Wise Society : Piatto ricco mi ci ficco, anche nello spazio
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Piatto ricco mi ci ficco, anche nello spazio

Il cibo dell'astronauta Samantha Cristoforetti ricco di corretti valori nutrizionali, preparato dallo chef Stefano Polato e dagli ingegneri di Argotec, è in vendita anche nei negozi

Mariella Caruso
20 novembre 2014

foto di Mariella CarusoNella Stazione Spaziale Internazionale tutto è pronto per accogliere il nuovo equipaggio. La partenza è fissata nella notte tra domenica 23 e lunedì 24 e, dopo la recente esperienza di Luca Parmitano, a raggiungere l’Iss sarà la prima astronauta italiana: Samantha Cristoforetti. E in orbita, come ogni astronauta della missione, porterà il proprio cibo. A realizzarlo appositamente per lei è stato lo chef veneto Stefano Polato che, per due anni ha studiato insieme con gli ingegneri della Argotec di Torino, l’unica società responsabile in Europa dello “space food” dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e Andrea Pezzana, nutrizionista dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Ma cosa mangerà Samantha Cristoforetti? Di sicuro niente di quello che si potrebbe pensare. Anche gli astronauti hanno diritto a pasti che devono essere considerati tali e non a ingurgitare qualcosa soltanto per assicurarsi il sostentamento. Al principio fu la caponata liofilizzata elaborata da Davide Scabin per l’astronauta catanese Luca Parmitano, adesso c’è il menù della Cristoforetti di Stefano Polato. Ma c’è di più. Il cibo nell’economia della vita nella stazione spaziale è molto importante. Il perché ce lo spiega lo Stefano Polato. «Non si tratta soltanto di riuscire a garantire il gusto – sottolinea lo chef -, ma anche una alimentazione dai corretti valori nutrizionali perché gli astronauti in orbita vanno incontro a criticità come ritenzione idrica, osteoporosi e invecchiamento cellulare che è necessario combattere anche con il cibo».

Nel menù della Cristoforetti sono compresi smoothie di frutta, insalata di quinoa con sgombro, zenzero e verdure, barrette di goji, cioccolato e spirulin e la zuppa di legumi dei Presìdi con piattella canavesana, lenticchia di Ustica, fava di carpino e cece nero della Murgia. «Samantha ci ha detto quali erano gli ingredienti che avrebbe voluto nel suo menù e, da lì, è partito il lavoro mio e di Pezzana – continua Polato – perché è stato necessario prima bilanciare i nutrienti e poi elaborare le ricette con accorgimenti particolare: per esempio ho utilizzato pochissimo sale e succo di mela al posto dello zucchero».

A quel punto sono entrati in campo i 30 ingegneri aerospaziali e chimici di Argotec Image by © MAXIM SHIPENKOV/epa/Corbis perché il cibo non può essere portato nello spazio così, sic et simpliciter mettendolo nella stiva. «Deve essere conservato per allungarne la conservazione a temperatura ambiente e per questo deve essere termostabilizzato o liofilizzato», spiegano dalla Argotec. La novità, però, è quella che lo “space food” di Samantha Cristoforetti potrà essere consumato anche da chi dello spazio ha soltanto un’idea onirica essendosi soltanto limitato a osservare gli astri da una finestra o, al massimo, con un telescopio. La Argotec, infatti, metterà in vendita il menù spaziale che è stato presentato a fine ottobre al Salone del Gusto di Torino. Anche in questo caso il motivo ce lo spiega Polato. ««So che può sembrare una stranezza – sorride lo chef – , ma anche sulla terra ci sono persone che devono nutrirsi in maniera sana e che, consumando questi alimenti possono  prevenire alcuni disturbi come quelli degli astronauti, in primis osteoporosi e invecchiamento cellulare».

Nasce la cucina preventiva

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