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Conoscere il cibo per nutrirsi meglio e vivere sani

L'epidemiologo Franco Berrino spiega perché è necessaria una maggiore consapevolezza nel fare la spesa. E le industrie alimentari dovrebbero collaborare. La prima risposta da Alce Nero

Mariella Caruso/Nabu
24 giugno 2016

Secondo l’epidemiologo Franco Berrino è importante conoscere il cibo: «A mancare oggi è una riflessione sul valore del cibo e di una nutrizione sana e consapevole». Foto: Mariella Caruso

Conoscere per scegliere bene: è un sistema consolidato nella vita di ognuno. Chi comprerebbe mai uno smartphone senza conoscerne le potenziali prestazioni? O un paio di scarpe senza averle prima provate? Nessuno. Eppure la maggior parte della gente oggi acquista il cibo da portare in tavola prendendolo dagli scaffali dei supermercati senza leggere le etichette, senza sapere da dove arriva, come è stato conservato, se contiene o no additivi. Fidandosi quasi ciecamente della pubblicità o inseguendo le offerte. Un paradosso se soltanto ci si fermasse a riflettere sul fatto che le componenti essenziali di quel cibo diventeranno, nel bene o nel male, parti del nostre cellule.

«A mancare oggi è una riflessione sul valore del cibo e di una nutrizione sana e consapevole», ha spiegato l’epidemiologo Franco Berrino, un passato all’Istituto Nazionale Tumori e un presente da presidente dell’Associazione “La Grande Via, intervenendo alla presentazione di “Campi da sapere”, un progetto voluto da Alce Nero che, attraverso visite nei luoghi di coltivazione e produzione, mira a promuovere la reale conoscenza del cibo. «Negli ultimi 15 anni le informazioni sul rapporto tra alimentazione e insorgenza dei tumori sono aumentati grazie alle ricerche – ha continuato il medico -. È stato redatto un Codice Europeo contro il cancro in cui sono inserite alcune semplici regole per una sana alimentazione che si possono riassumere nell’aumento del consumo di cibo di provenienza vegetale non industrialmente raffinato (cereali integrali, legumi, verdura, frutta), nella limitazione dei cibi ad alta densità calorica e delle bevande zuccherate, nell’evitare la carne conservata e nella limitazione del consumo di carne rossa e di cibi ad alto contenuto di sale».

Va da sé che la consapevolezza dei consumatori, anche (e soprattutto) quando si parla di cibo, è fondamentale perché «gran parte dei problemi risiede nei processi industriali di trasformazione, nel gusto “avvelenato” da una gran quantità di zuccheri, nei processi di raffinazione il cui scopo è quello di aumentare la shelf life dei prodotti», ha sottolineato ancora Berrino che, attraverso l’Associazione “La grande Via”, si propone «di fornire informazioni, che poggino su consolidata base scientifica, di cui la gente possa fidarsi. «Ovviamente la consapevolezza può essere un danno per le grandi industrie alimentari – sottolinea ancora l’epidemiologo – per questo è necessario trovare una collaborazione per crescere insieme. Di per sé l’olio di palma non è il male, in Africa lo utilizzano, ma non lo raffinano come avviene in Occidente. Bere latte non fa male, ma io dico che è controindicato nella dieta dei malati di cancro perché può essere un fattore di crescita: per questa dichiarazione è stata aperta nei miei confronti una procedura d’infrazione dall’Ordine dei medici. E poi bisognerebbe capire che il bicchiere di latte di oggi è pieno di ormoni e non necessariamente fa bene perché è prodotto da animali allevati con i cereali e costretti a una lattazione pressoché continua, e non è lo stesso bicchiere di latte delle mucche cresciuta a fieno che bevevo io».

Conoscere il cibo è fondamentale per vivere sani, Foto iStockLa collaborazione con l’industria alimentare di Franco Berrino, per il momento, è quella con Alce Nero, marchio con il quale oltre mille agricoltori e apicoltori biologici dal 1978 trasformano e commercializzano i proprio prodotti. Franco Berrino, infatti, farà da relatore negli incontri gratuiti di “Campi da sapere”, un viaggio attraverso cinque prodotti coltivati in altrettanti territori che si concluderà a giugno 2017. I prodotti scelti sono stati il miele, la frutta (17 luglio a Grosseto) , l’olio extra vergine d’oliva, l’ortofrutta e il grano. «Quando quarant’anni fa abbiamo iniziato il nostro impegno era finalizzato all’esclusione della chimica dai processi di coltivazione – ha concluso il presidente di Alce Nero Lucio Cavazzoni -. Col tempo ci siamo accorti che questo non bastava, che le modifiche degli ultimi 50 anni sui cibi e le varietà colturali erano tali e tanti che dovevano puntare l’attenzione non solo sugli aspetti nutrizionali, ma sulla salute a tutto tondo. Da questa consapevolezza nasce la collaborazione con il dottor Berrino che si affianca alla certezza che sia necessario ritrovare un equilibrio tra Uomo e Terra, sapendo che ciò che fa bene all’uno fa bene anche all’altro».

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