Wise Society : Alghe, legumi e quinoa, fonti alternative di proteine
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Alghe, legumi e quinoa, fonti alternative di proteine

Secondo un'analisi dell’International Food Technologists sono considerati alimentari le migliori fonti di proteine in grado di ridurre il consumo di carne e i rifiuti alimentari

Fabio di Todaro
24 luglio 2015

La pianta di quinoa, foto: Allispossible.org.uk/Flickr

Alghe, quinoa e legumi. Ecco la top list delle fonti alternative di proteine che in un futuro ormai prossimo saranno più gettonate sulle tavole dei consumatori più attenti e consapevoli, almeno secondo un’analisi presentata durante l’ultima edizione del congresso mondiale organizzato dall’International Food Technologists di Chicago. Alghe, quinoa e legumi sono considerati da alcuni tecnologi alimentari le migliori fonti di proteine ​​alternative, in grado di ridurre il consumo di carne e i rifiuti alimentari, ma anche di nutrire la crescente popolazione mondiale.

Per quanto apparentemente lontane dai nostri gusti, in cima alla classifica ci sono le alghe, già da qualche anno sbarcate sulle tavole delle cucine orientali (cinese e giapponese). Oltre al profilo nutrizionale, la loro scelta risulta convincente per la crescente quota di popolazione convertitasi al vegetarianismo. Le alghe contengono il 63% di proteine, il 15% di fibre, l’11% di lipidi, 4% di carboidrati, 4% di micronutrienti e 3% di umidità. Sono facili da digerire e si trovano già nella lista degli ingredienti di alcuni frullati proteici, cracker, barrette, cereali, salse, condimenti e pane. Ma i consumatori sono pronti per l’era delle alghe? Secondo gli esperti è tutta una questione di informazione: più ce n’è più è facile che lo “sbarco” sulle tavole –- anche degli italiani – avvenga in tempi brevi.

QuinoaAlternativa “green” è pure la quinoa, una pianta originaria della regione andina del Perù (ma si coltiva anche in Ecuador e Bolivia). Si tratta di uno pseudo-cereale, ovvero di una pianta della stessa famiglia delle barbabietole e degli spinaci (Chenopodiaceae), di cui però si mangiano i chicchi privati degli strati più esterni. Al gruppo degli pseudo-cereali appartengono anche l’amaranto, originario dell’America centrale, e il grano saraceno, proveniente dalla regione himalayana. Indicata per i celiaci perché priva di glutine, la quinoa grazie al suo contenuto proteico, variabile dal 13,8% al 21,9%, costituisce anche un’alternativa alle proteine di origine animale.

Senza voler per forza innovare, buone opportunità forniscono anche i classici legumi come fagioli, ceci e lenticchie: ricchi di proteine, senza glutine, anallergici, non-Ogm e sostenibili. In ascesa, tra questi, sono le quotazioni del lupino che, nonostante le origini mediterranee (in Italia si coltiva tra Lazio, Campania, Puglia e Calabria), risulta poco conosciuto lungo la Penisola anche se le sue proprietà migliorano la pressione sanguigna e il transito intestinale.

Twitter @fabioditodaro

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