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Bevande light: dai ricercatori arrivano nuove stroncature

Secondo gli scienziati,il rischio è quello che i consumatori, sapendo che si stanno portando in tavola prodotti a basso contenuto calorico, eccedano nel consumo di altri alimenti

Fabio Di Todaro
17 gennaio 2017
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Nelle bevande light ci sono troppi zuccheri, Image by iStock

L’industria continua a propinarle come bevande «light», nonostante la comunità scientifica cerchi di alzare la voce per mettere la popolazione in guardia dai suoi consumi. «La percezione delle bevande dietetiche è errata», ha affermato Christopher Millett, docente di salute pubblica all’Imperial College di Londra e capofila tra gli autori di una revisione di studi apparsa sulle colonne della rivista «Plos One», che ha ridimensionato i presunti benefici legati al consumo di bevande a basso tenore di zuccheri nella dieta. «Nulla è più salutare dell’acqua di rubinetto», ha aggiunto Carlos Monteiro, docente di nutrizione clinica all’Università di San Paolo, nel pool di studiosi che ha redatto l’ultimo documento.

ZUCCHERI SEMPLICI O DOLCIFICANTI ARTIFICIALI: DOVE STA LA VERITÀ? – La stroncatura per le bevande «light» è stata unanime. Partendo dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2015 consigliò di ridurre l’assunzione di zuccheri semplici a meno del dieci per cento dell’introito calorico giornaliero, i ricercatori hanno passato in rassegna un numero cospicuo di studi da cui emerge un presunto vantaggio legato al consumo di bevande addolcite con dolcificanti artificiali: come i succhi di frutta, le acque aromatizzate, il tè e i caffè pronti da bere. Queste, negli ultimi dieci anni, sono state «spinte» dalle aziende alimentari, spaventate dalla possibilità che gli scienziati portassero a galla tutte le evidenze penalizzanti per gli zuccheri, negli anni precedenti spesso sottaciute anche ricorrendo a episodi di corruzione. Oggi si sa oltre ogni ragionevole dubbio che un introito eccessivo di zuccheri semplici, presenti soprattutto nei prodotti industriali, è responsabile dell’aumento dei tassi di obesità e di altre condizioni a essa correlate: come il diabete di tipo 2, l’ipertensione e la sindrome metabolica. Ciò non significa, però, che la soluzione sia nei dolcificanti artificiali. Anzi. A detta dei ricercatori «non ci sono prove che giochino un ruolo sfavorente l’aumento di peso, l’insorgenza del diabete e altri effetti a lungo termine».

L’INSIDIA DEL CONFLITTO DI INTERESSE – Detto che molti degli effetti dei dolcificanti

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In una recente pubblicazione, i ricercatori inglesi dell’Imperial College di Londra, ridimensionato i presunti benefici legati al consumo di bevande a basso tenore di zuccheri nella dieta, Image by iStock

artificiali rimangono da chiarire, dalla pubblicazione emerge un’altra insidia legata al loro eccessivo consumo, che potrebbe innescare un meccanismo di compensazione. Sapendo che si stanno portando in tavola alimenti a basso contenuto calorico, è l’ipotesi dei ricercatori, il rischio è quello che i consumatori eccedano nel consumo di altri alimenti. Una reazione a catena che potrebbe contribuire a determinare un aumento dei tassi di obesità e di condizioni correlate non inferiore a quello che si registrerebbe se si esagerasse con il consumo di alimenti e bevande normalmente zuccherate. Un vantaggio, semmai, potrebbe esserci soltanto qualora i soggetti in questione fossero persone obese, che ricorrendo ai dolcificanti artificiali puntano a ridurre l’introito calorico. Ma anche su questo punto è necessario attendere ulteriori riscontri prima di tirare le somme. Il timore, quando si ha a che fare con questi argomenti, è sempre quello di imbattersi in situazioni di conflitto di interesse poco trasparenti. I ricercatori denunciano la presenza ingombrante delle aziende produttrici, in questo ambito.

Twitter @fabioditodaro

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