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Sostenibilità in agricoltura: affinità e differenze tra biologico e biodinamico

Entrambi i metodi non utilizzano pesticidi, diserbanti nè concimi sintetici. E hanno come regola il rispetto dell'ambiente. Quello biodinamico è legato al pensiero filosofico di Rudolf Steiner e alla sua concezione olistica

Donatella Pavan
29 maggio 2012

Foto di Natalie Maynor/flickrSi parla tanto di biologico e biodinamico, ma quali sono le differenze tra questi due sistemi di coltivazione che rientrano entrambi nel concetto di sostenibilità in agricoltura? A grandi linee possiamo dire che il primo segue il metodo tecnico scientifico, ovvero quello che lavora sui bisogni della pianta, con l’analisi del terreno e l’osservazione dei frutti e delle foglie, soddisfacendoli con le sostanze necessarie. L’altro ha un approccio più spirituale e filosofico, entrambi non amano la chimica di sintesi.

Prima regola: niente pesticidi nè concimi sintetici

 

«L’agricoltura biologica segue dei principi puramente tecnico-scientifici, ma rinuncia alle sostanze chimiche di sintesi» spiega Alessandro Pulga direttore tecnico dell’Icea (www.icea.info), l’Istituto per la certificazione etica e ambientale, organismo internazionale di certificazione e sviluppo del mondo bioecologico, «si può tranquillamente ottenere un prodotto sano e di qualità senza utilizzare pesticidi, diserbanti e concimi sintetici, purché non si punti a massimizzare le rese (cosa che non è sempre necessaria), ma ad ottenere un prodotto più rispettoso dell’ambiente. Per farlo l’agricoltura bio riduce il più possibile lo sfruttamento del terreno, utilizza tutte le tecniche culturali che permettono di mantenere la fertilità del suolo, si serve di preparati d’origine naturale per la coltivazione e la concimazione delle culture».

Una concezione olistica che risale a Rudolf Steiner

 

Tra  gli oltre 1.000.000 d’ettari coltivati a biologico in Italia, caratteristica che ci assicura un bel 8° posto nel mondo per superficie coltivata e il secondo in Europa, (nonchè il 10 percento della produzione agricola nazionale bio) una piccola e preziosa nicchia (8500 ettari suddivisi tra 309 aziende) è dedicata al biodinamico, normato da Demeter (www.demeter.it).

«Il metodo biodinamico nasce ancora prima del biologico, negli anni Venti del Novecento con il filosofo Rudolf Steiner, il fondatore dell’Antroposofia», continua Pulga, «parte da principi analoghi al bio, ma Steiner lo inserisce all’interno di un pensiero filosofico strutturato. «Nell’agricoltura biodinamica c’è una concezione olistica dell’azienda, considerata in relazione con la terra e il cosmo. Tutto è interconnesso, la pianta è un organismo vivente, così come lo è il terreno, l’animale e l’azienda agricola» Si usano tecniche che si sono dimostrate efficaci al punto da essere applicate anche in grandi aziende come “Agrilatina” nel Lazio (www.agrilatina.com) e “Le Cascine Orsine” in Lombardia (www.cascineorsine.it).

Sono importanti le fasi lunari e la dinamizzazione dei prodotti, con principi analoghi a quelli dell’omeopatia che puntano a interiorizzare la vitalità e a trasferirla al prodotto. «Si utilizzano piccolissime dosi di una sostanza, si diliuscono in acqua e si dinamizzano», aggiunge il direttore dell’Icea, «Per dare vitalità al prodotto si utilizzano anche dei preparati che associano i tre mondi: quello animale, quello vegetale e quello minerale». Come il cornoletame: un corno di mucca riempito di stallatico che viene interrato dopo il 23 settembre, una volta dissotterrato, in aprile, viene somministrato in dosi omeopatiche (90 gr. in 130 litri d’acqua) alle piante, utilizzato da alcuni produttori di vino biodinamico in Alto Adige, tra cui Alois Lageder (www.aloislageder.eu).

Attenzione anche ai metodi di cottura

 

«In sintesi si può dire che sul piano della salubrità biologico e biodinamico sono metodi di agricoltura analoghi, la differenza (tutta da dimostrare) sta nella vitalità del prodotto» aggiunge Pulga. «Questo è vero soprattutto sul fresco, mentre per i prodotti conservati il biodinamico applica disciplinari che, ancor più che nel biologico, cercano di limitare l’impoverimento dovuto alla trasformazione: per questo entrano anche nel merito dei vincoli di cottura, vietando, per esempio l’uso del microonde, consentito invece nel bio», conclude il direttore dell’Icea. «Nel biologico c’è sempre un legame con l’agronomia tradizionale e per ogni prodotto vietato ne esiste uno sostitutivo che si può usare. Chi si occupa di biodinamica è un agricoltore in genere più colto e preparato, che si avvicina all’agricoltura anche con lo spirito».

Foto di Marc Smith/flickr

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