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C’è chi dice no! Il “palm oil free” fa breccia anche nelle filosofie aziendali

La capostipite è Alce Nero che, dal 1994, utilizza solo olio extra vergine di oliva. Ma, da qualche anno, molte altre stanno cambiando le proprie ricette

Mariella Caruso
30 aprile 2015

Image by © Corbis

Insapore: è questa la caratteristica (insieme con il suo prezzo basso) dell’olio di palma che ne fa l’ingrediente principale per l’industria alimentare. Ma c’è chi dice no al suo utilizzo. E non sono soltanto i consumatori, sempre più attenti all’ambiente e alla propria salute, a fare scelte consapevoli imparando a leggere le etichette. Ci sono anche aziende alimentari che hanno scelto di eliminare dalle proprie ricette l’olio di palma, altre che si limitano a farlo solo su alcuni prodotti per soddisfare le esigenze dei consumatori sostenibili e responsabili.

Tra le prime aziende che hanno detto no all’olio di palma c’è Alce Nero. Dal 2004 Alce Nero ha escluso questo grasso vegetale dalla propria lavorazione preferendo utilizzare per i propri frollini esclusivamente olio extravergine d’oliva biologico. Da poco meno di due anni, inoltre, tutti i prodotti Alce Nero – anche la linea dedicata ai più piccoli – sono “palm oil free”. L’ultimo prodotto dal quale l’azienda di cibi biologici ha eliminato l’olio di palma è il dado vegetale la cui ricetta consta soltanto di verdure biologiche, sale e spezie. «Il percorso verso una linea di prodotti completamente “Palm Oil Free” ha comportato un grande impegno nella elaborazione di ricette innovative e una massima attenzione e messa a punto di nuove tecniche di lavorazione», spiegano dall’azienda che ha anche elaborato un manifesto “no palma” che potete leggere qui.

Se Alce Nero ha messo al centro della propria strategia di comunicazione il proprio no all’olio di palma, ci sono altre aziende alimentari italiane che lo hanno bandito da quasi tutti i propri prodotti. Tra queste c’è il biscottificio Arte Bianca di Pietrasanta che porta il retaggio della tga nella produzione dei dolci e l’attenzione degli ingredienti nelle ricette dei propri biscotti che vengono realizzati tutti con il burro. A utilizzare il burro, ma non in tutti i propri biscotti, è anche la Gentilini Biscotti, azienda laziale che continua però a utilizzare l’olio di palma in alcune linee di frollini e fette biscottate. Lo stesso vale per i biscotti della genovese Grondona.

Non utilizza, “ove possibile”, olio di palma il laboratorio di Area Bio Group che a Castiglione di Cervia realizza prodotti da forno dolci e salati a proprio marchio e per altre aziende, comprese La Finestra sul Cielo e Conbio. Lo stesso vale per Ecor. Diverso, invece, il discorso per Liberaterra che utilizza soltanto olio extravergine di oliva prodotto dalle cooperative che gestiscono le terre confiscate alle mafie e dagli agricoltori che ne condividono il progetto di riscatto. Senza olio di palma sono anche i prodotti di pasticceria della linea Granò di Panarello che soddisfano anche le necessità dei celiaci e degli intolleranti al glutine. È difficile, infatti, trovare alimenti privi sia di glutine, sia di olio di palma.

Image by © Ghislain & Marie David de Lossy/cultura/CorbisUn altro capitolo spinoso è quello degli alimenti per bambini, in particolare dei biscotti, e delle creme spalmabili. Anche se è vero che le maggiori aziende del settore (Plasmon, Mellin, Ferrero) sono in possesso della certificazione Rspo per gli oli di palma, c’è sempre la questione ancora da risolvere dell’eccesso di consumo giornaliero. Non è complicato trovare creme spalmabili di cacao e nocciole privi di olio di palma: da Novi a Rigoni, da Lindt a Caffarel fino a quelle artigianali ce ne sono di ottime, a patto naturalmente di spendere qualche euro in più. Più complicato, invece, nell’alimentazione per bambini: per lo svezzamento c’è il biscotto biologico dell’Humana. In ogni caso il consiglio per tutti è leggere attentamente l’etichetta.

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