berlendis -. Il consumatore per avere consapevolezza deve essere in grado di capire. Noi di Slow Food, da un po’, stiamo proponendo l’etichetta narrante che spiega chi, come e dove si produce. Un altro strumento oggi è il Qr code che permette di diffondere informazioni».

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